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Del bel gioco e del giocar bene

Ebbene sì, anche se può sembrare solo una questione di lana caprina, fare un bel gioco e giocar bene sono due cose molto diverse. Napoli-Juventus ne è stato lo sfacciato emblema.

Fare un “bel gioco”, ossia attuare un gioco gradevole, che piace al pubblico, è essenzialmente un problema di estetica. Per anni in Inghilterra si è giocato il 442 e i canoni del “bel gioco” prevedevano lanci lunghi, cross dalle fasce, tanta corsa e centravanti potenti che arassero il campo in lunghezza.
Il Milan di Sacchi e, ancor di più, il Barcellona di Messi e Guardiola, hanno modificato profondamente questi canoni estetici: il bel gioco oggi è possesso palla, difesa alta, riconquista immediata del pallone, fraseggio nel breve. Il “bel gol” deve quindi arrivare alla fine di un possesso palla prolungato; meglio ancora se si arriva alla conclusione dopo un triangolo stretto. Il “bel gioco” incarnato dal Barca di Guardiola, che in definitiva è la definizione corrente di “bel gioco”, può sintetizzarsi in tre concetti: supremazia territoriale (occupazione degli spazi, meglio ancora se degli half-spaces), possesso palla e gegenpressing (ossia la riconquista del pallone tramite riaggressione immediata).
Per il Milan di Sacchi e Berlusconi il “bel giuoco” era una cosa un po’ diversa: era “il controllo della partita attraverso il dominio del campo” e veniva perseguito tramite pressing alto e fuorigioco esasperato. Oggi nessuno gioca più così, perché è una tattica troppo dispendiosa fisicamente e il fuorigioco esasperato è troppo rischioso e facile da “bucare”. Ad esempio, oggi il fuorigioco alto è stato sostituito dalle cosiddette “marcature preventive”, che a loro volta sono molto diverse dalla mitica marcatura di Gentile su Zico e Maradona, quando era normale che il difensore seguisse l’attaccante fin dentro gli spogliatoi. Quel Milan giocava bene, ma, ve lo dico, quello di Capello “giocava meglio”. Eresia? Solo un fatto di risultati? Assolutamente no.

“Giocar bene”, al contrario del “bel gioco”, non ha nulla a che vedere con l’estetica, ma solo con la pragmatica: una squadra gioca bene se crea tante occasioni da gol e ne concede poche. Con un definizione di questo tipo permane ancora un certo grado di soggettività nell’esprimere un giudizio, ma basta contare le occasioni da una parte e dall’altra alla fine di una partita per avere un parametro “oggettivo”, che consenta di capire se una squadra ha giocato bene o male. Badate, parlo di “occasioni da gol” e non di “tiri in porta”; credo non ci sia bisogno di spiegare la differenza tra questi due parametri.
Oggi, la “stat” che cerca di esprimere questo valore è l’indice “Expected Goals” (sigla xG), ossia un indice che tiene conto non più della sola quantità di tiri, ma anche della loro qualità. Anche questo però non è un indice completo, perché, per quanto ne so, non considera “pericolosa” un’azione che non si conclude con un tiro. Così, resta solo una cosa da fare: guardarsi la partita e contare le “occasioni da gol”.

Tra il “bel gioco” e il “giocar bene” non c’è nessuna relazione. Si può giocar bene facendo un bel gioco, si può giocar male facendo un gioco divertente (per i tifosi avversari, mi vien da aggiungere; ma questo è un giudizio personale e come tale estremamente soggettivo), così come si può giocar bene attuando un gioco che però non incontra i gusti del pubblico.
Il Barca di Guardiola, come abbiamo visto, declinava chiaramente il “giocar bene” secondo i canoni moderni del “bel gioco”, e infatti è il metro di paragone con cui la stragrande maggioranza dei giornalisti e dei tifosi confrontano la propria squadra. Anche le squadre di Zeman attuano un gioco molto spettacolare, che incontra i favori di gran parte della stampa e pure di molti tifosi, ma le sue squadre giocano malissimo, perché concedono decisamente troppo in fase difensiva.
Dall’altra parte della barricata si è soliti mettere il Trap, le cui squadre han sempre giocato molto bene, creando tanto e concedendo poco; siccome però il suo gioco è sempre stato all’opposto di quelli che sono i canoni estetici moderni del “bel gioco” (ricerca della profondità vs possesso palla; difesa posizionale vs pressing alto; nessuna ricerca della supremazia territoriale), il Trap è sempre stato additato come rappresentante di un calcio “vecchio, noioso e poco moderno”.
Anche il Milan di Sacchi, come il Barca di Guardiola, riusciva a coniugare (parzialmente) il “bel gioco” col “giocar bene”, ma, come dicevo prima, il Milan di Capello giocava meglio, perché a fronte di una produzione offensiva pressoché invariata, blindava la difesa molto meglio di quanto non facesse il Milan di Sacchi. E i risultati sono lì a dimostrarlo.

