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Claudio Marchisio, gobbo per sempre

Ci sono storie che ti appassionano così tanto che ti immedesimi nei protagonisti. Ci sono tutti i dettagli al posto giusto. Sembra quasi che, nel prosieguo del racconto, l’autore abbia un rapporto telepatico con te che leggi la storia (o guardi il film, o ascolti la canzone). Leggi, e vivi quella storia. Sussulti quando il protagonista affronta la prova, e sai benissimo che una prova a un certo punto del racconto (o del film, o della canzone) arriverà. La superi insieme al protagonista. Poi arrivi al finale, e resti con l’amaro in bocca. Ma il tempo di chiudere il libro, o far scorrere i titoli di coda, o lasciar sfumare la canzone, e senti come una sensazione di appagamento affiancarsi a quell’amarezza. Non ne prende il posto, le si pone a fianco e le dà senso. E capisci di aver letto o visto qualcosa di straordinario, qualcosa che sta al di sopra del livello medio dei racconti o dei film… O delle canzoni che fanno parte del mainstream moderno.

Per me, la storia di Claudio Marchisio alla Juventus si può raccontare proprio in questa maniera. Claudio, il principino. Claudio, gobbo dalla nascita. Claudio, capitano della Primavera della Juventus. Claudio, pronto alla battaglia nell’inferno della Serie B, in cui gioca e convince. Claudio, che accetta il prestito all’Empoli dove è subito leader. Claudio, che attraverso i tempi bui di Ranieri, Del Neri, Ferrara e Zaccheroni resta fedele alla sua Signora. Claudio, che rigenerato da Conte contribuisce al trentesimo scudetto bianconero. Claudio, uno degli eroi dei sette scudetti consecutivi. Claudio, e il dramma dell’infortunio che ne compromette la carriera. Claudio, che accetta, per il bene della squadra, di farsi da parte anche se si vede, si sente quanto male gli faccia tutto questo.

Non è il finale che vorremmo noi tifosi che abbiamo imparato ad amarlo. Non avevamo nemmeno idea che questo finale fosse addirittura così imminente -anche se qualcuno aveva anticipato qualcosa, nel corso di quest’ultima folle sessione di calciomercato-. Sfido qualunque tifoso juventino dotato di raziocinio a dire di non aver provato il minimo rammarico, la minima amarezza, la più piccola delusione o tristezza, dopo aver letto l’annuncio ufficiale della Società. Non è giusto. Nell’anno in cui la Champions League diventa obiettivo dichiarato della Juventus FC, Claudio Marchisio viene messo da parte. Claudio, il ragazzo che sognava di giocare nella Juventus, che credeva fortemente in quel sogno, e che lo ha realizzato. Che avrebbe meritato anche di diventarne capitano, anche solo per poco. E invece no: “Grazie di tutto, Claudio” e la mattina di venerdì 17, ultimo giorno di calciomercato, è definitivamente rovinata.

Claudio Marchisio è stato per la Juventus un eroe quasi invisibile. Un ragazzo che ha sempre lottato per la sua squadra, dentro e fuori dal campo. E lo ha fatto fino in fondo, con il suo splendido e toccante post su Instagram: “Amo questa maglia al punto che, nonostante tutto, sono convinto che il bene della squadra venga prima”. Sono queste parole a dare la dimensione di un uomo che all’amarezza di un addio aggiunge subito la certezza di un amore più grande di qualsiasi delusione.

Avrei potuto elencare i numeri di Claudio (oltre al “sette” che marchia questi fantastici scudetti consecutivi). Ma non avrebbe avuto molto senso. L’unico numero che conta è quello della sua maglia, come dice lui stesso a chiosa del post su Instagram: “D’altronde l’8 non è altro che un infinito che ha alzato lo sguardo”.

Grazie di essere stato un meraviglioso rappresentante della juventinità per tutti questi anni. A presto, Claudio.

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