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E adesso, riconquistiamola!

Con la nettissima vittoria di Firenze, la Juve ha staccato nuovamente il biglietto per la finale della Coppa Italia.

Dopo due anni di assenza, la Vecchia Signora torna all’Olimpico di Roma per provare a sollevare la coppa nazionale che rappresenterebbe il decimo successo della sua gloriosa storia e offrirebbe la possibilità di apporre, sulle prossime divise firmate Adidas, la stella d’argento.

Il rapporto delle squadre italiane con la Coppa Italia (oggi Tim Cup per via dello sponsor) non è mai stato idilliaco.

Creata nella stagione 1921-22 dalla Federazione per rimpolpare un torneo troppo magro ed incolore sul piano tecnico, al giorno d’oggi questo trofeo rappresenta una competizione scomoda che va ad aggiungere ulteriori partite ad un calendario già saturo di impegni ravvicinati tra campionato e coppe europee.

Alla nostra Coppa Italia prendono parte 78 squadre: tutte le venti di serie A e tutte le ventidue di serie B, ventisette club che provengono dalla Lega Pro e nove dalla Lega Nazionale Dilettanti. Il numero dei club partecipanti è di molto inferiore rispetto a quello che prende parte alle coppe nazionali nei principali campionati europei.

La formula con cui vengono fatte le griglie di partenza è “la più antidemocratica che esista in Europa” a detta di mister Sarri. Infatti, mentre le squadre di Lega Pro e Serie D iniziano il torneo dal primo turno e quelle di serie B dal secondo, dodici squadre di serie A entrano in gioco solo al terzo turno e le otto teste di serie direttamente dagli ottavi di finale. Per decidere quali siano le otto squadre teste di serie, si tiene conto del piazzamento nella stagione precedente.

Il fascino del torneo non è lontanamente paragonabile a quella FA Cup inglese dove una squadra di quarta divisione può eliminare la capolista della Premier League o una squadra della First Division (la loro serie B) può arrivare a giocarsi la finale. Nel nostro torneo, sempre più snobbato a livello sportivo ma anche mediatico, si tendono a favorire i grandi club per garantire l’equilibrio delle sfide ed un discreto numero di ascolti alla rete nazionale che ha l’esclusiva dei diritti televisivi. Per motivare ulteriormente le squadre a conquistarsi questo trofeo, negli ultimi anni è stato anche deciso che la vincente ha diritto a partecipare alla fase a gironi dell’Europa League, la vecchia Coppa Uefa.

A differenza di una decina di anni fa, la “moderna” Coppa Italia si gioca esclusivamente con gare ad eliminazione diretta, fatta eccezione per le due semifinali. Il fattore campo viene deciso con un sorteggio, mentre la finale si gioca di nuovo allo stadio Olimpico di Roma, per il settimo anno consecutivo.

La Juve ha giocato e vinto la sua prima finale nel 1938. Nel derby contro il Torino, in una sfida che prevedeva due gare, i bianconeri, allenati dalla leggenda Virginio Rosetta, si sono imposti sia all’andata (1-3) che al ritorno (2-1).

Per il bis bisogna attendere quattro anni: è il 1942 e sulla panchina sabauda siede l’oriundo Luisito Monti già protagonista nel primo successo del ‘38. Questa volta l’avversario da battere è il Milan. L’andata termina in pareggio, uno a uno, ma nel ritorno, una tripletta di Lushta e un gol di Sentimenti, arricchiscono la bacheca bianconera della seconda Coppa Italia.

La Seconda Guerra Mondiale mette l’Italia in ginocchio e di conseguenza, la coppa nazionale viene sospesa per quindici anni: si riprenderà nel 1958 con la Lazio che avrà la meglio sulla Fiorentina. Le due competizioni seguenti vengono entrambe vinte dalla Juve: nel 1959 la squadra è allenata dal serbo Ljubiša Broćić e schiera il trio delle meraviglie Boniperti – Sivori – Charles. A farne le spese è l’Inter che si arrende in gara unica con un sonoro 4-1. L’anno seguente, la Vecchia Signora allenata dal re delle rovesciate Carlo Parola batte ai supplementari per 3-2 la Fiorentina e vince la sua quarta coppa.

