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Borussia M. – Juve: più che un match point

Dopo quasi quarant’anni, la Juventus torna nella Renania occidentale per affrontare i die fohlen (i puledri) del Borussia Monchengladbach. Il soprannome, che tuttora resta affibbiato ai ragazzi in maglia bianconeroverde (in realtà, il verde non è attualmente presente nello stemma ufficiale) dei tedeschi, ha un’origine storica e venne legato ad una generazione di giocatori veloci che si imposero, con un gioco frizzante, nell’Europa che conta. Tra questi, spiccano i nome di di Joseph ‘Jupp’ Heynckes, cognome che ai tifosi bianconeri rievoca amarissimi ricordi per gli incroci in Champions League, e di Berti Vogts, attuale commissario tecnico dell’Azerbaijan che ha vissuto da protagonista la famosissima semifinale Italia-Germania Ovest all’Azteca, durante i mondiali del 1970.

La città di Monchengladbach, attualmente importante centro tessile e snodo ferroviario del basso Reno,  venne fondata nella vecchia Prussia e per questo, la società, ha deciso di mantenere il termine latino “Borussia” a fianco di quello della città in cui è nata. Stessa cosa hanno fatto i dirigenti del primo Borussia di Dortmund. Queste due società hanno anche un’altra caratteristica in comune: nella propria divisa ufficiale, possono esporre le due stelle che la federazione ha conferito ad entrambe per aver vinto la quinta Bundesliga. Sono le uniche due squadre tedesche che possono vantare questo privilegio, ovviamente dietro all’irraggiungibile Bayern di Monaco che ne espone ben quattro.

Il primo doppio incrocio tra Juventus e ‘Gladbach’ risale al 1975 negli ottavi di finale di Coppa dei Campioni. Dopo la sconfitta in terra tedesca per 2-0, i bianconeri riuscirono a rimontare temporaneamente lo svantaggio grazie a gol di Bettega e Gori ma vennero poi raggiunti (ed eliminati) dai puledri che inchiodarono il risultato finale sul 2-2.

Il Borussia era nel fiore dei suoi anni migliori, quelli trascorsi sotto la guida del carismatico Hennes Weisweiler, che la portò, solamente un anno prima, a vincere il suo primo trofeo europeo, la Coppa Uefa della stagione 1974-75. Traguardo che i tedeschi bissarono poi nell’edizione 1978-79 con Udo Lattek in panchina. Il palmares europeo della squadra renana si riempie solamente di questi due titoli a cui vanno aggiunte tre Coppe di Germania e le cinque sopra citate Bundesliga.

Il destino europeo dei puledri non è stato sempre fortunato e, come la Juve, vanta diverse sconfitte in finale di trofei continentali ed internazionali. Il Liverpool di Kevin Keegan li sconfisse per 3-1 sul prato dell’Olimpico di Roma nell’edizione 1976-77 della Coppa Campioni e, a seguito della rinuncia degli stessi inglesi a disputare la Coppa Intercontinentale, i tedeschi furono sconfitti anche nel doppio confronto con il Boca Juniors. Il Gladbach “vanta” anche due sconfitte in finale di Coppa Uefa.

Il primo incrocio dei puledri con una squadra italiana risale al 1971 sempre in Coppa dei Campioni, questa volta contro l’Inter. Il risultato, più che tennistico, di 7 a 1 a favore dei renani, fu annullato per il lancio di una lattina che colpì il futuro bianconero Roberto ‘Boninba’ Boninsegna e offrì all’avvocato Peppino Prisco l’assist per chiedere la ripetizione della gara. La richiesta fu accordata ma, al tempo, la Uefa non prevedeva il concetto di responsabilità oggettiva. E va bene, a distanza di quarant’anni, non ci sorprendiamo più di nulla.

La Juve di Allegri arriva alla delicata trasferta con il primato del girone grazie ai 7 punti in classifica. Dopo due importantissime vittorie, i bianconeri hanno inciampato in casa nella sfida di andata, dove sono rimasti inchiodati sullo 0-0. Mentre i tedeschi vantano una striscia perfetta di partite in campionato, sei vittorie in altrettante sfide dopo il cambio di allenatore, la Juve è sempre più un oggetto misterioso di difficile identificazione.

I continui cambi di formazione e di modulo, che hanno contribuito ad iniziare questa stagione a singhiozzo, non hanno ancora dato una precisa identità alla squadra torinese che ha evidenziato alcune lacune nella costruzione del gioco quando viene pressata dagli avversari, ma moltissime in fase di realizzazione. Specialmente nelle gare in casa, dove la Juve cerca di fare sempre la partita, risalta all’occhio una sterilità dell’attacco che non può assolutamente essere una caratteristica di una squadra che punta al vertice.

Il nuovo e recente forfait di Khedira (problema all’adduttore) complica i piani alla compagine di Allegri che deve uscire dallo Stadion im Borussia-Park con una vittoria per ipotecare il passaggio agli ottavi di finale di Champions League e poi dedicarsi solamente al probabile duello con il Manchester City per la testa del girone.

Se la recente vittoria all’ultimo respiro nel derby contro i granata ha probabilmente dato una scossa al morale dei giocatori bianconeri, la gara in sè non ha dato risposte positive che in molti si aspettavano, soprattutto dopo i tre giorni di ritiro punitivi imposti dalla dirigenza. Dalla trasferta tedesca ci si aspettano soprattutto i tre punti che sono davvero fondamentali per indirizzare il futuro della stagione nella giusta via ma la speranza è anche quella di vedere una squadra che inizi a mettere i mattoni importanti nella costruzione di una identità che le permetta di ritrovare le certezze che hanno caratterizzato la fantastica stagione precedente.

Fino alla fine…ed anche oltre!

 

Forza Juve!

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