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Alessio Tacchinardi a JuTalk

Lunedì 19 dicembre è stato ospite del nostro programma radiofonico JuTalk il grande Alessio Tacchinardi, ex centrocampista della Juve insignito di una delle 50 stelle allo Juventus Stadium e oggi apprezzato opinionista su Premium Sport. È stata una lunga e appassionante chiacchierata di oltre un’ora, ma soprattutto una vera lezione di Juve e juventinità.

Da subito Alessio inizia a parlare a ruota libera, si nota immediatamente che parlare di Juve, anche se oggi lo fa per lavoro, è una vera passione per lui. E con noi lo ha potuto fare liberamente, lontano da schemi e tempistiche preconfezionate della tv.

AGNELLI E NEDVED. “Per me la Juve è stata una pagina importantissima: ero e sono ancora un tifoso della Juve e per me allenarmi al Comunale, dove andavo a vedere la Juve da tifoso, era il massimo. La Juve è una grande famiglia, una grande società con valori fortissimi e ti inculcano nella testa la mentalità vincente. Tra l’altro ho un rapporto molto forte con Andrea Agnelli: siamo coetanei e ricordo che veniva spesso a vedere gli allenamenti. Si vedeva che aveva tanta passione. Sono contento che abbia avuto la possibilità di riprendere in mano le redini della società e l’abbia riportata a essere quella che era prima, ricordo che quando diventò Presidente gli mandai un messaggio dicendo che ero sicuro al 100% che questa squadra, nelle sue mani, sarebbe tornata forte come lo era una volta. Credo poi che lui ci abbia messo qualcosa in più anche per onorare la memoria di suo padre. Gliel’ho anche detto: quanto sarà orgoglioso, lì dal cielo, di vedere i risultati che stai raggiungendo! È stato bravissimo soprattutto a circondarsi di persone capaci, perché ok avere i giocatori e l’allenatore giusto, ma la società è il motore di tutto. E Marotta, Paratici, Nedved sono le persone giuste”.

E quando gli chiediamo proprio di Pavel Nedved, lui ne dipinge un ritratto appassionato: “Io non so lui come lavori, anche se mi dicono lo stia facendo molto bene. Ma mettiamo per assurdo che non sia capace a far nulla: lui solo per la sua presenza sarebbe comunque importantissimo. Perché per un giocatore che arriva alla Juve o per qualcuno che magari attraversa un brutto momento (come poteva essere Higuaín qualche tempo fa) già il fatto che gli parli Nedved è determinante: gli sta parlando uno che ha vinto il Pallone d’oro, che era un giocatore pazzesco pur non avendo la tecnica di uno Zidane (anche se comunque era uno che faceva dei goal meravigliosi). Avere figure di questo tipo, ex giocatori che conoscono la società e ne sono state bandiere, è di una importanza enorme. E lo è anche per il tifoso che ha bisogno di riconoscersi in personaggi di questo tipo, le cui gesta vengono tramandate di padre in figlio”.

LA JUVE DI OGGI. La chiacchierata si sposta poi su Juventus-Roma e le caratteristiche della Juve di oggi e nasce subito spontaneo il paragone tra questa Juve e quella in cui giocava lui.“La cosa che mi piace di più di questa Juve è l’umiltà, che mi ricorda molto quella della mia Juve. Questa è una squadra che a volte può anche subire il palleggio della squadra avversaria o avere delle difficoltà, ma quando le capita non ha la presunzione di giocare da fenomeni. Ci sono giocatori che si sacrificano per il gruppo, vedere ad esempio Mandzukic tornare a difendere è bellissimo. Il gruppo c’è ed è forte, e questa è una cosa fondamentale. Inoltre mi pare una Juve in netta crescita fisica: ha fatto quest’anno tante partite con poca benzina ma a partire da Juve-Atalanta questa squadra ha iniziato a correre e poi, quando corri, tutte le cose ti riescono meglio. Poi chiaro: se ti manca uno come Dybala ovvio hai meno qualità, come accadeva alla mia Juve se mancava Zidane”.

