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CR7 alla Juve: la costruzione di un sogno

La prima cosa che mi viene da dire è:

“MA VI RENDETE CONTO CHE ABBIAMO COMPRATO CRISTIANO RONALDO????”

Lo so, non è niente di originale, ma come potevo non cominciare questo articolo se non con questa frase?
Qui non ci troviamo davanti ad un’operazione di mercato costosissima, qui dobbiamo essere consapevoli di aver assistito ad un evento storico.
Un qualcosa che fino a un mese fa ci sembrava pura fantascienza.
Argomenti che riempivano le chiacchiere tra amici, magari nell’intervallo di una partita di Champions League o ad un compleanno dei figli, oppure alle cene di inizio estate dopo aver esagerato con la carne alla brace ed il vino rosso.
Ne ho parlato tanto negli ultimi tempi.
C’era questo mio amico, grande tifoso gobbo, che ad ogni 3 per 2 se ne usciva sempre con “A noi ci servirebbe uno come Cavani! Uno che gli dai la palla e lui la butta dentro!”.
Come potevo dargli torto?
Certo che ci sarebbe servito!
Poi, mannaggia a me, mi tornavano in mente tutti quei discorsi sulla potenza di fuoco, sul budget, sulla realtà del calcio italiano e allora ero il primo a fare il guastafeste, il Crisantemi della situazione che rispondeva con “E grazie, certo che ci servirebbe, ma come facciamo a pagarlo? Non ce li possiamo mica permettere certi giocatori!”.

E invece si, qualcuno in alto ha deciso che sì, per una volta si poteva fare uno strappo alla regola o meglio, le regole si potevano tranquillamente cambiare in modo da far diventare lo strappo alla regola un ottimo investimento.
Perché la Juventus negli ultimi anni, checché ne dicano non pochi tifosi, è stata una vera e propria macchina da guerra: un’organizzazione perfetta, dove niente è stato lasciato al caso, frutto di una vera e propria pianificazione pensata 8 anni fa con l’obbiettivo iniziale di tornare ad essere la Juventus e di arrivare un domani a raggiungere obbiettivi mai raggiunti in precedenza.
Un posto dove ognuno sa cosa fare e fin dove può arrivare, dove il Presidente fa il Presidente, il Direttore Sportivo fa il Direttore Sportivo, l’allenatore quello che decide che giocatori mandare in campo e i giocatori quelli che pensano ad allenarsi e a rendere il massimo in campo.
A chi non andava bene questo sistema hanno gentilmente mostrato la porta di uscita: “Tante grazie, ma alla Juve facciamo così, da sempre”.
Un posto dove c’è un solo obbiettivo dichiarato, la vittoria, dove vige la massima bonipertiana “Vincere non è importante ma è l’unica cosa che conta”, con i soliti citrulli che della Juve non hanno mai capito un tubo pronti a pontificare sull’immoralità di questa massima.
Come se la Juve non avesse mai fatto i conti con i fallimenti sportivi nella sua storia, come se da certi momenti bui non si fossero poste le basi per la rinascita.
Un posto dove si concepisce da anni la società come una vera azienda che deve funzionare come un orologio svizzero, dove la squadra che scende in campo deve essere una dei tanti pianeti che compongono una galassia vastissima fatta di altri mondi: lo stadio di proprietà, il museo, il villaggio, l’ospedale, l’albergo e tanto altro ancora.
Tutto questo 8 anni fa non c’era, oggi si.
Allora c’era una squadra allo sbando, una società farlocca, una tifoseria depressa, niente di niente.
Oggi abbiamo ufficializzato l’acquisto del più grande calciatore al mondo in attività: Cristiano Ronaldo.

E in questi 8 anni cosa è successo?
Di tutto, ne parlai un paio di mesi fa in questo articolo che rendeva omaggio agli ultimi 7 magnifici anni trascorsi in compagnia di questa magnifica squadra.
Mi piace pensare però che tutto sia cominciato il 24/05/2011, in uno stadio che Cristiano Ronaldo conosce bene, quell’Old Trafford che negli anni novanta era diventato terra di conquista per la Juve di Lippi e qualcuno lì ci prendeva come esempio: non solo Sir Alex Ferguson ma anche Gary Neville che per la sua partita di addio decise di sfidare per l’ultima volta quella rivale che tanto aveva ammirato da giocatore, la Juventus.
Fu una serata strana, perché molti di noi ci ricordammo chi eravamo e qual era la nostra storia: avevamo una squadra ridicola, i giocatori avevano preferito non qualificarsi all’Europa League, un Parma qualsiasi c’aveva battuti per 2-0 all’ultima di campionato e Torino era diventato terreno di conquista per tante squadrette come Bologna e Parma.
Quella sera però si risvegliò qualcosa, noi tifosi provammo un moto d’orgoglio e Marotta pronunciò per la prima volta la famigerata frase “La Juve è una squadra capace di attirare ancora i top player”.
Un colpo di teatro, in pochi ci credettero, però già solo pensare in grande a qualcosa servì.
Il resto è storia.

