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C.S.I. Juventus: la finale di Champions League

Ebbene sì, ho avuto il coraggio di farlo: mi sono rivisto la finale tra Juve e Real. L’ho guardata con lo spirito che probabilmente pervade gli anatomopatologi quando effettuano un’autopsia ma devo dire che, incazzatura a parte, è servito a verificare le cause del decesso.

Il primo tempo è chiaro nel suo andamento: il Real concede il pallino del gioco alla Juventus e si limita a ripartire in contropiede; la Juve invece difende alta cercando di riconquistare il pallone nella metà campo avversaria. Tutti nel Real, nessuno escluso, partecipano alla fase difensiva. Cristiano Ronaldo (in basso a sinistra) segue Alex Sandro fino al limite della sua area e Benzema fa altrettanto con Barzagli, dall’altra parte.

Poi CR7 si sposterà dall’altra parte e sarà Isco ad assorbire le discese di Alex Sandro, ma la musica non cambierà.

Ora, dal momento che anche Cristiano Ronaldo è disposto a sacrificarsi per assorbire le discese di Barzagli (sic), direi che possiamo smettere di elogiare lo spirito di sacrificio di Higuain e Dybala e cominciare a considerarla una cosa normale; anzi, dovuta.

Adesso guardate questa immagine e ditemi se non vi ricorda Juve-Barca: solo che quelli in viola, in quell’occasione, erano la Juve. Il Real ha fatto la Juve, la Juve ha fatto il Barca. Con risultati simili direi.

A furia di farci il lavaggio del cervello incensando Sacchi, Sarri e Guardiola, in Italia sono riusciti a convincerci che “attaccare in spazi stretti e difendere in spazi larghi” (cit.) sia meglio che difendere in spazi stretti e attaccare in spazi larghi. Solo che poi succede che il Barcellona ne prende 3 dalla Juve e Juve e Napoli ne prendono 10 dal Real, che invece se ne frega di fare filosofia e bada al sodo, ossia vincere le partite.

La Juve ha avuto il controllo del gioco ma è stata poco pericolosa: anche nel primo tempo, quando a detta di tutti abbiamo giocato alla pari del Real, a parte il tiro da fuori di Pjanic (un rimpallo casuale) e il capolavoro del gol di Mandzukic (a difesa schierata), non abbiamo avuto altre occasioni, proprio perché il Real si difendeva compatto, spesso con 11 uomini dietro la palla, al limite della propria area.

Dall’altra parte i blancos si sono regalati la partita che preferiscono: contropiedi veloci in spazi ampi, dove sfruttare la velocità dei propri giocatori. Ho contato 3 occasioni nel primo tempo in cui non sono stati pericolosi solo a causa di scelte di gioco sciagurate, non perché li abbiamo chiusi bene. Già lì potevano indirizzare definitivamente la partita.

Ad esempio, questa azione è avvenuta subito dopo aver subito il gol e prima del pareggio.

Qui Dybala sbaglia un facile appoggio verso l’accorrente Alex Sandro, la palla viene intercettata al limite dell’area da Carvajal, che serve prontamente Modric. Il croato si fa tutto il campo indisturbato, box to box (a proposito di squadre lunghe, qui siamo solo al 25′ del primo tempo, eppure tra attacco e difesa della Juve ci sono già 70 metri di campo), inseguito dal solo Pjanic;

arrivato al limite dell’area sbaglia a servire Isco al centro, invece di allargare a destra per Benzema oppure a sinistra per il liberissimo Ronaldo.

Ad ogni modo, ci graziano e l’azione sfuma. La Juve riparte ma indovinate chi c’è dall’altra parte a difendere? Ancora Modric.

Nonostante la controripartenza della Juve, sono ben 7 (!) i madrileni a difesa dell’area, contro i 4 della Juve sulla ripartenza del Real. Al 25′ del primo tempo la scusa della stanchezza fisica regge meno di zero.

