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Bilancio Juventus 2018/19: road to fallimento?

Ultimamente non scrivo volentieri di Juventus. Ormai non c’è nessuna voglia di comprendere le posizioni dell’altra parte, non si fa il minimo sforzo di capire quello che c’è scritto e quindi non si riesce a sviluppare una discussione su basi ragionevoli, così tutto finisce sempre a schifio. Siccome è un periodo della mia vita in cui sono abbastanza incazzoso, semplicemente evito di scrivere (e chissenefrega, direte voi; e avete pure ragione).

Siccome però sto leggendo un sacco di stupidaggini sul bilancio della Juve, stupidaggine più, stupidaggine meno, ci sta bene anche la mia.

Lo dico senza mezzi termini, tutto quello che leggete sul bilancio della Juve è vero: questo bilancio, così com’è composto, è insostenibile. L’attività operativa ordinaria (quindi PRIMA degli investimenti in cartellini dei giocatori, Continassa, etc.) brucia cassa (siamo passati da +53,20 mln nel 2016/17 a -8,16 mln nel 2017/18; – 3,62 mln nell’ultimo bilancio); gli investimenti vengono fatti a debito (infatti l’indebitamento finanziario netto cresce di 150 mln all’anno: era 162,5 mln nel 2016/17; 309,8 mln nel 2017/18; 463,5 mln nell’ultimo bilancio); da tempo i costi ordinari superano i ricavi ordinari (-108,59 mln nel 2016/17; -121,63 mln nel 2017/18; -197,08 mln nell’ultimo bilancio); tutto il cucuzzaro viene sostenuto tramite le plusvalenze (151,15 mln nel 2016/17; 102,40 mln nel 2017/18; 157,19 mln nel 2018/19); alcune di queste non generano abbastanza cassa; la campagna acquisti 2019/20 ha portato un ulteriore incremento dei costi di circa 90,00 mln e, al momento, le plusvalenze sono pochine (Cancelo 33,2 mln, Kean 27,5 mln): insomma, tutte brutte cose.

Se non avete capito niente di tutti questi dati economici, ve lo rispiego con un esempio. Pensate al conto economico di un’azienda come ad una vasca da bagno senza tappo. I ricavi ordinari sono l’acqua che entra dal rubinetto, i costi ordinari sono l’acqua che se ne va giù dallo scarico; l’indebitamento è un serbatoio supplementare che alimenta la vasca; gli investimenti sono secchiate d’acqua che tirate fuori dalla vasca; le plusvalenze sono secchiate d’acqua che buttate dentro la vasca; l’aumento di capitale sono altre secchiate d’acqua che aggiungete alla vasca (o al serbatoio dell’indebitamento). Potete agire su tutti questi elementi ma non potete mettere il tappo. Quando l’acqua finisce è “game over”: i libri contabili finisco in tribunale.

Qual è la situazione della Juve in questo momento, vi chiederete? Diciamo che di acqua ne esce molto più di quella che entra, il serbatoio supplementare è quasi vuoto e la vasca quasi asciutta. Se continuano su questa strada, tra poco la paperella non galleggerà più.

(Questa frase che ho appena scritto è il motivo per cui non scrivo volentieri di Juventus. A questo punto infatti il 90% dei lettori avrà già tratto le proprie conclusioni, a seconda delle idee preconcette che ha in testa, e tanti saluti a tutti. Il cervello si chiude, partono i vaffanculo  e/o gli arrivederci e tutto quello che scriverò da qui in avanti andrà perduto nel tempo, come lacrime nella pioggia.)

Ora, premesso che è del tutto evidente che “SE continueranno su questa strada” la vasca da bagno sarà presto asciutta, vediamo di fare qualche ragionamento in più, tenendo conto di due fattori: il “SE continueranno su questa strada” di cui sopra e il TEMPO in cui la vasca da bagno si svuoterà.

Continueranno su questa strada? Dalla società dicono “SI, ancora per un certo periodo di tempo”.

Alle condizioni attuali, la vasca si svuoterà prima di aver terminato quel “certo periodo di tempo”? SI.

Quindi, che si fa? Si immette nuova acqua.

Questo è il motivo, nella mia modestissima opinione, per cui è stato deliberato l’aumento di capitale (aumento di capitale che, per quanto mi riguarda, arriva inaspettato come la luce del mattino dopo il buio della notte). L’aumento di capitale serve ad avere il tempo necessario per aggiungere un rubinetto, senza che la vasca si svuoti nel frattempo.

Traduciamolo in termini economici e in numeri.

Da tempo scrivo (trovate diversi articoli nel sito) che l’incremento dei ricavi della Juventus può passare per una sola via: i ricavi commerciali. Il rebranding e l’acquisto di CR7 vanno proprio in questa direzione.

