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A muso duro: Alex Sandro for dummies

Non stiamo trattando Morata con il Manchester United. Ho letto che avremmo trovato un accordo per non so quanti milioni, ma non è la verità. James Rodriguez è uno dei migliori giocatori del mondo e i migliori non se ne vanno dal Real quando vogliono loro o i loro papà, dobbiamo far coincidere i nostri interessi con i suoi, ma facendo prevalere quelli del Madrid.” Parole e musica di Florentino Perez.

Con Dani Alves non c’è stata una rottura. Vuole un’esperienza alternativa, faremo una risoluzione consensuale e gli augureremo ogni fortuna. La Juventus non ha intenzione di cedere nessuno. Se un giocatore, però, decide di andare via come si è verificato con noi negli anni passati, alla fine deve andare via perché tenere un giocatore controvoglia non è utile per nessuno. Ma al momento non ci sono situazioni del genere, c’è speranza che nessuno vada via“. Parole e musica di Beppe Marotta.

Chi dei due ha ragione? Quale dei due è il modo più corretto per gestire una società di calcio?

Entrambi.

Il Real Madrid è il bullo della scuola. Quello grosso, arrogante, che ruba le merendine agli altri bambini. € 620 milioni di fatturato; € 457 mln di costi operativi, di cui 307 per il personale; un Margine Operativo Lordo di + € 163 mln; una posizione finanziaria netta positiva € 130 mln; € 165 mln la somma degli utili netti degli ultimi 3 anni. Tutti da ricavi tipici perché il Player Trading, nello stesso periodo, è negativo per € 180 milioni. Insieme al gruppetto dei soliti noti, fa un po’ quello che vuole.
Fuor di metafora, se vuole un giocatore viene e se lo prende. “Se Mbappé arriverà quest’anno? Non lo so, dobbiamo decidere se prenderlo per farlo giocare o se è meglio che continui dove sta e faccia esperienza. Se Zidane mi dovesse dare l’ok, mi dovrebbe dire anche chi vendere. Giocano solo in 11, ma questo lavoro non è il mio“. Capito? NOI dobbiamo decidere se prenderlo o no.
Possono permettersi di tenere un giocatore scontento per 3 anni in tribuna? Certo che possono. Se vogliono, possono, perché la stazza fisica (il conto economico) glielo permette. Nella peggiore delle ipotesi, faranno meno utili. Ma in fondo, chissenefrega. Il Real Madrid è una associazione polisportiva privata di persone fisiche senza scopo di lucro, con circa 100.000 soci: non è previsto che faccia utili. Quando i conti sono a posto, tanto basta. James Rodriguez, Yáñez, Lucas Vazquez, Pepe, Mariano e Coentrao erano in tribuna la sera della finale di Champions League; Morata, Asensio, Bale, Casilla, Nacho, Danilo e Kovacic in panchina. Uno qualsiasi dei 25 in rosa non gioca bene o fa i capricci? Chissenefrega, gioca un altro altrettanto forte. E se non bastasse neanche così, ne comprerebbero un altro ancora: dove sta il problema? Insomma, si comportano così perché possono farlo.

E la Juve? La Juve non è nel gruppo dei nerd della scuola ma non è neanche in quello dei bulli. € 342 milioni di fatturato; € 309 mln di costi operativi, di cui 221 per il personale; un Margine Operativo Lordo di soli € 32 mln; una posizione finanziaria netta negativa per € 203 mln; € -0,31 mln la somma degli utili degli ultimi 3 anni. Il Player Trading, nello stesso periodo, è negativo per € 94 milioni. Il primo problema della Juve è “non farsi rubare la merenda”. “Oggi abbiamo un gruppo di 25 giocatori che hanno vinto e che vanno confermati“, dice Marotta.

Possono permettersi di tenere un giocatore scontento per 1 anno in tribuna? Se credete che la risposta sia “ovviamente no” vi sbagliate: certo che possono. Come tutte le scelte, però, ha delle conseguenze. Primo. “Costringere” un giocatore a restare è diverso dal “convincere” un giocatore a restare. Se lo “convinco“, ad esempio aumentandogli l’ingaggio e/o dandogli la possibilità di affermarsi meglio professionalmente, avrò un giocatore attivo, motivato e partecipe; se non lo “convinco” e lo “costringo” a rimanere contro voglia, avrò un giocatore passivo, demotivato, scarsamente partecipe alle vicende della squadra e potenzialmente deleterio per l’armonia del gruppo. Questo fatto deve essere chiaro a tutti: se costretto, non rimane quel giocatore ammirato e corteggiato da tutti, bensì il fratello, quello scoglionato.