LE DIFFICOLTÀ DI PJANIC. C’è però un giocatore che ancora non lo convince, e lo dice senza peli sulla lingua e rischiando di inimicarsi qualche tifoso. “Pjanic mi pare non si sia ancora incastrato bene nei meccanismi di questa squadra, pur essendo un ottimo giocatore che a me è sempre piaciuto ed ero entusiasta del suo acquisto in estate. Però non ha il ritmo giusto per giocare da mezzala in questa squadra.  Sabato sera nel commentare Juve-Roma ho detto che alla Juve sarebbe stato più utile uno come Nainggolan e mi sono attirato le ire di qualche tifoso sui social, perché il belga non è ben visto dalla tifoseria. Ma io intendevo un giocatore con quelle caratteristiche, di corsa, dinamico e muscolare. Diciamo un Vidal, così non si arrabbia nessuno. Alla Juve secondo me oggi manca un giocatore di quel tipo per poter puntare seriamente alla Champions League. Ora in quel ruolo gioca Sturaro che è un gran lottatore ma comunque un giocatore di un livello inferiore. Pjanic nei tre di centrocampo fa fatica, perché ha grandi qualità tecniche ma non ha il passo che poteva avere un Pogba. Rende meglio da trequartista in un centrocampo a rombo, ma mi chiedo: col rientro di Dybala come fai a lasciare fuori uno come il Mandzukic di oggi? Quindi mi aspetto che da qui alla ripresa della Champions League Allegri faccia degli esperimenti e non escludo che Dybala possa giocare dietro a Higuain e Mandzukic. Pjanic o impara a giocare mezzala nei tre di centrocampo oppure a oggi io sacrificherei lui e non Mandzukic. Il croato lasciarlo fuori è molto difficile, con quella leadership mi ricorda Vialli e Ravanelli”.

POSSIBILI INNESTI. Passando ad analizzare i possibili innesti di gennaio per migliorare la squadra in ottica europea, Tacchinardi promuove solo il belga dello Zenit. “Bentancur è un giocatore molto lineare, non ha le caratteristiche che servono oggi alla Juve, su N’Zonzi non punterei perché servono innesti principalmente per essere più competitivi in Champions e lui non potrebbe giocarla quest’anno, Witsel è un giocatore che non mi dispiace, alzerebbe un po’ il livello e anche la competizione a metà campo”.

RUGANI. C’è un giocatore in grande ascesa nella Juventus di queste ultime settimane, ed è Daniele Rugani. Come Tacchinardi è arrivato alla Juve molto giovane e ha avuto bisogno di un po’ di tempo e del normale periodo di apprendistato per imporsi. Paragone che ci sta? “Sì, ci può stare. Rugani cresce perché gioca con Bonucci e Barzagli che sono dei fenomeni ma anche con attaccanti super dai quali, quando ti trovi a marcarli in partitella, se sei umile impari tantissimo. E lui è un ragazzo umile e pulito, che ha saputo apprendere dai suoi compagni di squadra e farà grande strada: lui, più di Romagnoli, sarà il pilastro della difesa della Nazionale del futuro. L’altra sera gli ho chiesto dove lui si sente migliorato e lui ha risposto come mi aspettavo: nella testa. Perché se non hai la testa non puoi giocare nella Juve, le pressioni sono completamente diverse che altrove. La maglia della Juve non è pesante: di più. Inoltre, lui alla Juve ha messo su dei chili e imparato diverse malizie nel contatto fisico con l’avversario, quando invece a Empoli era abituato a un tipo di marcatura diverso, e Allegri gli è stato molto utile in questo percorso facendolo crescere con calma”.

KHEDIRA. Anche per il suo passato, Tacchinardi batte molto sul centrocampo, ritenendolo il motore della squadra. Un nostro ascoltatore gli chiede un’opinione sugli alti e bassi di Khedira e lui, al solito, non dà risposte banali. “A me Khedira piace, è un ottimo giocatore,  soprattutto se gestito bene perché mi pare non ce la faccia a giocare tre partite a settimana tutte allo stesso livello. Però se penso al centrocampo della Juve arrivata in finale di Champions due anni fa faccio fatica a trovargli un posto: mi tengo Vidal (e pensare che spesso in quel centrocampo restava fuori un giocatore fantastico come Marchisio!). Io parlo sempre in ottica Champions: nelle prime cinque squadre d’Europa ci sono giocatori che ti spaccano le partite in 70 metri: in mezzo al campo devi essere veloce, intenso, cattivo. Khedira non è un giocatore super dinamico, e se in un centrocampo di giocatori così ne hai già due (anche Pjanic) possono nascere dei problemi”.

