Connect
To Top

Allegri vs Sarri: epilogo

Ovvero: “Come la tifoseria juventina riesce a dividersi e rompere i…l capello in quattro nonostante 8 anni di vittorie e primati che resteranno per sempre nella storia del calcio italiano e, speriamo presto, mondiale”, ma come titolo era troppo lungo.

La fine dell’anno è sempre una buona occasione per trarre bilanci e oggi, 30 dicembre 2019, a sette mesi dall’esonero di Allegri e dal conseguente insediamento di Maurizio Sarri al suo posto, credo sia giunto il momento di porre, per quanto mi riguarda, la parola fine alla discussione su quanto rimpiangere il mister dei 5 scudetti e quanto invece essere contenti della sua cacciata, seppur soft (ma non per il bilancio). Questo è l’ultimo pezzo che dedico all’argomento, prometto che mi impegnerò il più possibile a riferirmi a Sarri senza per forza tirare in ballo il suo predecessore ma, prima di abbandonare la questione, mi preme fissare alcuni concetti perché all’interno della battaglia ideologica tra allegriani e sarristi c’è qualcosa che in troppi fanno finta di non capire, ci sono troppi gnorri.

Mi presento: sono un tifoso juventino e, come tale, provo una innata predisposizione a sperare che chiunque indossi casacca bianconera o stemma sociale juventino possa ottenere il meglio, dove per “meglio” si intende la vittoria, e lei soltanto.
Come per tutti i campioni e i manager vincenti, ho fatto il tifo anche per Marino Magrin come per Cobolli Gigli, Mauricio Isla come per Alessio Secco, Eljero Elia come per Jean Claude Blanc. Qualsiasi “disgrazia” si sia abbattuta sui colori bianconeri, anche la peggiore, ha avuto il mio tifo incondizionato in quanto tesserato di “F.c. Juventus”, campione o sega che fosse, grande dirigente o piaga d’Egitto che sia stato.
Ho fatto il tifo per Massimiliano Allegri dal 16 luglio 2014 al 17 maggio 2019, così come ho iniziato a fare il tifo per Maurizio Sarri dal 16 giugno scorso fino all’ultimo giorno di quella che sarà la sua permanenza in casa Juve.

Questa precisazione, all’apparenza sciocca, è invece divenuta importante dal momento che molti di noi tifosi juventini e sedicenti tali, hanno iniziato a dare addosso al vecchio allenatore per gli scarsi risultati ottenuti in rapporto alla qualità della rosa a sua disposizione.
E, a essere onesti, i primi mesi del 2019 sono stati deludenti, soprattutto in rapporto alla prima parte di stagione e alla splendida rimonta sull’Atletico negli ottavi di Champions, che tutti aveva illuso. Come ho scritto più volte, forse era davvero arrivato il momento giusto per separarsi, perché si aveva la sensazione che il rapporto di Allegri con buona parte della rosa fosse giunto al capolinea e che sarebbe stato arduo trovare nuovi stimoli. Ed è a questo punto della faccenda che iniziano i distinguo tra chi ha amato Allegri per quanto fatto e ottenuto in 5 anni e chi non vedeva l’ora di liberarsi di lui perché lo vedeva come ostacolo alla consacrazione europea della squadra e che, inoltre, “chiunque” avrebbe saputo ottenere gli stessi successi in Italia. Opinione per me molto difficile da condividere ma rispettabilissima, non mi metterò a contraddirla, anche perché di impossibile dimostrazione.

Dopo 6 mesi di stagione con Sarri, infatti, mi tocca sentire e leggere che “serve del tempo al nuovo allenatore per assemblare una rosa non all’altezza della situazione”. Parafrasando una canzone del 1982, potremmo intitolare questa immagine fantastica con: “It’s raining donkeys!”
Ogni anno, da quando sono arrivati Marotta e Paratici, la società rivolta come un calzino la rosa in sede di mercato e solo ora vi accorgete che serve del tempo all’allenatore? E, peggio ancora, che non sempre il mercato, fatto più col bilancio in mano che con le richieste degli allenatori, risolve i problemi dell’anno prima, anzi, a volte ne crea di nuovi?
Ve ne accorgete solo ora oppure la vostra faccia tosta non conosce vergogna?

Certo che all’allenatore serve del tempo, certo che le scelte di mercato hanno messo in difficoltà Sarri come in passato Allegri e, prima ancora, Conte. Sarebbe onesto, però, ammettere che, come i suoi predecessori, anche l’attuale mister potrebbe aver sbagliato alcune scelte, una fra tutte, quella di aver escluso completamente dal progetto l’unica prima punta possente in squadra (l’altra, Kean, è stata ceduta per i motivi di cui sopra). Gli altri problemi emersi in questi primi mesi sarà suo compito venirne a capo col materiale umano a disposizione che, sempre secondo gli esperti di prima, era di primissimo ordine l’anno scorso mentre adesso si sono accorti che il centrocampo fa schifo e in attacco abbiamo troppa gente inutile quando non dannosa. Eppure, rispetto all’anno passato, sono stati ceduti Cancelo e, appunto, Kean. Il primo non ha mantenuto le promesse che il costo del cartellino e la tecnica a disposizione lasciavano sperare, e non le sta mantenendo nemmeno a Manchester… Il secondo è stato sostituito con Higuain. Oltre al ritorno del pipita, poi, sono arrivati De Ligt, Demiral, Ramsey e Rabiot. Non si può certo dire che la rosa sia peggiorata.
Ora delle due l’una: o questa rosa non è molto forte e allora avevate torto l’anno scorso oppure la rosa è molto competitiva e avete torto oggi. Tertium non datur.

Un consiglio, il solito: torniamo a tifare la nostra squadra, godiamo dei successi che questa società ha ottenuto in tutti questi anni, e lasciamo fare il proprio mestiere a chi di competenza e che, di competenza, ne ha mostrata tanta. Nessuno è esente da errori ma trovo ridicolo il coacervo di continui lamenti da parte della tifoseria che, in teoria, dovrebbe essere la più contenta d’Italia.
Quando Giacomo Poretti creò il personaggio di Tafazzi lo vestì di bianconero.
Che avesse intuito qualcosa?

Con la rinnovata promessa di non tormentarvi più coi paragoni tra Allegri e Sarri, auguro a tutti voi un gaudente 2020.

Lascia il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Opinioni