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Fine prima parte (di stagione)

Ieri sera in terra saudita si è conclusa, non nel migliore dei modi, la prima parte della stagione 2019-2020; la squadra è rientrata questa mattina in Italia dove ci sarà il “rompete le righe” e si ritroverà alla Continassa dopo capodanno.

È possibile fare un primo bilancio, ovviamente parziale, della situazione a fine anno solare? Ci proviamo, senza alcuna pretesa di spacciare le nostre opinioni per verità assolute.

A luglio è arrivato un nuovo allenatore con principi di gioco completamente diversi da chi l’aveva proceduto; tecnico che, nelle intenzioni della dirigenza, avrebbe dovuto imprimere un deciso cambio di rotta rispetto al recente passato.

Sul mercato la società bianconera ha deciso di fare un unico grosso investimento (in difesa), puntando a rinfoltire il centrocampo con due parametri zero e sostituendo Cancelo con Danilo, avendo però la grossa colpa di non essere riuscita a piazzare gli esuberi, creando non pochi imbarazzi al mister toscano.

I primi cinque mesi del nuovo corso sarriano hanno visto una Juve altalenante sul piano del gioco, vero banco di prova del cambio in panchina, mentre nulla (o quasi, visto ciò che è accaduto in supercoppa) gli si può imputare in riferimento ai risultati: primo posto in classifica con scontro diretto a favore e girone di Champions superato con relativa tranquillità.

Proprio la partita di San Siro ha rappresentato il punto più alto di questo scorcio (prima di allora c’erano stati qua e là solo segnali di “Sarriball”) in cui la formazione juventina aveva fornito una prestazione di alto livello sotto tutti i punti di vista, per di più in casa della diretta concorrente allo scudetto.

Paradossalmente però quella gara ha fatto da spartiacque, almeno finora, considerato che da quel momento in poi la compagine bianconera è andata avanti quasi solo per inerzia, spinta più dalle invenzioni dei singoli (a turno Dybala, Ronaldo, Higuaín) che dalla coralità del gioco.

La cosa più preoccupante che si è affermata ultimamente come una costante riguarda le difficoltà ad arrivare in zona gol. La squadra fa una fatica enorme a creare situazioni pericolose (contro la Lazio unico tiro nello specchio l’azione del pareggio) mentre continua a raccogliere palloni su palloni nella propria porta.

Se ad inizio stagione quest’ultimo difetto era, in parte, compensato dalla produzione offensiva (sia pure con percentuali insufficienti di realizzazione), da un paio di mesi a questa parte la forbice tra gol presi e segnati si è allargata enormemente.

Nelle ultime settimane Maurizio Sarri ha optato per il tridente – anche se più volte ha dichiarato di non poterne “abusare” – e le prestazioni contro Udinese e Sampdoria sembravano confortare la scelta tattica; la partita di Riyad, contro una squadra che c’aveva già messo in seria difficoltà quindici giorni addietro (peraltro con un nostro modulo diverso), ha riportato tutti sulla terra. Occasioni pericolose manco a parlarne e squadra spesso in affanno contro avversari bravissimi a giocare soprattutto in verticale.

Altra considerazione da fare è quella che riguarda la rosa: la sensazione è che la maggior parte dei giocatori a disposizione del mister non abbia le caratteristiche per esaltarne le idee di gioco.

Per dirne una: il reparto centrale, non di primissima qualità, malgrado l’arrivo di Ramsey e Rabiot, non ha nelle proprie corde quella di riuscire a reggere il pressing alto – uno dei dogmi sarriani – per tutti (o buona parte) i novanta minuti.

È chiaro che in tal caso le responsabilità sarebbero da attribuire a chi staziona ai piani alti della Continassa, perché bisognava accompagnare la scelta del tecnico con operazioni di mercato funzionali al medesimo.

Sappiamo bene però che alla Juve il mercato lo fa la dirigenza, senza interfacciarsi troppo con l’allenatore: è stato così per Conte (che sbroccò e andò via perché non gli facevano mettere bocca in proposito); è stato così per Allegri (che chiedeva da sempre un trequartista e gli presero… Hernanes); è così anche per Sarri che, come i suoi predecessori, dovrà ingegnarsi per trovare la quadratura e cercare di raggiungere gli obiettivi stagionali.

Nessun dramma, né de profundis sia chiaro, solo la presa di coscienza che a cinque mesi dall’arrivo del nuovo allenatore la Juve non abbia ancora una fisionomia chiara; attualmente possiamo dire che non siamo né carne né pesce, ma un cantiere costantemente aperto.

Auspichiamo che il nuovo anno possa far scattare la scintilla che indirizzi la squadra verso una direzione precisa foriera di soddisfazioni e trionfi (italiani e non) perché è ciò che, alla fin fine, interessa a noi inguaribili romantici.

Buone feste a tutti gli innamorati della maglia a strisce bianconere!!!

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Opinioni

  • Sarrismo alla sabauda

    “La Juve entra in una nuova dimensione? No, come prima conta vincere. Siamo qui per questo. Non c’è una ricetta su...

    Dimitri Cimolato22 Febbraio 2020
  • Il fischio al naso

    Ciao Paulo, benvenuto, dopo soli 5 anni, nella squadra i cui tifosi fischiavano Fanna, Galia, fischiavano Tacchinardi, fischiarono Fortunato certo senza...

    Massimiliano Mingioni18 Febbraio 2020