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Fenomenologia dell’errore tecnico e metodi di risoluzione

Articolo inviato da un nostro lettore nella sezione “Scrivi su Juve a Tre Stelle

 

L’importanza di chiamarsi Juventus: una lotta continua, uno stato mentale da confermare in ogni momento di ogni singola partita ed è per questo motivo che la squadra e qualche suo interprete, inebriati dalle lodi o da megalomanie da primi della classe, spesso scendono in campo pensando a una formalità da sbrigare senza troppa fatica, dando vita a elementi di imprevedibilità definiti per lo più come “errori tecnici”.
A prescindere da questo era ormai chiaro a tutti, già ben prima di Doha, che i sistemi di gioco utilizzati e il loro svolgimento pratico non garantissero la solidità che in passato sembrava nascere da un vestito cucito addosso agli interpreti dell’once de gara come poteva essere il celebre 3-5-2 Contiano (di Mazzarriana matrice).
L’inversione di tendenza, a detta di tutti, nasce da un’unica esigenza: necessità.
Per troppo tempo la squadra ha continuato a giocare il solito calcio ma ha gradualmente perso di vista l’attenzione e l’intensità nei movimenti fondamentali fino al punto da diventare troppo piatta e prevedibile, con una tendenza esagerata al passaggio in orizzontale che alla fine riduceva completamente la possibilità di generare superiorità dietro le linee di pressione avversarie (vedasi, a titolo puramente esemplificativo, l’azione solitaria di Chiellini palla al piede).
Allegri ha ammesso il suo dubbio alimentando e nutrendo la sua conoscenza per metterla a disposizione della squadra. Ha riconosciuto la complessità della situazione per riuscire a potenziare le risorse attuali, realizzando eventualmente quelle potenziali e rendendo il giocatore protagonista di questo processo di apprendimento.

GIOCO DI POSIZIONE

Già Pep Guardiola aveva stravolto la visione calcistica con la filosofia conosciuta da noi (ma scarsamente applicata) come “gioco di posizione” o in inglese “positional play”, “cercando di muovere l’avversario, piuttosto che la palla” come lui stesso ha avuto modo di spiegare, con l’obiettivo di cambiare l’impostazione del calcio moderno sulla copertura del campo mentre tutti erano unicamente alla ricerca del risultato, cosa che, peraltro, Allegri ha fatto fino a oggi.
Il Positional Play ha diversi principi ma quello fondamentale è rappresentato dalla ricerca della superiorità. Esistono svariati modi con cui questa superiorità può essere ottenuta e nel calcio ne esistono tre tipi: posizionale, numerica e qualitativa. In breve, la superiorità in fase di posizionamento è necessaria per avere la possibilità di penetrare le linee difensive avversarie, muovere la palla in maniera efficace ed avere un controllo del pallone continuo; la superiorità numerica consiste nell’avere un uomo in più in diverse situazioni e zone di campo, adoperandolo per far progredire la palla o creare occasioni.
Un’altra forma di superiorità che in questa sede interessa sottolineare di più è la superiorità qualitativa. La ricerca dell’1 contro 1 o del 2 contro 2 o più, dei tuoi migliori giocatori contro quelli peggiori degli avversari è una strategia abbastanza comune nel mondo del calcio. La sua peculiarità consiste nel creare situazioni in cui giocatori di qualità superiore si trovino ad affrontare giocatori inferiori e una volta ottenuta la superiorità la squadra può sfruttare la situazione per dominare il gioco.
Prescindendo da discorsi meramente tattici, uno degli elementi della rivoluzione qualitativa si ritrova nella zona nevralgica del campo, poiché la novità più rilevante si esplica nel doppio mediano che rappresenta la disposizione in campo di due centrocampisti sfruttati in entrambe le fasi di gioco: in quella difensiva con lo scopo di protezione della difesa oppure di occupazione dello spazio in caso di contropiede, mentre in fase di impostazione sono i primi a giocare il pallone (e in queste ultime partite i due mediani, e di conseguenza i difensori alle loro spalle, erano quasi sempre 1vs1 o 2vs2).