E così, veniamo all’annosa questione: “riducete tutto a un fatto di risultati”. “Non posso dire nulla perché ci sono i risultati, ma il gioco fa schifo”. È vero? Che relazione c’è tra “bel gioco” e “risultati”? Vi rispondo subito: nessuna. Si può fare un gioco molto divertente, come fanno ad esempio le squadre di Zeman, senza ottenere risultati perché si gioca male, mentre si può fare un gioco orribile, come ad esempio faceva la Juve di Capello, e ottenere fior di risultati. Com’è possibile? Beh, se ci pensate bene, è perfettamente logico: se una squadra, in ogni partita, concede poche occasioni da gol agli avversari e ne crea invece molte, finirà per vincere molto spesso e quindi otterrà buoni risultati; tuttavia, l’obiettivo di “subire poco e creare molto” potrebbe essere raggiunto attraverso un gioco che è molto distante da quelli che sono i canoni estetici del “bel gioco” moderno, e quindi essere criticata per questo motivo.

La relazione tra “giocar bene” e “risultati” invece è molto forte: i risultati sono la logica e naturale conseguenza del “giocar bene”. Non esiste al mondo, non è mai esistita, né mai esisterà una squadra che giochi male ed ottenga risultati. Viceversa, non è mai esistita una squadra che, pur giocando bene, non abbia ottenuto risultati all’altezza delle aspettative. Se vi sembra che non sia così, probabilmente è perché avete delle aspettative troppo alte rispetto al valore della squadra. E se ci sono risultati, vuol dire che la squadra gioca bene, dal momento che non è possibile giocar male e ottenere risultati con continuità.

All’interno di questo schema logico è facile inserire i giocatori, la tattica, l’allenatore. Per fare un gioco divertente o spettacolare basta avere dei discreti giocatori. Potrebbero perfino bastare dei giocatori mediocri, se ben addestrati a svolgere il compitino. Ma per “giocar bene” diventa indispensabile avere dei buoni giocatori.
Zeman gioca da sempre allo stesso modo, in maniera molto spettacolare, con rapide azioni filtranti e ariosi schemi d’attacco, ma solo due squadre, sotto la sua guida, hanno giocato bene e quindi ottenuto risultati importanti: il Foggia di Signori, Baiano, Fresi, Padalino, Rambaudi e il Pescara di Insigne, Immobile e Verratti; giocatori che per la Serie B erano assoluti fuoriclasse.
Valutare se una tattica è stata impostata in maniera corretta da un allenatore diventa semplice: se ha consentito alla squadra di creare molte occasioni da gol, subendo al contempo pochi pericoli, allora è stata una buona tattica, e viceversa.
Idem l’allenatore. Un allenatore dovrà scegliere i giocatori, decidere il modulo, gli schemi, l’atteggiamento e le tattiche di gioco da applicare di volta in volta, con una sola finalità: mettere la squadra in condizioni di giocare meglio possibile, ossia creare il maggiore numero di palle gol cercando di non concederne. Avversari permettendo, ovvio, giacché dall’altra parte avremo un allenatore e una squadra che cercheranno di fare lo stesso.

