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Dimissioni, subito!

“E’ convocata per mercoledì 13 maggio p.v. l’Assemblea plenaria della nostra associazione. Ordine del giorno:

– implementazione e ottimizzazione del piano di sviluppo triennale, con particolare ponderazione del ciclo di producimento nuovi elaborati;

– ricorso in sede comunitaria avverso lo sc….

[Rumore di accartocciamento]

Ogni volta che apriva la posta Maurilio ricordava sempre le parole di sua madre: “Impara a parlare bene e non smettere mai di leggere e studiare, altrimenti ci sarà sempre un momento della vita in cui avrai bisogno di qualcuno che ti spieghi qualcosa che non capisci”. E solo la sua povera mamma poteva comprendere quanto Maurilio odiasse chiamare Clodio, il Vice Presidente di Coldiretti, per farsi spiegare di cosa diavolo discuteranno nella prossima riunione.

– “Pronto, Clò?”

Questo, crudelmente certo che quella chiamata sarebbe arrivata, rispose che già rideva: “Dimme Maurì”

– Te l’avrò detto infinite volte, puoi ordinare a quella stronza di segretaria di scrivere in italiano le maledette lettere di convocazione? Che c’avemo de parlà, st’altra volta?

– Caro Maurilio, io e te ci conosciamo da tanti anni e possiamo parlare come ci pare, ma quegli atti finiscono anche in mani di gente che non vede l’ora di farci pelo e contropelo, dobbiamo essere rigorosi ed esatti. Come dicevano i latini…

– Manummerompercà co’ li proverbi tua e dimme piuttosto de che dovemo parlà.

“Mamma quant’è cafone sto miracolato” pensava Clodio, ma sapendo di doversi tenere buono un alleato, preferì soprassedere. “Ascolta Maurilio, mercoledì abbiamo due faccende importanti da dirimere”

– Eh?

– Dirimere! Affrontare, discutere, definire, concludere…

– Ma che te scaldi, e parla come magni, no?!? Che ce lo sappiamo tutti cosa sei capace de’ magnàtte, quanno te metti seduto. Te la ricordi la mozzarella de’ bufala de ‘n chilo e mezzo che te sei scofanato l’urtima vorta che sei venuto a Napoli a trovamme, mortacc…

– Ah Maurì, m’hai chiamato pe’ mètteme a dieta o voi sapè cosa andiamo a decidere la settimana prossima?

– Si scusa, Clo’. Dimme.

– Dicevo, la prima questione da affrontare riguarda i progetti per i prossimi 3 anni. Il mercato è quello che è, molte delle nostre aziende sono in grossa difficoltà, l’Europa aggiunge paletti su paletti, ha pure iniziato a distribuire sanzioni come se piovesse e non possiamo permetterci di perdere altro terreno rispetto ai piemontesi e alle altre potenze continentali.

– A proposito di piemontesi, Clodio, e scusami se ti interrompo, ma mercoledì non c’hanno quell’impegno in Spagna? Come fanno a venire all’Assemblea?

– E perché pensi che abbia fatto fissare la riunione proprio quel giorno? Guarda, Maurilio, non ho proprio nessuna voglia di torvarmi di fronte quel signorino viziato in questi giorni in cui gli sorride pure il sopracciglio. Per non parlare del suo scagnozzo, quello che con un unico sguardo riesce a tenere d’occhio tre persone.

– Sei tremendo, Clò. Ma non l’avrai fatta un poco sporca?

– Figurati, manderanno qualcuno dei tanti cani da guardia che pagano in tutta Italia, tanto a loro che gli frega dei nostri problemi. Quest’anno prenderanno una barca di soldi dall’Unione Europea, le agevolazioni statali e stanno monopolizzando il mercato nazionale. Capito che significa avere gli amichetti che contano a Strasburgo e Bruxelles?

– Perché, chi ce sta’ a Strasburgo e Bruxelles?

– Te lo spiego un’altra volta, passiamo al secondo punto all’ordine del giorno, quello che forse ti sta più a cuore.

– Cioè?

– Come sarebbe a dire? L’hai almeno aperta la lettera di convocazione?

