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Il direttore d’orchestra

Difficile sostenerlo oggi, ma personalmente ancora credo che non si possa prescindere da Andrea Pirlo in cabina di comando.

Il regista bresciano regalatoci da Galliani, arrivato alla Juve con il marchio di giocatore con un kilometraggio elevato, in fase calante e pieno di problemi fisici quasi cronici, ci mise 16 minuti alla prima giornata di campionato per prendersi la Juve e la sua gente, assist straordinario per Lichestainer e primo gol ufficiale della Juve di Conte, seguì un campionato pieno di prestazioni eccezionali che si concluse con una cavalcata inaspettata ed emozionante, della quale lui fu certamente uno dei simboli principali assieme al Mister.

Nella stagione appena passata, l’ex rossonero è stato certamente uno dei protagonisti, ma la sua stella ha brillato meno, in alcuni momenti è sembrato appannato, soffrendo spesso gli impegni ravvicinati; in modo particolare contro il Bayern, con la fisicità dei tedeschi, Pirlo è sembrato in difficoltà ( in realtà tutta la Juve ha subito la super condizione dei bavaresi), da li i primi dubbi su di lui e su come costruire una squadra più muscolare.

Personalmente penso che il Mozart del nostro centrocampo sia imprescindibile per la terza versione della Juve “contiana”, è ancora uno dei migliori al mondo.
Pirlo non si può sostituire perché un altro uguale non c’è, non esiste un centrocampista basso con quella tecnica, fantasia, intelligenza e personalità; il fuoriclasse di Flero va fatto riposare, va gestito al meglio, basta considerare che lo scorso anno ha giocato 50 partite tra Juve e Nazionale, in alcuni momenti è sceso in campo anche in condizioni poco brillanti, un po’ per la sua voglia di giocare sempre, ma anche per la volontà degli allenatori che fanno fatica a rinunciare alle sue qualità.

Mozart è uno di quei calciatori (ce ne sono pochissimi), che quando è in campo, da certezze e sicurezze a tutti, ai compagni, all’allenatore, ai tifosi allo stadio e a quelli a casa, uno che va a prendersi palla ovunque, favorisce lo scarico di chi è in difficoltà, detta i tempi, alza e abbassa il baricentro della squadra, costringe l’avversario sempre a cercare soluzioni specifiche per arginarlo, è la proiezione del pensiero di Conte (e Prandelli) in campo, anche quando sbaglia sai che voleva fare la cosa giusta, in sostanza un fuoriclasse, un totem.
Tutto questo, il mister lo sa, l’obbiettivo sarà quello di non spremerlo, ma risparmiarlo in modo tale da averlo in gran forma nei momenti chiave della stagione.

Oggi più di ieri, mi preme ribadire che dovrà essere ancora lui a dirigere l’orchestra che suonerà lo spartito scritto da Conte.

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