E veniamo quindi a Napoli-Juventus di venerdì sera. La Juventus ha creato 4 nitide occasioni da gol, di cui tre si sono concluse con un tiro: uno è finito in gol mentre gli altri due sono stati neutralizzati da grandi parate di Pepe Reina, che alla fine è risultato il migliore in campo per il Napoli. Dall’altra parte, le uniche occasioni in cui il Napoli ha trovato un minimo di pericolosità sono stati un tiro di Callejon da 25 metri e uno di Insigne da posizione defilata, entrambi finiti a lato. Per il resto, solo ordinaria amministrazione per Buffon. Gli Expected Goals confermano l’impressione: 21 tiri per il Napoli e solo 7 per la Juve, ma l’indice dice 1,07 per la Juve contro 0,76 per il Napoli.
In fase di non possesso la Juve ha rinunciato al gegenpressing, alla riconquista alta del pallone, lasciando campo e possesso palla al Napoli; in fase di possesso la Juve ha scelto sempre di far partire l’azione dal basso, attirando il pressing del Napoli e colpendo poi in contropiede (in “ripartenza veloce” se vi sembra più moderno): la tattica impostata da Allegri è risultata talmente efficace che, a fronte delle occasioni create dalla Juve, il Napoli avrebbe potuto giocare per una settimana e, senza un rimpallo fortuito o il tiro della domenica, non avrebbe mai segnato.
Eppure, il gioco della Juve ha fatto storcere il naso a molti: non poteva essere diversamente. Il possesso palla è stato ampiamente a favore del Napoli (66 a 34) e Sarri ha citato con orgoglio il dato sulla supremazia territoriale (87 a 13), come se fosse una nota di merito, dimostrando così di non aver capito nulla di come si è svolta la gara. Entrambi questi parametri però sono indici di “bel gioco” e quindi la narrazione dell’evento ha portato molti a dire: il Napoli ha giocato meglio della Juve. Niente di più sbagliato. La Juve ha avuto il totale controllo della partita, ha fatto giocare il Napoli come voleva, ha accelerato quando doveva accelerare e rallentato quando era giusto farlo; dall’altra parte il Napoli ha tenuto palla in maniera inconcludente, incapace di produrre una sola chiara occasioni da gol. La fase di non possesso del Napoli è stata anche discreta; è stata la fase di possesso a essere totalmente deficitaria. Quando Sarri si è reso conto che con quei tre piccoletti là davanti non avrebbe mai cavato un ragno dal buco (se ne sono resi conto tutti, presumo anche lui), avrebbe dovuto provare a cambiare modulo, o almeno uomini. L’inserimento di un giocatore forte fisicamente, che potesse mettere pressione ai difensori bianconeri e raccogliere qualcuno degli inutili cross che Insigne e Callejon mettevano dentro l’area, sarebbe stato utile; solo che Sarri non l’aveva. Allenatori più pragmatici e meno inclini al bel gioco (Mourinho?) avrebbero messo Albiol centravanti, a fare un po’ di confusione in area per trovare un gol “sporco”, ma con pensate come questa poi ti sei giocato definitivamente il trofeo del “bel gioco”.
Direte: non ha potuto farlo per sfortuna, perché Milik è rotto. Vero. Ma in parte. La rosa del Napoli, nel reparto d’attacco (e non solo), è costruita con giocatori che hanno determinate caratteristiche, tutte funzionali a produrre un “bel gioco”. I giocatori longilinei, che ovviamente hanno maggior difficoltà negli scambi stretti e che il Napoli aveva in rosa (vedi Zapata e Pavoletti, ad esempio), sono stati tutti ceduti negli anni. Il risultato è un gioco molto bello da vedere ma che, in certe situazioni, può andare molto in difficoltà. Al contrario del gioco della Juve, che è meno bello a vedersi, ma ha abiti adatti a tutte le serate. E porta risultati. Sei anni di risultati.

Pensateci: la Juve in questi 6 anni ha cominciato a giocare col 433 di Conte, poi è passata al 352; quindi è arrivato Allegri e, dopo un periodo di assestamento, è passata al 4312, per poi tornare al 352 nel momento in cui bisognava blindare la difesa. Da lì è partita una cavalcata trionfale, che ha portato a vincere un insperato scudetto (“A volte bisogna fare un passo indietro per farne uno avanti.” Allegri dixit). Poi è nato a sorpresa il 4231, che ci ha portati alla finale di Champions.
In questo inizio di stagione la Juve non stava giocando molto bene; creava tanto (record di gol) ma subiva troppo. Non è un caso che in queste ultime partite si stiano vedendo nuovi accorgimenti tattici. L’obiettivo è sempre lo stesso: “giocar bene” (ossia: subire poco, creare molto), perché è solo giocando bene che arrivano i risultati. E, si sa, alla Juve vincere è l’unica cosa che conta.