– Si ma dopo du’ righe me so’ scojonato e l’ho strappata. Nun fa’ er sottile, dimme sto punto interessante quale che sarebbe.

– L’Ucraina Maurilio, l’Ucraina!

– Ammazza se me ‘nteressa! Sti russi li dovemo da’ bloccà ‘mmediatamente.

– Non sono russi, nun comincià a dì cazzate che famo scoppià un caso diplomatico.

– Se semo capiti, nun stamo a sottilizzà. L’importante è bloccare i-mme-dia-ta-me-nte l’ingresso di questa gente nei nostri settori di competenza, col loro costo del lavoro abbassato minimo (principio economico ed imprenditoriale conosciuto dal solo Maurilio) ci stanno facendo la concorrenza sleale!

– Va bene, Maurilio, vedo che sei molto sensibile all’argomento, ne parliamo mercoledì. Cerca di essere puntuale, per favore, ti ho messo un orario tranquillo.

– Non temere, vecchia volpe, ci si vede mercoledì alla mezza.

[Ore una e tre quarti di mercoledì 13, sala conferenze di via XXIV maggio, Roma]

L’estate sembra un po’ aver anticipato i tempi e gli inservienti hanno portato l’aria condizionata già a livelli molto forti per il periodo, ma l’atmosfera sembra ugualmente surriscaldarsi per le quasi due ore di ritardo del solito esponente. I proprietari delle maggiori grandi aziende, arrivati con largo anticipo, non ne possono più dei modi eccentrici di uno degli ultimi arrivati in Associazione, sanno al contempo, tuttavia, di non poter protestare più di tanto, viste le acque non molto limpide in cui versano le proprie aziende, mentre invece quell’uomo, la cui famiglia si era arricchita in altri settori, sembrava riuscire a tenere i bilanci a posto e produrre comunque corposi dividendi. Per non alterare troppo gli animi, Clodio aveva facilmente convinto tutti ad iniziare i lavori anche in assenza di uno degli attori più importanti ed il primo punto dell’ODG era scivolato via con facilità. Le doti di tessitore e gran maestro di cerimonie gli erano sempre servite in ogni  attività ed esperienza, e non a caso era arrivato ad essere uno dei Presidenti più influenti di tutta l’Associazione, nonostante la sua onorabilità non fosse propriamente specchiata.

Mentre il consesso esauriva le operazioni di voto sul progetto di riforme presentato dal “pupazzo” che Clodio e i suoi alleati avevano messo sulla poltrona principale del consorzio, dai corridoi del grande palazzo romano saliva uno strano fischiettare, sempre più udibile e forte e andava nella loro direzione. Gli orecchi più allenati riconobbero in quella melodia una certa somiglianza con l’inno americano e, quando tutti ormai avevano capito da quali fanatiche labbra provenisse quel suono, Maurilio spinse vigorosamente i maniglioni antipanico della grande porta d’ingresso, lasciando i suoi colleghi sbigottiti: i lunghi capelli bianchi erano scompigliati e arruffati, il faccione paonazzo e la zona bianca degli occhi piena di capillari rossi in bella mostra. Quella specie di creatura mitologica dal volto trasfigurato asciugò in fretta le lacrime che piovevano sulle guance e salutò: “Scusate il ritardo, stavolta è colpa di questa città così difficile da domare, il taxi che mi portava qui ha forato appena fuori dall’aeroporto. Ho dovuto chiedere un passaggio ad un ragazzo in scooter, fortuna che mi ha riconosciuto e non ha protestato più di tanto. Non aveva un secondo casco ed eccomi qui, sono costretto a presentarmi a voi non nella mia veste migliore.”

Mentre il Maurilio porgeva le sue scuse, Clodio si stupiva, per l’ennesima volta, di come quell’uomo fosse capace di mascherare la sua vera natura di cafone dinanzi ad una platea di estranei.

