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Genoa-Juve, la lanterna a indicare la via

Dopo il buon esordio casalingo con il Cagliari, sabato la Juve si recherà al Ferraris di Genova per affrontare una delle trasferte più difficili e fastidiose del campionato.

Storicamente la trasferta di Genova ha sempre rappresentato un bello “scoglio” da superare per tutte le formazioni della serie A, Juve inclusa.

A maggior ragione questo succede se ti trovi ad affrontarla alla seconda giornata di campionato, dove si sa la Juve di Allegri non è mai al top della forma causa i carichi elevati che il mister livornese ama usare nella preparazione.
Questo, sommato al fatto che nelle prime giornate la squadra bianconera sotto la gestione “allegriana” è sempre stata un cantiere aperto, rappresenta da sé il grado di difficoltà dell’impegno in terra ligure.

Ormai infatti il modus operandi di Allegri è conosciuto: per trovare l’assetto ideale giocando le partite ufficiali sperimenta posizioni e moduli all’interno della partita stessa cercando di coniugare a questo il risultato pieno dei tre punti.
Questo è successo con il Cagliari dove ha schierato sostanzialmente la squadra dell’anno scorso, con soltanto Rugani al posto di Bonucci in difesa e Marchisio per Khedira nel cuore del centrocampo accanto a quello che sembra uno degli inamovibili di Allegri ovvero Pjanic nel 4231, per finire con un 433 con Matuidi e Khedira mezz’ali ai lati del bosniaco e un tridente atipico con Dybala centravanti e D.Costa e Mandzukic esterni d’attacco. Nel mezzo di questa mutazione, prima della sostituzione di Higuaín, c’è stato uno scorcio di 4321 con Costa e Dybala più stretti dietro al 9 argentino. Questo per far comprendere maggiormente come ancora Allegri stia sperimentando tutte le molteplici soluzioni e varianti tattiche che sembra gli possa offrire la rosa di quest’anno.

Tutto questo va ulteriormente sommato alle altre insidie che potrebbero aumentare il grado di difficoltà per la partita di sabato pomeriggio. La principale di queste ovviamente la formazione di Juric, che nella prima giornata è andata a conquistarsi un punto sul campo non proprio facilissimo del Sassuolo del neo allenatore Bucchi, schierata con un 433 dotato sia di giocatori tecnici e veloci soprattutto nel reparto avanzato come Laxalt e Taarabt, sia di giocatori più esperti nel centro del campo come Bertolacci-Veloso, oltre a uno dei portieri più bravi e affidabili del campionato ovvero Perin.
Non trascurabile anche l’aspetto ambientale. Il Ferraris, si sa, è un catino assordante stile stadio di Premier League, con in pratica il pubblico sul campo che certamente non passerà inosservato, come sempre quando è la Juve a fare visita, in grado di spronare ed esaltare la propria squadra a dare il massimo soprattutto agonisticamente. Va anche detto però che nella sua storia di stadi così la Juventus ne ha calcati a centinaia.
Ovviamente la squadra bianconera ha tutte le carte in regola per tornare a Torino con i tre punti. La vittoria contro il Cagliari ha sicuramente dato fiducia e morale a giocatori e staff in questa prima fase delicata di avvio del campionato, dove sarà determinante l’approccio mentale che dovrà essere da subito impeccabile, memore anche del 3-1 rimediato un anno fa che fu il risultato di una delle peggiori partite mai giocate dalla Juve di questi 6 anni da dominatrice del campionato.
A mio parere proprio l’approccio mentale sarà la chiave della partita: per uscire dal Ferraris con i tre punti la Juve dovrà appellarsi a tutta la “tecniha”e la “halma” che da sempre predica il suo allenatore.
Sicuramente aggredita alta perlomeno in avvio di partita, la compagine bianconera dovrà uscire bene dal pressing, specialmente nella costruzione bassa dell’azione dove vedremo ancora molto probabilmente un Pjanic lavolpiano scendere in mezzo ai due centrali di difesa per dare inizio alla manovra. Pare chiaro infatti ormai che sia il bosniaco la principale fonte di gioco incaricata a dare sostanza ma soprattutto forma alle azioni della squadra tagliando e cucendo palloni per i compagni.
A maggior ragione alla luce della defezione di Marchisio, ai box per un mese per problemi al ginocchio operato 16 mesi fa. Questo proprio non ci voleva per Allegri, perché il Marchisio visto nel precampionato e con il Cagliari sembrava fatto con il pennello per stare accanto a Pjanic nel duo in mezzo al campo.

Nonostante questo la Juve dovrà ancora lavorare molto per raggiungere il picco di forma smagliante che è sembrato contraddistinguere una formazione su tutte le altre nel primo turno di campionato da subito sul pezzo: il VARcellona.

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