(PS i più attenti avranno notato che il Napoli, quest’anno, è meno bello a vedersi, ma più efficace. Infatti, fino alla sveglia di venerdì sera, stava dominando il campionato, con 12 vittorie e 2 soli pareggi.)

2 Comments

  1. Rik

    3 dicembre 2017 alle 15:49

    Pensare che il napoli abbia giocato meglio è da fette di salame sugli occhi.. anch’io concordo che in una partita chi ha giocato “meglio” è la squadra che è stata più pericolosa in attacco e che si è esposta meno indietro.
    Io sono entusiasta della vittoria, del “come” è arrivata , perché penso che proprio il “come” demoralizzerà molti i napoletani…pur con tanto possesso, non ci hanno mai davvero dato fastidio.
    Però guardando in casa nostra (alla ricerca sempre di qualcosa in cui migliorare per raggiungere livelli sempre più alti) credo che le qualità per concedere meno possesso palla le avevamo, anche perché secondo me certe squadre (tipo il napoli) vanno ancora di più “in panico” quando non possono avere continuamente la palla tra i piedi… adorano avere il gioco in mano, e rubargli un po’ di possesso palla (se puoi..e noi avendo più qualità possiamo) li potresti innervosire ancora di più.
    Comunque, piccolezze a parte, grande risultato che secondo me peserà come un macigno nella mente Delle squadre di vertice in serie A.

  2. Davide

    4 dicembre 2017 alle 16:30

    E’ stata una vittoria che ha ricordato a tutti che il campionato è soltanto un affare bianconero. La vittoria finale dipenderà soltanto dalla voglia e le motivazioni che i nostri avranno nel perseguirla. Gli avversari della Serie A nonostante si siano rinforzati sono ancora abbondandemente al di sotto della Juve perciò non è certo il bel gioco del Napoli o la ritrovata compattezza dell’Inter o della Roma che può impensierirci se decidiamo di vincere lo scudetto. I dubbi e le perplessità rimangono invariate in chiave Champions, competizione che ormai da oltre 20 anni ossessiona gran parte di noi tifosi. Ormai è parecchio che abbiamo capito che i calcoli, la strategia, il giocar bene provando a concedere poco dietro creando il massimo avanti in Europa non basta. Mi dispiace, non può bastare! Se andiamo a vedere quali squadre hanno vinto la Champions negli ultimi 10 anni il dato è lampante:
    – Real Madrid 3 successi
    – Barcellona 3 successi
    – Bayern Monaco, Chelsea, Inter, Manchester Utd 1 successo a testa.
    Con l’eccezzione di Chelsea ed Inter, 8 anni su 10 l’hanno vinta squadre che oltre ad avere una corazzata (come d’altronde anche la Juve lo è) hanno anche una filosofia societaria che si tramuta poi in atteggiamento in campo che unisce il concetto del giocar bene a quello del bel gioco. Hanno anche delle tifoserie (alcune incontentabili) che sposando questa filosofia spesso storcono il naso anche quando i risultati arrivano giocando bene ma senza bel gioco.
    Detto ciò, quello che vorrei far capire è che secondo me per avere più probabilità di vincere finalemte in Europa secondo me occorre il giusto mix tra le 2 componenti del bel gioco e del giocar bene. Ovvero scendere in campo con schemi tattici offensivi più veloci meno elementari e prevedibili dei nostri unendo cuore, fisicità e cattiveria agonistica nel pressing e nel recupero palla assumendosi il rischio di provare ad imporre la propria supremazia territoriale a prescindere dall’aversario con l’intento di tenerlo il meno possibile a ridosso della nostra 3/4.
    Perchè come abbiamo visto certe squadre non le porti facilmente dove vuoi, non ti lasciano la facoltà di calcolare quando accellerare e quando rallentare. Soprattutto quando tengono palla non lo fanno in maniera inconcludente, lo fanno con cattiveria ed imprevedibilità, le occasioni da gol le producono eccome e le concretizzano anche! Per una volta vorrei vedere anche la Juve fare altrettanto…Ma in fondo va bene anche così, spero sempre che la fortuna ci assista e qualche volta potremo esserci noi tra le fortunate che la vincono in quei 2 anni su 10…

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