Il Real non si è MAI fatto trovare scoperto: ogni volta che perdevano palla o rientravano velocemente a protezione dell’area o ricorrevano al fallo tattico. Due volte Sergio Ramos, una  rispettivamente Casemiro, Modric e Kroos nel solo primo tempo, hanno bloccato sul nascere le iniziative della Juve ricorrendo al classico fallo tattico: la Juve invece si è sempre beccata il contropiede.

E veniamo al gol, che è quasi una fotocopia dell’azione che abbiamo descritto prima. La Juve aggredisce alta ma il Real riesce ad eludere la pressione e parte sulla sinistra. Carvajal dal lato debole accompagna l’azione e Mandzukic lo segue per qualche metro (in basso a sinistra nella foto ndr),

salvo poi lasciarlo andare quando quello accelera, una volta passata la metà campo. Il terzino del Real può quindi presentarsi solo al limite dell’area e lui e CR7 prendono in mezzo Alex Sandro, che deve scalare sull’esterno nel tentativo di chiuderlo. Ronaldo fa la scelta giusta e allarga il gioco a destra, premiando l’inserimento del suo compagno.

L’azione è molto rapida e le scalate difensive, come capita molto spesso in questi casi, saltano. Carvajal riceve la palla libero, ha il tempo per guardare in mezzo e scegliere quale dei 4 giocatori del Real servire.

Inciso: se Alex Sandro va sull’uomo di Mandzukic, il croato avrebbe dovuto accorciare sull’uomo di Alex Sandro, che era appunto Cristiano Ronaldo. Invece Mandzukic arriva ad azione finita.

Il secondo tempo ricomincia con lo stesso tema tattico: Juve che prova a riconquistare la palla difendendo alta e Real che aspetta il momento buono per colpire.

Il Real adesso rende vana la pressione della Juve ricorrendo al lancio lungo: per due volte (al 45:39 e al 47:13) Marcelo lancia per un compagno che si inserisce alle spalle di Barzagli. Il tema è sempre lo stesso: non rischiare di perdere palla e farsi trovare scoperti, ossia non concedere ripartenze alla Juve.

E poi, il blackout juventino. Ammetto che durante la partita avevo avuto l’impressione che il Real avesse alzato la pressione e ci avesse schiacciato, invece è stata solo colpa nostra.

Minuto 57:00. Barzagli, libero, invece di lasciar scorrere la palla in fallo di fondo o servire un compagno, alza un campanile da oratorio che ricade al limite dell’area, preda di Modric. E prima palla buttata.

Minuto 58:09. Mandzukic, invece di spizzare di testa in favore di Dybala o di prolungare per Higuain, serve Kroos. Seconda palla buttata.

Minuto 59:02. Alex Sandro sbaglia lo stop ed è perciò costretto ad affrettare la giocata: sceglie un improbabile pallone lungo verso Higuain, invece di cercare un compagno vicino. E tre.

Minuto 60:02. Dani Alves ruba palla e parte in contropiede ma, pochi metri dopo, invece di servire Dybala alla sua sinistra, sbaglia il facile passaggio al centro e il Real riconquista palla. E quattro.

Sull’azione seguente la Juve subisce il gol, non prima però che Alex Sandro abbia rinviato debolmente e centralmente il pallone su cui si avventa Casemiro e Khedira e Dybala siano rimasti colpevoli spettatori dell’azione, invece di aggredire la palla ribattuta e tentare di chiudere lo specchio di porta all’avversario. E per pietà tralascio il fatto che il tedesco si gira sul tiro, voltando le spalle al pallone: una cosa che ti insegnano a non fare fin dalle prime scuole calcio. Dybala invece guarda e basta.

Siamo al minuto 60:22 quando Casemiro scocca il tiro fatale. La “tremenda” pressione del Real è durata meno di 3 minuti e mezzo ed il loro merito è stato semplicemente quello di rimettere in area i palloni che noi gli abbiamo gentilmente regalato.

Se comincia a montarvi la carogna vi conviene smettere di leggere qui, perché adesso viene l’apoteosi.

