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Barcellona – Juventus 0-0: “La remuntada” di Stockhausen

“La remuntada”…qualcuno conosce questo componimento avanguardistico del fu compositore tedesco?
Non è molto conosciuto, una sorta di lato B se solo gli avessero proposto di realizzare dei 45 giri e se avesse composto musica ascoltabile, ma io posso dire di averla sentita: come tutti i suoi pezzi non è di facile comprensione anzi, è pieno di suoni, rumori, vibrazioni, senza una melodia ben precisa.
Si sente di tutto, dalla parola remuntada ai morsi di Suarez passando per le lacrime di Neymar e gli applausi dei tifosi per una squadra che esce a testa alta, copiando per l’ennesima volta il Napoli di Sarri (vedi anche la palla non restituita).
Un componimento drammatico, carico di malinconia e tristezza (alla maniera di Stockhausen) che si conclude con un solenne e perentorio “CAMP NOU, PUPPA!” gridato a due voci da quei due mascalzoni labronici di Chiellini e Allegri.
È un pezzo fantastico, pura avanguardia musicale, ve lo consiglio, è veramente bello!

Ma veniamo alla partita.
Era da una settimana, appena passata la sbornia per la partita dello Stadium, che questa fottuta parola “remuntada” aleggiava sulle nostre teste.
“Vedrete, il Barcellona in casa si trasforma!”
“In questa stagione ha già segnato 21 volte in casa senza mai subire gol!”
“Il PSG partiva dal 4-0”
“Remuntada!”
Ma remuntada de che?
E poi io più che al Barcellona pensavo a noi, a come avremmo affrontato la gara dopo la magica notte di 8 giorni fa, quel 3-0 pazzesco con cui li abbiamo schiantati ponendo, ora si può dire col senno di poi, una ipoteca pesantissima sulla qualificazione.
Lo sapevano i nostri giocatori (noi no, potevamo solo sperarlo), il nostro allenatore e la nostra società, lo aveva capito anche Luis Enrique che stavolta sarebbe stata davvero un’impresa proibitiva: perché a un insieme di giocatori, anche forti, puoi segnare 6 gol soprattutto se questi sono dei polli e l’arbitro ti regala un paio di rigori come se fosse a una fiera di beneficenza, ma alla Juve è complicato fargliene 1, figuriamoci 4!
Lo sapeva benissimo, per questo da mercoledì ha cominciato a fare lo sbruffone, lo smargiasso, il bellimbusto sparandola sempre più grossa come quei bulli che un tempo al bar si vantavano di improbabili conquiste in discoteca: basta segnarne uno, ha detto, poi il secondo lo segnerà il pubblico ed il terzo verrà da se, scordandosi di dire che il quarto l’avrebbero segnato scalando i punti dalla tessera del supermercato.
Insomma, quisquilie, pinzillacchere.
Cazzate, aggiungo io.
Era solo l’ultimo tentativo, quasi disperato, di rianimare una squadra uscita con le ossa rotte dallo Stadium e che in soli 7 giorni, con tanto di turno di campionato nel mezzo, non poteva certo cambiare o migliorare alcuni punti deboli.
Quelli erano martedì scorso, quelli sono stati stasera.

