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Empoli – Juve 1 – 3: si intravede la luce?

E fu così che la Juve riuscì ad incamerare la seconda vittoria di fila in campionato. Non senza patemi d’animo, per carità; attualmente, però, questo passa il convento e occorre fare di necessità virtù.

Inutile fare gli schizzinosi, nella situazione di classifica in cui si trova la squadra bianconera diventa pleonastico parlare di estetica, di bel gioco (che non c’è), di schemi e quant’altro. L’unico obiettivo che deve avere la formazione di Allegri è accorciare il più possibile le distanze da coloro che la precedono in classifica. Se ciò dovesse avvenire a scapito del “bel gioco” pazienza, bisognerà farsene una ragione.

Anche la partita al “Castellani” ha mostrato, con preoccupante puntualità, tutti i difetti che questa squadra proprio non riesce a scrollarsi di dosso: avvio molle (anche se meno delle altre volte), errori grossolani dettati da eccessiva sufficienza nelle giocate (Bonucci nell’azione del vantaggio empolese), mancato sfruttamento di situazioni vantaggiose (ripartenze in superiorità numerica gestite in maniera pessima).

Per non dire (è solo un mero dato statistico, non un’attenuante) del solito gol preso al primo tiro subìto nello specchio di porta. A differenza del recente passato, comunque, può dirsi apprezzabile la reazione della Juve dopo lo svantaggio che ha portato a ribaltare il risultato in pochi minuti.

A tal proposito, non si può far a meno di evidenziare che, finalmente, è arrivato un gol da calcio piazzato (corner per l’esattezza), autentico ”buco nero” di questo scorcio di stagione.

Note positive sono arrivate da Mandzukic non soltanto per il gol, ma anche perché lo si è visto sacrificarsi molto nel dar fastidio ai difensori in fase di appoggio; Khedira si conferma giocatore insostituibile per gli equilibri che riesce a dare al centrocampo e, di conseguenza, all’intera squadra. Deludente Morata, non proprio a suo agio nel fare il pendolo sull’esterno.

Come innanzi detto, le lacune viste finora sono, ahinoi, intatte, inutile far finta di nulla. Tuttavia, occorre dare continuità ai risultati nella speranza che ciò “liberi” la testa dei giocatori (e dell’allenatore) in modo che ne derivi anche un’inversione di tendenza nella qualità delle prestazioni (oggettivamente penose).

Ora c’è l’ennesima sosta nazionali che servirà per recuperare (e quando mai) alcuni infortunati e preparare, si spera nel migliore dei modi, il rush di fine anno sia in campionato che in Champions, senza fare inutili tabelle e affrontando una partita alla volta, consapevoli che la strada da percorrere è ancora lunga.

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