Avete mai provato a dover fare un lavoro controvoglia? Ecco, quello.

Veniamo al caso concreto: Alex Sandro e Dani Alves. Marotta prova a convincerli a restare (o davvero pensate non ci abbia provato?), non ci riesce, a questo punto mostra i muscoli e li costringe a restare. Controvoglia ovviamente, perché se loro non avessero voluto andare altrove il problema neanche si sarebbe posto. Ti prendi il rischio che questi facciano una stagione mediocre. Bene. Avete presente Evra contro MaraSuso? Ecco, potreste vedere quella roba lì tutte le domeniche, lo sapete? Nel caso, chi gioca al loro posto? Asamoah e Lichtsteiner? Ottimo, dai. Ma chi se ne frega: diamo un segnale di forza, li spediamo in tribuna e compriamo due sostituti. Si può fare? Certo che sì. Solo che la Juve spende tutto quello che può spendere ogni anno, quindi non può spendere di più. A questo punto si pone il solito problema di allocazione multipla di risorse scarse: ciò che va da una parte non può andare dall’altra.

Ve lo spiego con un esempio molto concreto. Prendete una famiglia, con uno stipendio di 1.500,00 euro al mese. Questa famiglia fa un mutuo per acquistare la casa: diciamo 550,00 euro al mese. Poi il finanziamento per comprare la macchina, che serve al padre per andare al lavoro: diciamo altri 200 euro al mese. Poi la figlia va all’università: diciamo 300,00 euro al mese. Restano giusto giusto i soldi per sopravvivere fino alla fine del mese, non c’è spazio per nient’altro. Ad un certo punto, a metà del percorso di studi, la figlia si rompe le scatole dell’università e se ne vuole andare all’estero. Col cazzo, dice il papà, hai cominciato e adesso finisci! Non riesce a convincerla che sia cosa buona e giusta continuare a studiare e quindi la costringe a farlo. Ovviamente i risultati degli esami sono quel che sono, ma la retta bisogna pagarla ugualmente. Tutto bene finché la mamma viene trasferita in un altro posto di lavoro, e anche lei ha bisogno della macchina: servono 200 euro al mese per comprarla. Questi soldi non ci sono e la mamma consiglia di rinunciare alla spesa universitaria, che tanto è inutile. Ma il papà tiene duro: presta la sua macchina alla moglie e lui si sobbarca decine di km in bici ogni giorno, con qualsiasi tempo, pur di non darla vinta alla figlia. Giusto, la coerenza val bene qualche disagio.
Solo che andare in bici col freddo provoca un bel malanno al papà, che è costretto ad assentarsi dal lavoro. Quei 1.500,00 euro diventano 1.300,00… La soluzione sarebbe a portata di mano ma no, quella non va bene: anche la mamma andrà in bici e vendendo la macchina si recuperano i 200 euro che mancano. Certo, sono tutti più poveri e disagiati, ma l’orgoglio è salvo. Poi anche l’altro figlio arriva in età da università e vorrebbe tanto frequentarla anche lui, ma i soldi non bastano… La soluzione logica e banale è sempre la stessa, ma l’orgoglio non consente di fare retromarcia: l’altro figlio si dovrà accontentare dei corsi on line.
Un bel giorno la figlia si presenta e dice: “sai che c’è, sono maggiorenne, non ho più alcun vincolo con te, ho trovato un bel mandrillo coi soldi che realizza il mio sogno di andare all’estero, arrivederci e grazie”. Ovviamente l’università non è stata finita, ma tant’è. I redditi che la famiglia contava di incamerare grazie a questa laurea svaniscono miseramente. Risultato? Un disastro su tutta la linea. Ma l’orgoglio è salvo.
Certo, se lo stipendio fosse stato come quello del vicino di casa, ossia di 5.000,00 euro al mese, problemi non ce ne sarebbero stati: la figlia avrebbe studiato fino a quando, comunque, se ne sarebbe andata altrove con l’uomo della sua vita, ci sarebbero stati soldi pure per l’altro figlio e per salvare l’orgoglio.

