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Grazie Massimiliano…

Lasciando da parte il furto subìto negli ultimi secondi della partita dell’altra sera, insieme alle sterili polemiche italiote innescate dalle reazioni più che giustificate di giocatori e dirigenti juventini, proviamo a parlare (anche) di calcio giocato.

Togliamoci subito il dente: nessuno di noi, nemmeno il più romantico dei sognatori, avrebbe puntato un solo centesimo sulla rimonta della Juve nel ritorno dei quarti contro il Real Madrid.

Vuoi perché nella storia della Champions (e della Coppa dei Campioni in generale) quelli non hanno mai perso con tre gol di scarto in casa.

Vuoi perché gli avversari sono oggettivamente superiori e hanno molta, troppa, esperienza in questa competizione – che considerano il giardino di casa – per poter gettare alle ortiche quanto costruito allo Stadium.

Vuoi perché “come puoi pensare di tenere a bocca asciutta Cristiano Ronaldo per novanta minuti”?

Effettivamente c’erano troppi “vuoi perché” per poter anche solo sperare di ribaltare il risultato dell’andata. Da più parti si diceva che sarebbe stato saggio giocare una partita intelligente per salvare almeno l’onore (uno dei tanti luoghi comuni stupidi che girano nel mondo pallonaro), evitando così il rischio di prendere un’ulteriore imbarcata dopo Cardiff e Torino.

Con uno 0-3 sul groppone da recuperare, teoricamente, non avresti molta scelta sul tipo di partita da impostare; se vuoi almeno provare e far saltare il banco, devi gettarti all’arrembaggio fin dai primi minuti e sperare che ti vada tutto per il verso giusto.

Ok, però dall’altra parte c’è il capocannoniere di sempre della Champions, ci sono i pluricampioni d’Europa (mica la Canovese, cit); quindi, giocare una gara d’attacco comporta prendersi notevoli rischi, ossia invitare a nozze le Merengues.

Ed ecco che quel geniaccio di Massimiliano Allegri, ancora una volta, tira fuori dal suo cilindro l’ennesimo capolavoro tattico di questi anni: la Juve gioca una partita ordinata, con grande raziocinio, senza mai strafare perché di fronte ci sono sempre “quelli là” che ti punirebbero al primo soffio di vento.

Non si dica che l’1-0 ottenuto al secondo minuto di gioco abbia “facilitato” il compito perché ci restava pur sempre da scalare l’Everest e noi eravamo ancora alle pendici della montagna.

Proseguendo in questo canovaccio la formazione bianconera arriva così all’ora di gioco che ha già azzerato il passivo dell’andata. Sempre tenendo una condotta di gioco “pulita”, senza troppi fronzoli.

L’allenatore livornese ha portato gli avversari esattamente dove aveva programmato, ovvero a imbottigliarsi nel mezzo, togliendo loro la principale arma di cui dispongono: la verticalità.

Per dirne una: quante volte Marcelo ha sfondato sulla fascia sinistra, dove solitamente scava un solco quando è in giornata di grazia? Al contrario, è stato costantemente messo in difficoltà da Douglas Costa (peccato che l’ammonizione per il Ficarra brasileiro sia arrivata solo nel finale).

Naturalmente non leggeremo mai da nessuna parte “è nato l’Allegrismo”, né ascolteremo in telecronaca “schemi perfetti e triangolazioni da playstation” perché Max ha la fama di essere uno che pensa solo a vincere le partite 1-0 e si affida esclusivamente all’estro dei suoi giocatori.

C’è un altro grandissimo merito che dobbiamo riconoscere a questo signore: aver impresso nella testa di molti dei suoi ragazzi (magari non ancora in tutti) la convinzione che, a questi livelli, se la possono giocare contro qualsiasi avversario, senza troppe remore.

In queste stagioni abbiamo assistito a diverse esibizioni sui terreni della Champions che c’hanno fatto lustrare gli occhi: Dortmund, Monaco di Baviera, Barcellona in casa l’anno scorso, l’altra sera (sopra tutte).

Saremo (anche se non proprio tutti, lo so) eternamente grati a Massimiliano da Livorno per il grandissimo lavoro psicologico che ha svolto dal primo giorno che ha messo piede a Vinovo, oltre naturalmente che per i risultati ottenuti.

Manca ancora la ciliegina sulla torta della vittoria finale, ma questa, si sa, è un’altra storia.

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