Anche nel 1965 la coppa Italia prevede la finale in gara secca: il teatro è l’Olimpico di Roma e a sfidare la Juve di Heriberto Herrera c’è l’Inter campione d’Europa dell’altro HH, Helenio Herrera. La gara si decide al quarto d’ora del primo tempo con una rete di Menichelli.

Dopo la sconfitta ai rigori in finale contro il Milan nel 1973, i bianconeri si giocano nuovamente la possibilità di sollevare il titolo nel 1979 trovando di fronte il Palermo. La gara si mette subito male per gli uomini di Trapattoni che passano in svantaggio al primo minuto ma riescono a raddrizzare la gara solo nel finale grazie al gol di Brio. Una rete del Barone Causio alla fine dei tempi supplementari porterà a Torino la coppa Italia per la sesta volta.

La stagione 1982-83 ha visto la Juve beffata in finale di Coppa Campioni dall’Amburgo con il tristemente famoso gol di Magath. L’occasione per riscattarsi arriva dopo neanche un mese da quella nefasta serata di Atene. La finale mette la Juve di fronte al Verona di Bagnoli,  squadra che in un paio d’anni conquisterà uno storico scudetto. All’andata, gli scaligeri trionfano in casa per due a zero e il cammino per la Juve si complica. Al ritorno, Paolo Rossi e Platini riequilibrano la sconfitta nei tempi regolamentari e rinviano tutto ai tempi supplementari. Quando pochi minuti separano il fischio finale dai calci di rigore, è di nuovo Platini, capocannoniere del campionato, a raccogliere un cross tagliato di Cabrini e depositarlo in rete. Trapattoni è ancora l’unico allenatore ad aver portato la Juve, per più di una volta, a sollevare la Coppa Italia.

Il 1990 è l’anno delle notti magiche e dei mondiali in Italia. La magia, però, i tifosi della Juve la vivono già il 25 aprile allo stadio San Siro, dove un gol di Roberto Galia, uno di quelli gioca al riparo dai clamori mediatici, fa gettare la spugna al Milan degli olandesi guidato da Sacchi. La Juve, allenata da Dino Zoff, solleva così l’ottava coppa della sua storia.

Due anni dopo, nel 1992 sarà il Parma a trionfare in finale di coppa Italia contro la Juve che però avrà la possibilità di vendicarsi già nel 1995. In panchina siede Marcello Lippi, un tecnico emergente su cui la nuova dirigenza della Juve ha puntato moltissimo. Il calcio è uno sport romantico capace di regalare sorprese inaspettate: in una sfida tra due squadre ricche di campioni come Vialli, Del Piero, Ravanelli, Paulo Sousa e Deschamps da una parte, Zola ed Asprilla dall’altra è Sergio Porrini a contribuire alla vittoria della coppa numero nove. Con un gol del difensore nella finale di andata ed uno in quella di ritorno, la Juve ha così la meglio sugli uomini guidati da Nevio Scala.

Da quell’anno la Juve arriverà in finale altre tre volte senza però mai trionfare: l’ultima, appena tre anni fa, dopo un bellissimo scudetto vinto da imbattuti.

Nella sua lunga storia, la Juve non era mai riuscita, nella gara di ritorno, a rimontare la sconfitta dell’andata subita tra le mura amiche. La bellissima vittoria per tre a zero sulla Fiorentina ha sfatato questo tabù e ci ha consegnato nuovamente la possibilità di ritornare nella capitale per provare a vincere questa decima coppa ed avere il primato solitario nell’albo d’oro.

E adesso, riconquistiamola!

Forza Juve!

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