Intendiamoci, sto dicendo questo per sottolineare un concetto: il Barcellona nelle due partite ha giocato bene, soprattutto stasera ha attaccato per 95 minuti creando un sacco di occasioni e non è certo una squadra in declino, ma ha trovato davanti una Juventus fantastica, perfetta a  Torino, ottima anche se imprecisa sotto porta.
Ma caspita, giocavamo contro il Barcellona al Camp Nou e siamo scesi in campo per niente intimoriti, anzi vogliosi di fare una bella partita, senza pensare troppo al risultato e se vai a vedere bene ti accorgi che in 4 o 5 occasioni potevamo tranquillamente buttarla dentro.
È stata anche questa una bella partita da Juventus: giocatori carichi, tosti, rocciosi, tignosi, che non avevano paura di mettere il piede nei contrasti e se davanti si trovavano questi divi del circo pallonaro beh…peggio per loro!
È stata la serata di quei due mostri in difesa: del guascone, pirata, bucaniere e figlio di una buona donna che risponde al nome di Giorgio Chiellini; vedevi arrivare un pallone in area e sapevi che ci sarebbe arrivato lui, con il piedone o con la capoccia e Buffon poteva stare tranquillo (relativamente, ça va sans dire…).
E accanto c’era lui, Leonardo Bonucci: grinta, precisione, carattere, disimpegni ai limiti della perfezione, tanta quantità e qualità.
Fosse finita qui, poi: due esterni brasiliani capaci di soffrire e snaturare loro stessi votandosi anche alla fase difensiva, pur con qualche amnesia che poteva costarci cara, ma in compenso tanta sostanza e spirito di sacrificio.
Nel mezzo due centrocampisti, uno protagonista di una gara maiuscola (sicuramente la sua migliore da quando è alla Juve), sia in fase di costruzione che di interdizione, e sto parlando di quel Miralem Pjanić lontano parente del giocatore spaesato e confuso che a inizio stagione cercava di ambientarsi alla Juve. Una prestazione davvero maiuscola, proprio nella serata più importante della stagione, direi un’ottima risposta per tutti coloro che lo ritenevano un “senzapalle”.
L’altro, Khedira, un po’ più confuso, ma che comunque ha giocato bene perché, non ce lo scordiamo, stiamo parlando di standard elevatissimi vista l’impresa di stasera; peccato per quel cartellino giallo, su cui sono colpevoli Buffon e Alex Sandro, ma per ora non ci pensiamo.
E infine i 4 moschettieri, i fab fuor, i four non blondes o come caspita li volete chiamare.
Tutti bravi, pronti al sacrificio, ma anche lucidi e consci che la squadra aveva bisogno della loro qualità per tenere la palla lontana dalla difesa e per provare a fare male sul serio ad una retroguardia non proprio granitica come quella del Barcellona.
Cuadrado, Dybala, Mandžukić, tutti e tre grandissimi stasera, con il secondo diventato ormai vero e proprio punto di riferimento da centrocampo in su, e gli altri due sull’esterno a cercare di seminare scompiglio o di irrobustire la fase difensiva.
Ma non erano 4?
Eh già, qui arriva l’unica nota stonata della serata, cioè Higuaín, autore di una brutta prova, troppo impreciso per essere vero, sia sotto porta ma, peggio ancora, a centrocampo o in fase di ripiego: passino i gol sbagliati, passi l’assist in ritardo a Dybala, ma le palle perse a centrocampo con un possibile contropiede nostro che si tramutava in azione pericolosa del Barca no, quelle proprio no!

Ma stasera ci passo volentieri sopra…
Si, perché stasera ho visto una Grande Squadra, un gruppo unito, compatto, deciso: ho visto la Juventus con la J maiuscola, capace di costringere alla resa un trio d’attacco da 75000 gol all’anno ma che in 2 partite si è dovuto accontentare di andare in bianco. Ho visto una squadra messa magistralmente in campo da un allenatore tanto modesto e discreto quanto bravissimo e preparato, ho visto una squadra che sì, ora tutti vorranno evitare di trovarsi nel mezzo.
Come scrissi martedì scorso, questa è una Juventus che mi riporta indietro nel tempo, quando dominavamo in Europa e vincevamo coppe su coppe: ora non so come andrà a finire, perché questa Champions League è stramaledettamente difficile e quando arrivi alle semifinali sai che non troverai una squadra materasso, però so che questa Juventus può davvero battere tutte le avversarie.
Due anni fa e lo scorso anno potevamo giocarcela, quest’anno possiamo battere chiunque.
Siamo tosti, siamo duri, siamo uniti come non mai, ma non scordiamoci che questa è una squadra che gioca stramaledettamente bene e ha tanta qualità.
In poche parole, siamo la Juventus.

Keep the faith alive e forza Juve!