FUNZIONE DEL DOBLE PIVOTE

La funzione teorica del doble pivote è quella di operare nello spazio fra difesa e trequartista, avviare l’azione attraverso un giro palla intelligente, prevenire gli attacchi centrali da parte degli avversari ed essere dotato di disciplina tattica per limitare lo spazio agli attaccanti avversari tra le linee.
Nel caso di specie, Khedira e Pjanic (waiting for Marchisio), hanno alzato notevolmente il livello qualitativo delle loro prestazioni e hanno scatenato la potenza di fuoco dei fantastici 4 offensivi. Il primo ha garantito stabilità ed equilibrio tattico davanti alla difesa mentre il bosniaco ha agito in posizione più avanzata risultando spesso decisivo in appoggio ai trequartisti. Ciò permette così a uno dei due di avanzare in campo aiutando la fase offensiva mentre l’altro mantiene un ruolo più di copertura; con tale flessibilità i due giocatori possono avere compiti decisamente diversi l’uno dall’altro, offrendo alla squadra, di fatto, la possibilità di cambiare modulo dal 4-2-3-1 al 4-1-4-1 (anche se questi sembrano semplici numeri telefonici o da Superenalotto).
Uno dei vantaggi più visibili del duo della terra di mezzo è quello di offrire protezione al meno difensivo dei due giocatori; molte volte, infatti la difficoltà risiede nella costrizione per un centrocampista creativo al doppio compito.
Non è dato sapere se il risultato possa essere lo stesso in presenza di “piedi cattivi” (cit.) come Sturaro, Rincon o chi per loro, e spesso il sistema del doppio play può avere un impatto negativo sulla squadra e sulla prestazione individuale del giocatore ma può anche essere uno strumento formidabile per compattare la fase difensiva e aggiungere dinamicità dal punto di vista tattico. Tale funzione di gioco sembra sostanzialmente inutile quando si ha a disposizione un giocatore con le caratteristiche del todocampista (Busquets, esempio più calzante, che non esiste attualmente nella formazione bianconera e nemmeno in altre, aggiungerei) in grado di soddisfare sia in fase offensiva che difensiva il compito del ruolo ma se la squadra ha due diversi tipi di mediani questa soluzione è ottimale per il raccordo fra le due fasi, capace anche di mascherare eventuali debolezze, di cui la Juve degli ultimi mesi soffriva parecchio.

Ultimo, nonché fondamentale elemento, è la disponibilità dei calciatori a coprire determinate zone di campo: tutto diventa più facile se l’androide Alex Sandro svela la sua natura ultraterrena in fascia, se Pjanic decide di coprire le linee di gioco avversarie e nel contempo di giostrare col joypad della Playstation, se Dybala si diverte da finta mezzala, se Higuaín segna gol come mangiasse pizze gratis, se Mandzukic decide di trasformarsi in Iron Man.
Se 3 indizi avevano fatto una prova nelle precedenti partite, il match con l’Inter ha mostrato meno spettacolo ma anche più solidità contro un Pioli che cercava di bloccare le sfuriate degli esterni bianconeri creando una insolita densità ai lati del campo (non riscontrata nelle ultime 3 vittorie messe in cassaforte dopo poco meno di 30’, che consentivano di gestire senza troppi affanni), ma che ha permesso ai bianconeri di cercare corridoi centrali appoggiandosi alla qualità dei due noti, più Dybala, come detto, mezzala di una triade all’occorrenza.
Allegri sembra dunque aver trovato la soluzione per limitare i tanto odiati errori tecnici, attraverso la ricerca della superiorità qualitativa, giungendo alla conclusione che il metodo è la risultante dell’incontro tra le qualità (superiori) dei suoi calciatori.

 

Fabrizio Mauriello

2 Comments

  1. carlo

    9 febbraio 2017 alle 17:31

    Solo un appunto sul ” 352 di mazzarriana memoria”.
    Potrei sbagliarmi, ma mi sembra di ricordare che adottasse più un 3421.
    De Sanctis
    Campagnaro Cannavaro Aronica
    Maggio Gargano Pazienza Dossena
    Hamsik Lavezzi
    Cavani

  2. MATTEO

    9 febbraio 2017 alle 21:46

    Complimenti Fabrizio, quanto desidererei leggere articoli di tal fattura scritti dai così detti giornalisti sportivi.
    Peccato che la maggior parte di essi siano faziosi e rappresentino lo specchio della povertà intellettuale in cui l’ Italia si sta richiudendo.
    Possibile che tali giornalisti siano capaci solo di fare chiacchere da bar invece di trasmettere emozioni sui gesti tecnici dei calciatori e spiegare le soluzioni tattiche?
    Grazie ancora per l’articolo, ne vorrei tanti così; spero di far parte di una maggioranza fino ad oggi silenziosa.

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Tecnica e Tattica