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Essere, non apparire

La prima delle due partite in quattro giorni con l’Atalanta, entrambe in preserale, ci dirà ancora qualcosa in più sulla nostra tenuta mentale, che peraltro da quasi tre mesi è praticamente impeccabile.
Al netto della condizione fisica e del valore degli avversari via via affrontati in questo lasso di tempo, abbiamo dimostrato di possedere la necessaria concentrazione al fine di rimanere agganciati a quella distanza minima utile a effettuare il sorpasso; questa eventualità, a un terzo dalla fine del campionato, sarebbe importante soprattutto da un punto di vista psicologico, con la nostra convinzione di non voler più mollare l’osso e le loro certezze che potrebbero subire un contraccolpo.
Il rischio, nella sua banale realtà, potrebbe essere quello di pensare di trovare oggi un avversario dimesso e di adeguarsi ponendosi di fatto in “risparmio energetico”, sia di testa, sia fisicamente.
Le premesse sono quelle di affrontare una squadra che dovrebbe essere stanca dal match col Borussia Dortmund e con la testa in parte già alla semifinale di ritorno; se è vero che la Dea è sempre in corsa per un posto nella prossima Europa League direttamente dal campionato, è altrettanto certo che potrebbero ottenere il pass anche attraverso la finale di Coppa Italia, la quale darebbe in ogni caso un senso ancora più alto alla loro stagione.
Annata comunque straordinaria per gli orobici, al pari di quella passata, e questo ha portato chi guarda con simpatia le imprese delle provinciali a suggerire, addirittura, un atteggiamento benevolo del pubblico dello Stadium nei confronti della compagine bergamasca.
Ipotesi irreale, conoscendo i pessimi rapporti tra le due tifoserie ultras, e sconveniente per l’elementare principio che la nostra casa per gli avversari deve rappresentare semplicemente l’inferno dantesco, con il verso “Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate…” bene impresso nelle loro intenzioni.
Ambientino ostile che tra poco meno di due mesi troveranno indubbiamente pure i nostri rivali scudetto e, con ogni probabilità, senza il supporto dei loro ultras, la tifoseria fino a ora di gran lunga più incivile ad aver mai varcato i cancelli del nostro stadio.
Il provvedimento di divieto di trasferta per i tifosi del Napoli residenti in Campania dovrebbe essere ratificato, per ovvi motivi (la reciprocità tra gli innumerevoli altri), e solo tra diverse settimane ma la grancassa dell’usuale e ipocrita chiagnefottismo è già partita, capitanata dal giornalista “super partes” Bartoletti e dal loro degno rappresentante, il sindaco De Magistris.
Considerando “il contesto sociale”, “il sentimento popolare”, o’ sole ‘e o’ mar, sono sicuro che si aggiungeranno nel tempo molte altre voci a dare corpo a questo retorico teatrino.
L’unica risposta degna è nella loro “lingua”, che così bene sono riusciti ad esportare in tutto il mondo: “Ccà nisciuno è fesso”, fino alla fine.

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