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C.S.I. Juventus: il delirio di San Siro

Per quanto possa sembrare incredibile, a San Siro si è anche giocato a calcio. Poco e male, in verità, ma non ci sono stati solo episodi arbitrali.

La Juve si schiera con un 433 e comincia molto bene la partita, occupando stabilmente la metà campo dell’Inter. Il primo errore però è di Cuadrado, che sceglie male tempo e posizione per la pressione alta ed è costretto a commettere un fallo tattico, che lo condizionerà per il resto della gara.
Nei primi 13 minuti la Juve crea due chiare occasioni da gol utilizzando sempre lo stesso schema (che poi è lo stesso che abbiamo apprezzato anche a Madrid): cambio campo a cercare Cuadrado, che crossa sul secondo palo per l’inserimento in area dell’esterno opposto. Nella prima occasione è Mandzukic a sbagliare l’appoggio per l’accorrente Higuain, nel secondo è Douglas Costa a fulminare Handanovic sul secondo palo. Notate come in entrambe le occasioni Matuidi si inserisca in area, costringendo uno dei due centrali difensivi a occuparsi di lui, contribuendo così a liberare il compagno sul secondo palo.

Due minuti dopo Vecino commette un fallo che già a velocità normale mi era parso meritevole del cartellino rosso (Va a colpire Mandzukic col destro, mentre se avesse cercato di prendere la palla avrebbe dovuto allungare il sinistro. Ricordo che la mancanza di contesa del pallone è uno degli elementi che qualificano la “condotta violenta” e che determina l’espulsione) e la gara della Juve finisce qui. Già, perché da questo momento i bianconeri smettono di giocare, consentendo così all’Inter di restare in partita.

Pochi minuti dopo Pjanic prende il giallo per un fallo assolutamente veniale, che, considerando il metro che tiene di solito Orsato, sa tanto di parziale compensazione per aver espulso Vecino poco prima (ecco, se volete cercare un motivo per il mancato secondo giallo del bosniaco, probabilmente potrebbe essere questo).

Basterebbe poco per mettere la gara in ghiaccio ma Allegri, inspiegabilmente, tentenna. Tiene in campo Mandzukic nonostante il croato sia evidentemente sofferente (forse voleva tenere la parità numerica…) e lascia Cuadrado, già ammonito, solo nell’uno contro uno contro Perisic. Mi sono chiesto più volte perché non abbia inserito Howedes o Lichtsteiner sulla destra, avanzando Cuadrado e spostando Douglas Costa sulla sinistra al posto di Mandzukic, ma non ho trovato risposta.

La gara si trascina così stancamente fino alla fine del primo tempo, quando la Juve torna a riproporre lo schema vincente: cambio lato, Matuidi e Khedira che affiancano Higuain in area, cross di Douglas Costa sul secondo palo. La respinta è corta ed è ripresa da Mandzukic al limite dell’area: controcross (o era un tiro sbucciato?), Khedira che addomestica di petto la palla per Higuain, Skriniar lo abbatte (rigore e rosso, nel caso Orsato avesse fischiato il fallo) e Matuidi segna (in fuorigioco).

Faccio umilmente notare che se Orsato o il VAR avessero davvero voluto aiutare la Juventus, qui avrebbero potuto mettere fine alla partita, così come avrebbe potuto sanzionare il fallo da rigore su Matuidi a inizio ripresa (pensate a questo episodio quando vedete i giocatori buttarsi in area: purtroppo, se non cadi, gli arbitri non fischiano); invece si sono limitati ad annullarne il gol per fuorigioco. Magari è anche per “compensare” questo che non ha cacciato Pjanic nella ripresa? (Gli arbitri compensano eccome nel corso di una gara, non siate ingenui).

Incredibilmente, Allegri non interviene sulla formazione nemmeno nell’intervallo: Mandzukic continua a restare in campo e Cuadrado continua a essere solo e ammonito contro Perisic. Risultato? Al 51′ Rugani, non pressato, spara una palla assurda nella metà campo dell’Inter, dove non c’è neanche un giocatore bianconero, quando sarebbe bastato appoggiare su uno a caso tra Buffon, Cuadrado, Barzagli, Pjanic o Alex Sandro.

L’Inter può così imbastire un’azione, Mandzukic commette un fallo inutile “di stanchezza” (fisica e mentale), si becca il giallo e i nerazzurri possono buttare un pallone pericoloso in area.

Ora. Non so chi dovesse marcare Icardi ma vederlo libero, solo, in mezzo a Mandzukic e Higuain, è una cosa che grida vendetta. L’inter gioca con una punta sola e Icardi è l’unico che segna in quella squadra di scarponi: inconcepibile non sia stata prevista una marcatura ben più stretta. Barzagli staziona da solo, in linea coi compagni, tra Alex Sandro e Rugani: era sua la marcatura di Icardi?

Sta di fatto che ancora una volta la Juve regala un gol agli avversari per mancanza di attenzione (la mancanza di attenzione è un tema che ricorre da tutto il campionato: ne scrivevo già a settembre, in occasione della sconfitta per 3-0 col Barcellona).