Fuor di metafora. Se la Juve costringe un giocatore titolare a restare, deve mettere in conto di dover fare una stagione con una riserva non all’altezza del titolare (ovviamente, altrimenti non sarebbe riserva) e non all’altezza in generale. In alternativa, deve dirottare in questi ruoli le risorse economiche che voleva destinare altrove. Già si fa fatica a trovare risorse per coprire adeguatamente tutti gli 11 ruoli titolari: figurarsi se si può sprecarne per tenere due potenziali titolari in tribuna. La coperta è corta: se copri le spalle, restano fuori i piedi. E viceversa. Se ti rannicchi invece riesci a far stare dentro tutto.

E la prima questione l’abbiamo smarcata. Vediamo ora l’obiezione: Marotta convinca il giocatore a restare facendogli il contratto che vuole. Nell’esempio di prima potrebbe essere “pagare l’università alla figlia all’estero”, così la accontentiamo, o “comprare una Ferrari come seconda auto”, così che la mamma possa anche tirarsela mentre va al lavoro. Si può fare? Certo, basta vendere la casa e dirottare i soldi in quella direzione. Sarebbe giusto farlo? Per quanto io ritenga lo studio e la cultura un valore da promuovere e tutelare, tuttavia, nel caso in questione, la risposta è, ovviamente, “no”. Il caso della mamma neanche lo considero, giacché abitare in una Ferrari è del tutto improponibile.

C’è poi un’altra questione: quella delle plusvalenze (stavolta senza metafora). La Juve mette a bilancio 20-30 mln € all’anno di plusvalenze (non ho volutamente contato Vidal e Pogba). Queste plusvalenze sono fisiologiche e sono considerate (Agnelli dixit) una delle fonti di entrata “ordinarie”, al pari di stadio, sponsor, merchandising e diritti tv. Queste plusvalenze sono state ottenute dalla cessione di giocatori di contorno: Immobile, Zaza, Coman, Berardi, etc ma hanno contribuito al pareggio di bilancio di queste ultime 3 stagioni. Senza, è brutto dirlo ma è così, non ci saremmo potuti permettere di ingaggiare altri giocatori. Ad esempio, non avremmo potuto spendere 26 milioni due anni fa per Alex Sandro, con relativo ingaggio. Questo perché “il pareggio di bilancio” nell’arco di un triennio è una delle regole da rispettare per il FFP: piaccia o no, rinunciare oggi a una plusvalenza vuol dire dover spendere meno in ingaggi domani oppure dover fare come stanno facendo Roma e Inter, che devono vendere per rientrare nei parametri UEFA. Con la differenza sostanziale che se mi chiedono un giocatore che NON voglio vendere, posso tirare sul prezzo (vd i 110 milioni di Pogba), mentre se devo vendere un giocatore perché costretto, mi trovo in una condizione di debolezza, sia nei confronti del giocatore partente sia nei confronti dell’acquirente, e il prezzo finisce per stabilirlo chi acquista.

Questi sono i motivi per cui, anche a malincuore, la Juve è costretta a fare buon viso a cattivo gioco di fronte alla volontà di un calciatore di andarsene. Il fatto che a noi tifosi possa risultare indigesta questa situazione, purtroppo, non cambia la realtà: prima ce ne facciamo una ragione, meglio è per i nostri fegati.

In alternativa, come ho già scritto su twitter, potete continuare a guardare il parco della villa del vicino ricco e dire: “ecco, vedi, lui si permette di tenere un elicottero in rimessa senza usarlo: perché io no?”

1 Commento

  1. The keip

    2 luglio 2017 alle 16:34

    Non mi trovo d’accordo Stefano con quanto dici. È tutto troppo lineare, troppo scontato. Non capisco perché non si inseriscano clausole nei contratti che tutelino la società. Dani Alves vuole andare via… porti un’offerta da x milioni di euro e va, altrimenti resta e se fa lo scoglionato lo multi. Voglio vedere dopo un anno in panca chi lo prende. Tevez vuole andare via … porti un’offerta da x milioni di euro e va… opure finidci la carruera li e se cambi squadra mi dai l’× % dela vendita o dell’ingaggio. Invece il buon marotta sembra sempre in balia degli altri. Guarda il caso lorente e paragonalo con quello di banega …
    Diverso il,caso di,pogba o morata … quei giocatori erano arrivati con accordi ben precisi, non avresti mai potuto trattenerli.
    Ok le plusvalenze, ma non possiamo tute le volte essere in balia dei più ricchi, non riusciamo a prendere keita o milinkovic savic e poi cediamo vidal e sandro senza i sostituti adeguati. In questo la società mi pare carente

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