L’OBIETTIVO CHAMPIONS. Il discorso sul centrocampo per Tacchinardi è strettamente collegato al grande obiettivo di questa stagione: provare a vincere la Champions League. “A mio avviso, se la Juve riuscisse a sistemare il centrocampo a gennaio, non vedo quante squadre in Europa le sarebbero superiori. Se la potrebbe giocare con chiunque. Chiaro che la Champions è una competizione strana, puoi uscire fuori anche con due pareggi o per una serie di episodi, ma se si mette a posto il centrocampo forse solo il Barcellona partirebbe favorita contro questa Juve, per quanto due anni fa la Juve seppe giocarsela bene in finale. Il Bayern non è superiore, il Real e il Manchester City sono alla pari. Il sorteggio è stato favorevole ma il Porto è una squadra che non va sottovalutata. Per me le possibilità di qualificazione sono 60-40 per la Juve, anche perché nel girone non è che si sia vinto a mani basse con tutti: la Juve ha fatto fatica così come fanno fatica le altre”.

Ma la Champions è un obiettivo sul quale si può programmare la stagione? “Alla Juve è molto difficile, non te lo puoi permettere. Io ricordo che perdemmo finali perché arrivavamo svuotati dopo aver combattuto fino in fondo per vincere il Campionato mentre le nostre avversarie potevano preparare quella partita con meno pressioni. In quest’ottica è molto importante aver mandato la Roma a meno 7 perché se si riesce a incrementare il vantaggio fino a marzo poi si può gestire meglio il turnover in campionato e preservare i giocatori migliori per la Coppa”.

RICORDI. A proposito di Champions League, il discorso non poteva non scivolare sui ricordi, soprattutto quelli delle finali perse. I rimpianti più grossi per Alessio sono due. “Innanzitutto quella col Borussia: loro erano davvero scarsi e noi avevamo davvero una super squadra, basti pensare che Del Piero quella partita la iniziò dalla panchina. E poi l’ammonizione di Nedved che gli fece saltare la finale del 2003. Tornando a casa pensai che era un segnale che le cose sarebbero andate male e forse è stato anche l’emblema del rapporto complicato tra la Juve e questa competizione. In finale, poi, non andai a tirare il rigore perché in settimana avevo provato e li avevo sbagliati entrambi. Però io credo al destino, e quella finale sin dall’episodio dell’ammonizione in semifinale di Nedved doveva andare così”.

FUTURO. Ma in futuro Tacchinardi si vede ancora opinionista davanti al microfono o ha ancora voglia di panchina? Magari alla Juve? “Sinceramente a me allenare piace tanto. Ora faccio l’opinionista e mi sono arrivate alcune proposte che non mi hanno convinto del tutto, ma la voglia di fare l’allenatore c’è ancora. Alla Juve ovviamente no, non sarei ancora pronto, serve un percorso. Magari nella Primavera. L’estate scorsa, con Grosso che poteva andare al Crotone, c’era stata questa possibilità. A me piacerebbe molto, anche perché secondo me per allenare i giovani servono persone che la Juve la conoscono bene per avere indossato quella maglia”.

EX COMPAGNI E ALLENATORI. E parlando di allenatori, il discorso è poi scivolato su quel centrocampo dei suoi tempi che ha visto molti suoi compagni fare il passo dal campo alla panchina. “Tra i miei compagni di squadra, gente come Conte e Deschamps si capiva che avrebbero fatto gli allenatori, gente come Davids proprio no, non era portato. Di Zidane, poi, proprio non me lo sarei aspettato: era uno che sembrava non gliene fregasse nulla, era abbastanza “scazzato”, finiva l’allenamento e andava a casa. Di quelli attuali, Bonucci e Marchisio potrebbero tranquillamente intraprendere quella carriera”.

ALLEGRI. E sempre in tema di allenatori, la lunga chiacchierata si è conclusa parlando dell’attuale allenatore della Juve, del quale Tacchinardi ha una enorme stima. “Allegri mi sembra una persona molto onesta e corretta. Poi può piacere o non piacere per il suo carattere, ma mi ha sempre dato l’impressione di una persona vera e sana. Se perderà le motivazioni credo sia giusto possa andare via, ma ad oggi non ne vedo le premesse. In caso dovesse andar via, io sono calcisticamente innamorato di Tuchel del Borussia Dortmund. Non so come si troverebbe ad allenare in Italia, ma il modo in cui gioca la sua squadra mi piace moltissimo. Però ribadisco che mi auguro che Allegri rimanga, perché è ormai completamente entrato nel DNA, nel modo di pensare di questa società”. E noi, ovviamente, con lui.

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