La Juve, nonostante la superiorità numerica, è in difficoltà (soprattutto mentale: quando stacchi la spina è difficile riuscire a riattaccarla nel corso della stessa partita); Pjanic commette fallo a centrocampo, rischia il secondo giallo ed è solo a questo punto che Allegri, complice anche il risultato, decide di cambiare: fuori Khedira e dentro Dybala. La mossa non si rivela particolarmente felice. Giusto il tempo di imprecare per il clamoroso gol sbagliato da Higuain (“gol sbagliato, gol subito” è una delle più antiche leggi non scritte del calcio), che l’Inter abbozza la sua migliore azione della partita: terrà palla, incontrastata, per un minuto intero, fino a liberare Perisic nell’uno contro uno con Cuadrado. Il colombiano va in scivolata, commettendo lo stesso errore di De Sciglio in Supercoppa; come in Supercoppa non arriva l’aiuto da parte del centrocampista (che manca) né dell’esterno (Douglas Costa è totalmente refrattario alla fase difensiva) e la frittata è fatta.

A questo punto finalmente Allegri si decide e cambia Mandzukic con Bernardeschi (che entra con buona voglia), ma la Juventus, nonostante l’uomo in più, non crea chiare occasioni da gol. Allora ci pensa Spalletti a dare la svolta alla gara: Perisic si rifiuta di uscire, così il tecnico dei nerazzurri al suo posto cambia Icardi e mette il croato di punta: sarà un caso ma il gol (fortunoso) del pareggio arriva proprio da un inserimento in area di Cuadrado, diretto avversario di Perisic e fino a quel momento costretto sulla difensiva. Questo e un errore in marcatura sulla punizione di Dybala consentono alla Juve di portare a casa tre punti importantissimi per lo scudetto, scatenando la gioia irrefrenabile dei tifosi bianconeri e l’ira funesta degli antijuventini tutti che, giustamente, pregustavano già il sorpasso decisivo.

Confesso però che passata l’euforia mi sono chiesto: come può questa squadra, confusa e insicura, andare a vincere a Roma? Il sorpasso, temevo, era solo rimandato. Fortunatamente, un Napoli ancor più sconclusionato è andato a perdere a Firenze, consentendo alla Juve di acquisire un bel vantaggio, soprattutto psicologico. Nella lotta dei nervi, la Juve ha dimostrato di avere più energie del Napoli e questo potrebbe risultare decisivo nella corsa scudetto.

4 Comments

  1. RikII

    1 maggio 2018 alle 20:36

    condivido praticamente tutte le osservazioni, tutte le perplessità .. sono bastati 2 cross di Cuadrado per mandare in panico la difesa avversaria, perchè smettere di spingere con loro in 10 uomini? non trovo nemmeno 1 motivo logico …
    per il resto più o meno mi sembra che tantissime osservazioni siano le stesse di moltissime altre partite .. quante volte, “passata l’euforia” della vittoria, andando a rivedere l’andamento della partita si notano assurdi periodi (oltre mezz’ora) senza un tiro in porta, in cui si esce letteralmente dalla partita .. molto spesso si va in vantaggio con facilità irrisoria (grazie al cielo la nostra rosa ha una qualità esageratamente superiore alle altre della serie A, e quando semplicemente giochiamo a calcio con ritmi decenti siamo devastanti) , e invece di “gasarci” e insistere per sfruttare il punto debole appena scoperto ci si adagia su ritmi bassissimi (ognuno riceve palla da fermo, nessuno gioca di prima), e si permette che gli altri abbiano tutto il tempo di riprendersi dal gol subito, superare attimi di nervosismo, e rimetterli totalmente in partita.
    nel trovare 2 gol in pochissimi minuti certamente siamo stati fortunati, ma credo che spesso la fortuna ce la si crea.
    negli ultimi 10 minuti ci siamo rimessi a fare le cose necessarie (e con enorme determinazione) per mettere in difficoltà l’inter e cercare il gol. può capitare che quando una squadra è schiacciata e in totale affanno lasci clamorosi buchi per inserimenti e conclusioni.
    la cosa che lascia allibiti è che questa sia ormai una normalità, non una strana eccezione…una squadra così forte non può avere costantemente questa confusione e insicurezza, sopratutto quando sembra EVIDENTISSIMO a tutti che le nostre individualità vengono esaltate quando si gioca a ritmi medio-alti, cercando di arrivare al tiro con azioni sufficientemente rapide. ormai giochiamo ogni partita passando almeno 70 minuti a fare il contrario, anche quando (come sabato) hai appena stordito l’avversario e potresti metterlo ko senza eccessivo sforzo, ci mettiamo in modalità stand-by e ci riattiviamo solo quando le cose sembrano compromesse in modo molto molto serio.

    • Ossimoroju29ro

      2 maggio 2018 alle 11:29

      Succede quando sei convinto di essere più forte, che ti basta fare il minimo sforzo per vincere lo stesso. Così cala il ritmo, così cala l’attenzione. Succede in tutte le squadre di tutti gli sport quando vinci per lungo tempo.
      Appagamento e presunzione: le tipiche caratteristiche delle squadre a fine ciclo.

      • GMSG1969

        2 maggio 2018 alle 13:33

        Quindi dobbiamo cominciare a preoccuparci anche per sabato sera? Se l’atteggiamento è questo, tutto è ancora purtroppo possibile. Bravo comunque Stefano, analisi da me condivisa appieno, per quel poco che conta.

      • RikII

        2 maggio 2018 alle 15:03

        se guardiamo la formazione in campo negli ultimi 10 minuti basta cambiare barzagli e buffon e la formazione per aprire un nuovo ciclo è già pronta. speriamo che in estate si sappia trovare qualcuno giusto per dare gli stimoli necessari ad aprire effettivamente un nuovo ciclo, andando oltre la storica vecchia guardia.

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