Infine è impossibile non pensare a quella maledetta estate di 12 anni fa.
Ieri ricordavamo il trionfo di Berlino: una nazionale piena di giocatori juventini, allenata da un ex allenatore della Juve, che sfidava una nazionale dove giocavano giocatori della Juve (ex o meno), vincendo ai rigori un Mondiale nel delirio di una nazione intera.
Tutto questo mentre quella Juventus veniva maltrattata, offesa, umiliata, derisa dagli stessi tifosi che si riversavano in piazza a festeggiare la nazionale in preda a crisi isteriche.
C’aspettava la serie B, forse anche qualcosa di peggio, ma nel dramma sportivo dovevamo fare i conti anche con il dramma umano di Pessotto, alle prese con quel fottuto male oscuro chiamato depressione e con la tragedia di Ricky e Ale nel mese di Dicembre.
Un anno orribile, che non dimentichiamo mai di ricordare, a volte con un pizzico di retorica ma pazienza.
Si, facciamo bene a non dimenticare quell’anno, perché qualcuno all’epoca provò ad annientarci senza riuscirci: 12 anni dopo ci troviamo con 7 Scudetti in più, 4 Coppe Italia, 3 Supercoppe italiane, 2 finali di Champions League oltre allo stadio di proprietà, alla nuova sede, al J Medical e a tanto altro ancora.
I nostri carnefici sono allo sbando, in mano a proprietà improbabili, senza manco i soldi per comprarsi non dico un Cristiano Ronaldo ma neanche un Cristiano Lucarelli (quello di oggi).
“Dovevano mandarvi in terza categoria!” mi disse una volta un tifoso interista: aveva ragione, avrebbero dovuto ucciderci sul serio.

E allora oggi qualcuno in alto ha deciso che, dopo tutti questi anni in cui siamo stati bravi e abbiamo sofferto, ci meritavamo un premio.
E cosa vuoi regalare ad una squadra e ad una società che ha già quasi tutto?
Quel quasi: il miglior calciatore al mondo, quello che fa sognare milioni di ragazzini in tutto il globo, quello che può rimanerti antipatico ma a cui devi inchinarti perché è un fuoriclasse e i fuoriclasse si applaudono.
Ci meritavamo Cristiano Ronaldo, per tutto quello che ho scritto sopra e per tanto altro ancora.
Consideriamolo il regalo di laurea della Juventus, raggiunta dopo 8 anni di duro lavoro a suon di esami superati spesso con un 30 e lode.
Festeggiamo amici gobbi, festeggiamo, Cristiano Ronaldo è un giocatore della Juventus!

Nell’articolo sopracitato dicevo che una pagina si chiudeva e c’aspettavano tante novità.
Dopo oggi non vedo l’ora che cominci la nuova stagione!
Keep the faith alive, oggi più che mai!

PS. Io un’emozione del genere non l’avevo mai provata per l’arrivo di un giocatore. Acquistare il giocatore più forte al mondo ora, in questo momento del calcio italiano, è una fottuta dimostrazione di potenza. Grazie Juventus!

1 Commento

  1. RikII

    11 luglio 2018 alle 10:58

    certamente è il momento giusto per ripensare a questi 12 anni, e agli 8 anni dell’era Andrea Agnelli. meriterebbe il premio nobel o l’oscar alla carriera! e ovviamente enorme merito va anche a grandi collaboratori quali Nedved, Marotta, ecc.., una dirigenza che sa fare squadra e che lavora in maniera incredibile!
    sono sincero, mi emoziona piu questo fatto che quello sportivo.
    perchè se è vero che avremo tra i nostri 11 il calciatore che ti fa iniziare le partite in vantaggio 1-0, ho ancora negli occhi la sfida scudetto in cui il nostro portiere ha toccato piu palloni di tutti, e il nostro attaccante (non un pallone d’oro, ma uno che comunque sa segnare oltre 30 gol all’anno in serie A) meno di tutti.
    quando il Real non girava (vedi girone di andata dell’anno scorso) anche con CR7 in campo arrivava secondo nel girone di champions e restava indietro decine di punti in campionato. e la stessa finale di Kiev (con CR7 costantemente triplicato, in pratica disinnescato) l’hanno vinta gli altri 10 madrilisti, segno che non vince le coppe da solo.
    adesso che abbiamo IL MIGLIORE non voglio più sentire conferenze in cui si dice “non possiamo pensare di arrivare in finale di coppa ogni anno”, “uscire contro il Tottenham non sarebbe una tragedia”, ne vedere questa squadra (già fenomenale, perchè come ho scritto prima ritengo il lavoro di Marotta eccezionale, da anni) iniziare a fare melina tra portiere e terzini al 2′ minuto del primo tempo quando basta un pareggio. bisogna dimostrare di saper sfruttare (o meglio, esaltare) il talento immenso di questo campione: FORZA JUVE!!

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