Minuto 62:54. Barzagli riesce a perdere palla perfino giocandola con le mani. Confesso che un controfallo, in una finale di Champions League, non l’avevo mai visto. Ma non è finita qui, perché al peggio non c’è mai limite. La palla arriva a Casemiro, che effettua un lancio sballato in profondità: Chiellini ha il tempo di dire ad Alex Sandro “tranquillo, sei solo” e mimarlo con le braccia; Alex Sandro a sua volta ha il tempo di fare tutto quello che vuole, e sceglie di servire di testa Mandzukic.

Scelta sciagurata perché Modric, ancora prima che il brasiliano colpisca di testa, ha già capito tutto ed è partito per anticipare il croato. Mandzukic, dal canto suo, si dimentica di andare incontro al pallone (anzi, fa esattamente l’opposto!!!), si fa sverniciare dal suo connazionale e la Juve subisce il gol del 3-1. Siamo al minuto 63:30 e la partita è già finita. In 6 minuti e mezzo, comprensivi dei festeggiamenti per il gol del 2-1, per colpe quasi esclusivamente proprie, la Juve ha buttato mesi di lavoro nel cesso.

Ci sta essere incazzati.

La domanda che mi sono fatto adesso è: senza ripetere questi errori, potremmo rigiocarci la partita alla pari, con buone speranze di vincerla, come credevamo alla vigilia? La mia risposta è “probabilmente no”. Il Real ha dimostrato di essere superiore a noi in tutte le componenti e in tutte le fasi di gioco: se rigiocassimo questa partita altre 9 volte, perderemmo 7 volte su 9. E ripensandoci adesso, è incredibile come il Real Madrid, che nelle ultime 4 edizioni della Champions League ha fatto 3 vittorie e una semifinale, sia così sottovalutato dai più. Misteri del calcio.

E la Juventus? La Juventus ha dimostrato di essere una squadra molto forte, ma il campo ha anche confermato quello che un po’ tutti sappiamo: in Europa ci sono 3 superpotenze (4 quando ci sarà anche il Manchester United?) che sono superiori alla Juve in molti campi, e sono Real, Barca e Bayern. Questo credo sia giusto riconoscerlo, al di là del tifo. Almeno, io mi sento di farlo.
Questo non significa che non possiamo batterle: significa che se sei più debole, per battere il tuo avversario devi sperare che gli capiti una giornata storta o che gli episodi (tipo un tiro deviato che beffa il portiere) girino a tuo favore. E la probabilità che almeno una di queste squadre sia più in forma di noi e quindi ci elimini è estremamente elevata.

Non a caso, tolta la sciagurata stagione di Conte e le sue stupidaggini sui ristoranti da 100 euro, tutte le eliminazioni della Juve dalla Champions League sono avvenute per mano di queste squadre. Nei 12 confronti contro Real, Barca e Bayern, abbiamo totalizzato 2 vittorie, 4 pareggi e 6 sconfitte, con 23 gol subiti e 15 fatti. Come si vede, la probabilità di perdere contro questi avversari è estremamente elevata. Ci manca ancora qualcosa per essere davvero alla pari.

Che cosa ci manca? Beh, se guardiamo alla finale di Champions come ad una sorta di crash test, direi che ci manca un terzino destro (o un’ala destra se riportano Dani Alves al suo ruolo naturale), un centrocampista centrale che abbini corsa (tanta), fisico (tanto) e tecnica (quanto basta), e un esterno sinistro alto, dal momento che Mandzukic ha dimostrato dei limiti in quella posizione. In fondo, si tratterebbe solo di comprare giocatori di ruolo, non adattati, funzionali al modulo scelto.

È fattibile comprare 3 giocatori affermati per completare la squadra? Qui la cosa si fa complicata. Il problema più grosso della Juve è il monte ingaggi, che attualmente ha un budget decisamente inferiore a quello delle squadre di cui parlavo prima. Questo rende estremamente difficile strappare certi giocatori alle rispettive squadre di appartenenza a colpi di milioni. Quindi? Quindi bisogna comprare tre giocatori che si consacrino alla Juventus. Questo il mio pensiero.

Consentitemi di dire ancora un paio di cose.