Il Presidente della nota azienda partenopea prese posto accanto alla segretaria nazionale, le baciò la mano con galanteria ed estrasse dalla sacca un tablet di ultima generazione su cui aveva provveduto ad apporre un paio di luccicantissimi brillanti e due enormi lettere a rappresentare le proprie iniziali. Clodio sorrise a quella vista, pensando a quanto fosse difficile per quell’individuo dissimulare la propria natura e il proprio modo di vivere il benessere, il lusso, la ricchezza. Lasciò presto questi pensieri poiché, nel frattempo, il Presidente aveva introdotto il 2° punto all’ordine del giorno, l’avanzata ucraina nei mercati ortofrutticoli di mezza Europa. Senza chiedere il permesso, come se tutti sapessero che quello fosse il suo argomento, Maurilio prese la parola: “Gentili colleghi, la questione presentata dal nostro illustre Presidente è quanto mai bisognosa di studio e approfondimento, ed infatti mi sono permesso di raccogliere alcuni dati per fare la necessaria chiarezza su quanto accade oggigiorno, in modo da essere più lucidi possibile nel selezionare la migliore strategia da opporre a quella che possiamo tranquillamente definire una invasione territoriale, figlia di scelte occulte volte a infiacchire la nostra concorrenzialità in ambito sovranazionale.”

Fu subito chiaro a tutti che, su quel tablet, non c’era nessuna tabella, nessun dato, nessuno studio. Molto più semplicemente, Maurilio si era fatto scrivere da qualcuno la relazione e stava fingendo di tenere un discorso a braccio il cui Italiano, però, era molto lontano dai suoi soliti standard. Nessuno, ovviamente, osò fermarlo.

“In un frangente economico così complesso, in un contesto geografico sempre più balcanizzato ed in un momtento storico sempre più delicato, ci sono delle componenti esterne che fanno cartello per estromettere le nostre aziende dai principali mercati mondiali. Le misure economiche prese dal governo ucraino per abbattere i costi di lavorazione e trasporto non possono non essere collegati allo strapotere spagnolo frutto delle medesime scelte che nessuno della Commissione Europea si è sognato di fermare, anzi. E’ proprio questa nuova aggressione proveniente dall’est che deve aprirci gli occhi e serrare le fila contro questo nemico comune. Dobbiamo essere tutti uniti, e sottolineo TUTTI, nel chiedere con forza di fermare questo complotto contro il sistema Italia. E non esiste che una soluzione, e sono sicuro di trovare il vostro appoggio nel chiedere l’immediato allontanamento di questo Papa!”

Una scarica di adrenalina svegliò l’attenzione della maggior parte dei presenti ormai in preda ad abbiocco post prandiale, un picco glicemico scosse la digestione di già provati apparati digerenti e tutti si issarono meglio sulle poltrone.

– Puoi ripetere, Maurilio, credo di non aver capito bene.

Clodio cercava di mandare un messaggio subliminale al collega perché, in realtà, aveva sentito benissimo.

– Sveglia signori, ci stanno scippando le borse dalle mani e non possiamo restare sordi agli avvertimenti, possibile che soltanto io abbia individuato il principale responsabile delle nostre sfortune? Il Papa sta aiutando l’Ucraina a risollevarsi dalla crisi bellica in modo da contrastare l’avanzata russa e scongiurare un rigurgito di comunismo e tutto questo non fa che favorire la Spagna a nostro discapito. Proprio gli iberici sarebbero i principali favoriti dalla nostra mancata crescita, siamo noi gli unici avversari che possono contrastare il loro predominio continentale, e l’avanzata ucraina a nostro discapito non fa che aumentare la loro posizione dominante. E devo forse io rammentare a tutti voi il forte legame che da secoli unisce il Vaticano alla corona Borbonica? Sveglia amici e colleghi, dobbiamo essere uniti nel chiedere le immediate dimissioni del Papa!”

Uno ad uno, dal più anziano al più giovane, tutti i convenuti si alzarono dai posti, raccolsero svogliatamente i documenti e gli atti del convegno e lasciarono la stanza, silenziosi, attoniti, e molto più preoccupati della loro sorte di quando non erano arrivati. Maurilio seguì qualcuno cercando di convincerlo della bontà della sua teoria. Solo Clodio e la segretaria restarono ai propri posti, chini a redigere il comunicato da dare in pasto alla stampa, già consapevoli che niente e nessuno al mondo avrebbe impedito agli squali di TV e giornali di venire a conoscenza di quanto avvenuto quel pomeriggio.

Un’altra figura di merda mondiale.

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