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Fiorentina – Juve 4-2

Una Juventus da psicologo, brutta botta al Franchi: i bianconeri, in vantaggio 2-0, si fanno rimontare fino al 4-2 finale.

Per dare una spiegazione a quanto accaduto al Franchi servirebbe un neuropsichiatra del calcio, professione che non mi risulta esista. Si perché il calcio non è una scienza esatta, altrimenti non si spiegherebbe come una squadra in vantaggio per 2 a 0 fuori casa, al sessantacinquesimo minuto, con gente del calibro di Buffon e Pirlo (vincitori della coppa del mondo, scudetti e champions league, protagonisti in passato di memorabili rimonte subite), dopo aver sfiorato a più riprese il gol del tre a zero possa subire una disfatta come quella di oggi. Il 4-2 finale non rispecchia esattamente i reali valori espressi in campo, tuttavia bisogna onestamente ammettere i grandi meriti della Fiorentina quanto a voglia e ferocia nel momento in cui la Juventus è uscita anzi tempo dal terreno di gioco. La determinazione, la concentrazione, l’organizzazione, sono aspetti del gioco in cui, negli ultimi due anni e passa, pochi ci sono stati superiori. Oggi probabilmente la Juventus è superiore a livello tecnico rispetto a questa Fiorentina, ma non lo è stata in quelli che solitamente sono suoi punti di forza.

I problemi sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Per molti la causa di questa sconfitta è la mancanza di “fame” da parte di qualcuno dei giocatori e in parte è un’analisi condivisibile. E’ sempre difficile per l’allenatore e lo staff tecnico tenere alto il desiderio di vittoria dopo averne fatto indigestione. Alcuni altri pensano al gioco espresso dalla prima Juve di Conte e lo rimpiangono. Vero anche questo: durante la stagione 2011-2012, anche se con alterne fortune a livello di risultato, la squadra azzannava la partita concedendo veramente poco all’avversario, con un’applicazione pedissequa delle indicazioni impartite dall’allenatore-joystick, mentre questa va a tre cilindri, si concede preoccupanti pause ed è generalmente meno ordinata. Altri ancora attribuiscono le colpe al mercato. Preso Tevez (anche oggi uno dei migliori) ad un prezzo stracciato ed avendo già acquisito Llorente, la scelta di spendere 15 milioni di euro per un difensore come Ogbonna (peraltro di ottime prospettive ma sempre una riserva) piuttosto che puntare su un tipo di giocatore che consentisse maggiore flessibilità tecnico – tattica nell’affrontare alcuni tipi di partite, si è rivelata fino ad oggi un azzardo. C’è chi punta il dito su una preparazione atletica molto dura, che consentirà alla squadra di essere al top più in là. In ultima analisi c’è chi attribuisce i nostri mali al modulo, il 3-5-2 che non sta dando i risultati sperati.

Questi ed altri fattori potrebbero aver contribuito, nell’insieme, alla sconfitta di oggi, ma i problemi emersi in maniera così sconcertante a Firenze si trascinano dall’inizio della stagione. La squadra subisce troppi gol, la maggior parte per errori individuali il che nell’insieme non può essere una casualità. Un episodio è casuale. Due episodi sono casuali. 10 gol presi in 8 partite a causa 9 errori individuali (escludiamo solo il primo gol di Muntari derivato da una situazione fortuita) non sono più frutto di chissà quale congiunzione astrale. La difesa un tempo imbattibile oggi è perforabilissima, anche da un Bulut o da un danese (che non è un dolce) qualsiasi: se consideriamo la Champions League arriviamo a 13 gol in 10 partite. La squadra è meno ordinata e meno lucida rispetto al passato nella fase offensiva con ripercussioni evidenti su quella difensiva. Ci stiamo riabituando ad un Bonucci prima maniera, ad un’icona come Buffon che per l’ennesima volta si sottopone ad una pessima figura. Il suo impermalosirsi davanti ai microfoni non è di aiuto a nessuno, il passato nel calcio non conta, conta il futuro. Il miglior portiere di tutti i tempi può sbagliare ma quando gli errori si susseguono smette di essere il miglior portiere di oggi. Io e Gigi abbiamo la stessa età e vorrei aver fatto un decimillesimo di quello che ha fatto lui nella vita, ma una riflessione è d’obbligo.

Nessuno afferma che i mali della Juventus siano incurabili, ma sfido chiunque a negare che ci siano alcuni problemi. Lo psichiatra della premessa direbbe che ammettere di avere dei problemi rappresenta il primo passo verso la guarigione. Testa cuore e gambe. Per adesso mancano un po’ tutte e tre, ma se non sta bene la testa il cuore non basta e le gambe non girano.

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