PS. La felicità per il raggiungimento delle semifinali mi porta a voler condividere questa gioia con altre persone, per cui vai con i cari saluti:
– Tanti cari saluti a Vidal e Coman, che giustamente c’hanno salutati lo scorso anno perché a Monaco potevano davvero giocarsi la Champions e perché se Guardiola chiama uno non può che rispondere “Obbedisco!”.
Ora però scusate, in semifinale c’andiamo noi e tanti cari saluti al Pep, che nel frattempo se n’è volato a Manchestercity.
Ah, spiace davvero tanto per l’arbitraggio di ieri sera, ma chi di arbitro ferisce di arbitro perisce e poi, come diceva il guru lo scorso anno, quando prendi 4 gol in una partita non puoi lamentarti dell’arbitraggio.
– Tanti cari saluti a Pogba e Raiola; grazie ancora per il mega assegno, per la pagliacciata della scorsa estate e complimenti vivissimi per la trionfale annata in Europa League.
– Tanti cari saluti a Evra, al suo “i love this game”, al fatto che si sia impuntato per andarsene a metà stagione. Grazie, grazie davvero, soprattutto da parte di Suso che per una sera tu hai fatto sentire come il nuovo Messi.
– Tanti cari saluti al “centrocampodiberlino” (scritto tutto attaccato), rimpianto da tantissimi tifosi fino a pochi mesi fa, mandato nel dimenticatoio dalla grande intuizione di Max Allegri del centrocampo a due. Stasera e martedì scorso lo hanno rimpianto i tifosi del Barcellona.
Tanti cari saluti a quei tifosi, non pochi purtroppo, che, con soli 3 anni di ritardo si accorgono che sulla nostra panchina siede uno dei più grandi allenatori in circolazione. Ma li capisco, in fondo in questi 3 anni ha vinto SOLO 2 scudetti, si appresta a vincere il terzo, ha vinto 2 volte di fila la Coppa Italia (trofeo che mancava in bacheca dal 1995), ha portato la squadra in finale di CL a Berlino, ha subito un’eliminazione ingiusta lo scorso anno a Monaco dopo che aveva preparato alla perfezione la partita con le seconde linee e quest’anno è in semifinale.
In generale ha cambiato volto a una squadra, un tempo impaurita pure dal Copenaghen, oggi spavalda e capace di rifilare una lezione di calcio al Barcellona.
In effetti un po’ poco per essere l’allenatore della Juve, nevvero?
E ora vorreste andare a comandare?
Saprei io dove mandarvi…
– Tanti cari saluti, last but not least, a Neymar Jr, anche detto Neymar, che a fine partita piangeva disperato. Spiace vederlo così affranto e distrutto, ma una parte di me, diciamo il 99,99%, godeva come un riccio perché è dalla Confederation Cup del 2013 (quando mi imbattei per la prima volta in questa grande faccia da schiaffi) che aspettavo questo momento.
E tanti saluti ai suoi compagni di ventura, tre fischioni a zero e muti, e la prossima volta restituitela la palla, ‘gnoranti!

 

7 Comments

  1. Sandra

    20 aprile 2017 alle 12:05

    Un salutino a Conte no?

    • Salvador Righi

      20 aprile 2017 alle 12:56

      C’ho pensato a dire la verità, poi però ho evitato per vari motivi, tra cui il fatto che si darebbe il via alla solita diatriba, inutile e sterile, tra Conte ed Allegri.
      E poi se non si fosse dimesso lui la società ed i tifosi gli avrebbero dato carta bianca e non sarebbe arrivato Allegri. Col senno di poi meglio davvero così, anche se ammetto di avere un po’ il dente avvelenato, ma questo è un altro discorso…:-)

  2. GRAZIEMAMMASONOGOBBO1969

    20 aprile 2017 alle 13:20

    Lo ringrazieremo, semmai, il 4 giugno.

    • GRAZIEMAMMASONOGOBBO1969

      20 aprile 2017 alle 13:20

      Intendevo Conte…….

      • Salvador Righi

        21 aprile 2017 alle 09:11

        Guarda, se succede quello che tutti speriamo io per il 4 giugno ho già la lista nera pronta, ma Conte non ci sarà…:-)

  3. MATTEO

    20 aprile 2017 alle 21:30

    Come sempre sono d’accordo con te Righi. Io sono molto pragmatico: Conte era l’allenatore giusto per risollevare la Juventus usando grinta e pressione continua (3 anni di crescendo continuo in campionato ristabilendo le gerarchie pre-farsopoli), Allegri è l’allenatore giusto per elevare il valore di una rosa valida e trasmettere quella serenità e consapevolezza necessaria per fare bene in coppa (3 anni di crescita continua in coppa e di visibilità mondiale, mantenendo la gerarchia nel campionato).
    Guardandoci indietro, sembra di vedere (e partecipare: ogni anno vado a vedere almeno 3 partite allo stadium) un film di un regista eccezionale, che spero abbia un finale bellissimo.

    • Salvador Righi

      21 aprile 2017 alle 09:17

      Apro e chiudo parentesi: Conte nell’ultimo anno di permanenza alla Juve ha fatto di tutto per farsi detestare e per questo un po’ il dente avvelenato l’avrò sempre.
      Tuttavia è innegabile come dici tu il grande lavoro che ha svolto: era una squadra senza identità, con dei campioni che non avevano più stimoli, giovani un po’ acerbi e tanti mediocri, lui è arrivato e ha cambiato tutto facendo scoprire o riscoprire ai giocatori cosa significasse essere alla Juventus.
      Poi è successo quello che è successo ed è arrivato Allegri, davvero l’uomo giusto al momento giusto.
      In tutto questo la squadra è cambiata ed è cresciuta sempre di più.
      E si, è un bel film, manca solo il gran finale…

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