Nel primo anno di CR7 i ricavi commerciali della Juventus (sponsorizzazioni, merchandising e altri ricavi minori) sono aumentati di circa 41 milioni, cui dobbiamo aggiungere parte dei 14 mln di incremento dei ricavi da botteghino. Quest’anno (2019/20) entrerà a regime il nuovo accordo con Adidas (+13 mln) e, presumo, vedremo la rinegoziazione del contratto con Jeep; per farla breve, ritengo che un ulteriore incremento di 40 milioni alla voce “commercial” sia del tutto ragionevole. Poi restano da riempire alcune caselle minori, tipo il secondo sponsor maglia, i namimg rights del J-village e altri local sponsor, e mi aspetto che la crescita del merchandising continui. Anche stimando un rallentamento di questa crescita, credo che un aumento di 20 mln l’anno per le stagioni 2020/21 e 2021/22 sia assolutamente ragionevole. A quel punto scadrà anche il contratto di CR7.

È del tutto evidente che una parte di questo incremento dei ricavi sarebbe avvenuto anche in assenza di CR7, ma è altrettanto evidente che la gran parte è invece figlia della sua presenza.

CR7 costerà alla Juventus 112 mln di cartellino e (circa) 60 mln lordi all’anno di ingaggio. A bilancio pesa circa 88 mln all’anno; in 4 anni l’esborso sarà quindi pari a 352 mln circa. Dall’altra parte abbiamo una progressione dei ricavi così stimata: 40+40+20+20, che a bilancio si traducono in ulteriori entrate per 40+80+100+120, ossia 340 mln circa. Questo senza contare l’incremento dei ricavi da biglietteria e stimando un rallentamento nella crescita dei ricavi commerciali. In uno scenario mediano quindi CR7 si ripaga da solo; in uno scenario positivo porta dei ricavi aggiuntivi; in uno scenario negativo il suo costo residuo viene ampiamente ammortizzato dal fatto di poter usufruire delle sue prestazioni sportive.

Al termine del quadriennio CR7 deciderà cosa fare della sua vita e, qualora si accasi altrove, la Juve si troverà con un incremento dei ricavi commerciali pari a 120 mln ed una riduzione dei costi, dovuti alla cessazione del suo contratto, di 88 mln: un delta di 200 mln.

A questo punto si potrà serenamente decidere cosa fare di questo tesoretto. Una parte andrà investita in un nuovo giocatore, magari abbastanza “mediatico” da consentire di mantenere il livello di ricavi del merchandising già raggiunto; un’altra parte sarà destinata a “riduzione dei costi” e la gestione dovrebbe così tornare in equilibrio, senza dover sacrificare la competitività sportiva.

Et voilà, il gioco è fatto.

Cosa potrebbe andare storto?

Beh, come dicevo, tutto il cucuzzaro si regge su un livello “consistente” di plusvalenze e sul fatto che l’incremento dei costi dei cartellini nel durante sia “ragionevole”. Una campagna acquisti/cessioni come quella condotta quest’anno (a mio modesto avviso) è un grosso problema: la mancata plusvalenza su Dybala e l’incapacità di cedere gli esuberi provocano uno svuotamento più veloce della vasca, e questo non è un bene.

Rimedi, in questo caso? Un altro aumento di capitale, ovviamente.

Diciamo che avere un azionista molto ricco come Exor, da questo punto di vista, è una bella garanzia; ma fino a un certo punto. Mi pare che Elkan abbia digerito senza troppo sforzo i due aumenti di capitale finora proposti (120 mln nel 2012 e 300 mln oggi), perché supportati da un ragionevole business plan (allora l’incremento dei ricavi aveva come “rubinetto” -vd solito esempio della vasca- l’inaugurazione dello stadio; oggi il settore commercial): a mio avviso non sarà altrettanto agevole fargli digerire l’dea di versare ulteriore acqua “a fondo perduto”, in una vasca da bagno che risucchiasse tutto velocemente, come una voragine.

In questo caso l’alternativa sarebbe “tagliare i costi”, ossia sacrificare la competitività sportiva, come hanno dovuto fare, ad esempio, Milan e Inter.

L’altro ostacolo verrà dal fair play finanziario ma, di nuovo, la cessione degli esuberi e le plusvalenze dovrebbero far quadrare i conti.

Come vedete ci sono vari scenari possibili, che spaziano da una nuova età dell’oro al fallimento, cui vanno associate diverse probabilità di realizzarsi: tutti scenari, sono certo, ponderati e valutati nel business plan della Juventus.

A mio modestissimo avviso, se qualcosa andasse storto, il peggio che potrebbe capitarci è di dover ridurre drasticamente la competitività sportiva per necessità di tagliare i costi (leggasi: cedere giocatori). Situazione che, dal mio punto di vista e probabilmente dal punto di vista della stragrande maggioranza dei tifosi juventini, equivarrebbe ad un “fallimento”, anche se solo sportivo.

Qual è la probabilità che questo evento si verifichi? A sensazione (ovviamente il business plan originale non è nella mia disponibilità) è una probabilità decisamente più alta di quella che mi piacerebbe fosse.

Il gioco vale la candela? SI.

Se vogliamo sederci al tavolo dei grandi d’Europa questa è la via (che hanno deciso di) da percorrere.

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