Una riguarda la sciocchezza che la Juve non abbia la mentalità europea.

Guardando alle strabilianti prestazioni delle altre italiane in Europa, mi chiedo quali siano le squadre con la mentalità europea. In realtà, la Juve è l’UNICA squadra italiana che in questo momento onora le competizioni europee. Eppure, non vinciamo. Le 7 sconfitte nelle finali di Champions sono lì a dimostrare che… Ecco, cosa dimostrano esattamente? Che c’è una maledizione?

Dimostrano una cosa che tutti sappiamo, che tutti diciamo, ma da cui non traiamo le logiche conclusioni: il livello del calcio italiano, in questo momento storico, è molto basso. Nessuno si stupisce che una squadra portoghese, o francese, o russa, non vinca la Champions o l’Europa League. Il campionato italiano è a livello di quello spagnolo, inglese o tedesco? Tutti dicono di no, quindi perché ci si stupisce che le eccellenze di questi campionati siano superiori alle eccellenze (o meglio, all’unica eccellenza) del campionato italiano?

Non è delle sconfitte contro Real e Barca che la Juve e noi tifosi dobbiamo rammaricarci: le Champions che mancano all’appello sono quelle contro Borussia Dortmund, Amburgo e Milan, ossia quelle finali che non abbiamo vinto pur essendo più forti. E mancano all’appello quei tornei degli anni settanta e ottanta che la Juve ha snobbato, perché preferiva primeggiare in Italia e considerava le trasferte europee alla stregua di un fastidio infrasettimanale. In fondo, se giochi nel campionato che è di gran lunga il più importante d’Europa, com’era la Serie A di quegli anni, ci sta che primeggiare in quello possa essere completamente appagante. Avessimo fatto allora il nostro dovere, oggi, senza sforzo, saremmo perfettamente in media.

Col senno di poi, un grave errore di valutazione, a cui però non possiamo più porre rimedio. Ormai è andata; non resta che ripartire da (quasi) zero e dimostrare davvero cosa vuol dire lottare #FinoAllaFine.

 

PS. Alcune delle cose che avevo intuito rivedendo la partita sono state confermate dalle statistiche relative ai falli del Real Madrid tra il primo e il secondo tempo e dal numero di occasioni create nei pochi minuti fatali. Se volete approfondire l’analisi tattica, qui trovate l’ultima puntata della stagione di Terzo Tempo, con Alberto Fantoni, Fabrizio Chessa e Giuseppe Simone.

3 Comments

  1. Vertigo

    10 giugno 2017 alle 23:50

    Non sono tanto d’accordo con l’analisi fatta, tranne sui motivi che in passato non ci hanno permesso di vincere competizioni in cui eravamo nettamente più forti.Il calcio è molto più semplice di quanto lo si pensi. Vince la squadra che ha più talento e corsa. Il Real aveva entrambi…la Juve aveva un obiettivo dichiarato e cioè arrivare tra le prime otto. Centrato in pieno, anzi di più. Allegri ha portato la squadra alla massima condizione in concomitanza dei quarti, è sino alla semifinale di andata col Monaco è durata…poi la squadra ha mostrato di non averne più. Da un mese di passeggiava…ecco spiegato i trenta minuti iniziali e il disastro del secondo tempo.

    • Sergio B.

      12 giugno 2017 alle 09:04

      Talento, corsa? No, anche organizzazione e mentalità vincente.
      Loro non sparano sciocchezze parlando di “consapevolezza”, per tacere dell’ insopportabile “tanto per cominciare, queste partite bisogna giocarle”, questi sono atteggiamenti da perdenti. CR7 ha più volte detto “Vinciamo noi”. E raramente ci smentisce.

  2. Rik

    13 giugno 2017 alle 08:48

    concordo su tutto …. a noi serviva la partita perfetta , non regalare niente agli altri e sperare una loro giornata leggermente no ..
    invece noi di errori/regali ne abbiamo fatti molti (forse anche perchè un po troppo sicuri delle abilità difensive), loro erano in eccellente stato mentale e fisico … la batosta è servita.

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