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Hic sunt Lyonnais

Ne ho già parlato su queste pagine, e anche stavolta bisogna commentare una prestazione (?!) alquanto scialba, per rimanere nell’eufemismo. Ma non è della partita che parlerò.

Quali sono i motivi di queste debacle ripetute anno dopo anno? Partiamo dall’inizio, come sempre.

Quando ero ragazzino, negli anni 70-80, c’era la Juve del Trap, che dava il meglio di sé in primavera, rimontando se attardata o allungando se già prima.

Poi sono cresciuto, ed è arrivata la Juve di Lippi, che aveva come caratteristica proprio il cammino di Coppa in primavera.

Rampulla, storico portiere di riserva, una volta disse:

“Gli anni di Lippi, dove abbiamo vinto tutto il primo anno e la Champions al secondo, ricorderò sempre che all’inizio di ogni stagione in ritiro parlavamo già della finale per capire solo contro chi l’avremmo giocata, quello era il nostro unico problema”.

In realtà il problema era anche che quasi sempre la finale la si perdeva, ma almeno ci si arrivava.

Tralasciando gli anni 2004-2007, in cui non ho quasi mai seguito il calcio per problemi personali, posso asserire che ero abituato ad un’esplosione, diciamo, in primavera, con vittorie e partite decisive portate a casa.

Ma è da qualche anno che in primavera non solo non c’è più la cosiddetta “esplosione”, ma la squadra rallenta ritmo e gioco.

Mi affido ai numeri.

Nella stagione 2016-2017 abbiamo portato a casa Campionato e Coppa Italia, arrivando anche in finale di Supercoppa Italiana e soprattutto alla maledetta finale di Cardiff.

Tutto sommato, niente male. Giocarono quella partita Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Dani Alves, Pjanic, Khedira, Alex Sandro, Dybala, Higuain, Mandzukic.

Il problema, secondo me, di quella squadra, è che i cambi non erano all’altezza dei titolari (infatti ad un certo punto entrò Lemina, e ho detto tutto).

Come molti hanno detto e scritto, a Cardiff qualcosa è successo.

All’inizio della stagione 2017-2018 arrivano un po’ di giocatori (Sczcesny, De Sciglio, Matuidi, Bentancur, Douglas Costa, Bernardeschi), e vanno via Bonucci e Dani Alves.

Si rivince il campionato, ma solo per il suicidio del Napoli e il famoso scudetto perso in albergo, a parere mio.

Allegri fa fatica a trovare la quadratura del cerchio, e la squadra inizia a vivere l’incubo “infortuni nella fase cruciale della stagione”.

Ai quarti di finale di Champions, partita perfetta a Madrid dopo un mezzo suicidio casalingo; il famoso arbitro Oliver, “bidone di spazzatura al posto del cuore”, assegna un rigore al 90° e veniamo eliminati.

Giocano quella partita Buffon, De Sciglio, Chiellini, Benatia, Alex Sandro, Khedira, Pjanić, Matuidi, Douglas Costa, Higuaín, Mandžukić.

La panchina è migliorata, ma ancora manca qualcosa. Tra l’altro, come detto, spuntano un po’ di infortuni nei momenti cruciali.

La stagione 2018-2019 viene ricordata soprattutto per l’arrivo di Cristiano Ronaldo, sì, proprio quello che ci ha estromessi calciando (sigh) bene quel rigore di cui sopra.

Vanno via Buffon, Marchisio, Lichtsteiner, Asamoah e Higuain e arrivano, oltre al portoghese, Perin, Cancelo ed Emre Can, e ritorna Bonucci.

L’organico non è male, ma si incomincia a capire che non si tornerà più ad avere quel centrocampo con Pirlo-Pogba-Marchisio-Vidal.

Tant’è vero che ad un certo punto Allegri si era inventato il 4-2-3-1 proprio per sopperire alla poca qualità dei centrocampisti.

Con questa rosa e con Cristiano in squadra, però, vira decisamente sul 4-3-3.

L’anno di CR7 in bianconero è a tinte chiaroscure, dominio in campionato, qualche distrazione in Coppa (ma le due partite con il Manchester Utd fanno ben sperare).

In primavera, esattamente come l’anno precedente, si spegne la luce.

Infortuni a raffica (ogni anno, sui quotidiani, leggo “record di infortuni alla Juve”, eppure nel 2012 non era così), scarsa condizione, partite cruciali sbagliate.

Ci si illude con la rimonta con l’Atletico, ma i ragazzini dell’Ajax ci fanno fuori ai quarti.

Altre cose strane accadute in primavera, o giù di lì.

Marotta annuncia l’addio (poi si scoprirà che un dirigente di un’azienda quotata in borsa non ha una clausola contrattuale che gli impedisca di andare a lavorare per la concorrenza); la Juve, già certa del campionato, viene estromessa da Atalanta e Ajax da Coppa Italia e Champions, rispettivamente.

Agnelli rinnova la fiducia al tecnico, che dice:

“E’ già da novembre che ho in mente la squadra dell’anno prossimo”.

Ecco, qui c’è tutto il discorso.

Allegri si era accorto che, sia per motivi di età, sia per motivi di appagamento, ma, aggiungo io, anche per motivi caratteriali, almeno 5 o 6 titolari avrebbero dovuto fare le valigie.

Ma poiché non sei né il Real né il PSG, che hanno 400 milioni ad ogni mercato, hanno preferito cacciare il tecnico, investire su un giocatore giovane (De Ligt), e prendere un paio di parametri zero (ormai schiavi delle plusvalenze, tocca farlo, almeno finché la U23 non ti garantirà almeno quello).

Ma i pezzi del puzzle non si sono incastrati fin dall’inizio.

Fronte tecnico.

Allegri viene di fatto licenziato, il 18 maggio 2019, nonostante, oltre ad aver vinto 11 trofei in 5 anni, abbia condotto i bianconeri per tre volte di fila almeno ai quarti di Champions, cosa mai successa.

Il 16 giugno, dopo un mese delirante, soprattutto sui social, viene annunciato il nuovo allenatore: Maurizio Sarri. Che con la Juve, questa Juve, c’entra davvero poco.

Fronte squadra.

Mercato strano, molto strano. Plusvalenza con Cancelo, Spinazzola e Kean, al loro posto Danilo, Pellegrini e il rientrante Higuain. Torna anche Buffon, per fare il vice Szczcesny, stavolta.

Arrivano De Ligt, Demiral, Ramsey e Rabiot, ma non parte nessuno (a parte Pellegrini).

Così ci si ritrova con una rosa abnorme, con i famosi esuberi, che però alla fine diventano i titolari (Matuidi, Khedira, Dybala e Higuain, che la dirigenza prova a vendere per tutta l’estate).

Quelli che restano diventano a loro volta esuberi, e vanno via (Perin, Pjaca, Mandzukic ed Emre Can).

Rosa assortita male? Allenatore non adatto? Dirigenza incompetente?

Halma, come direbbe Max.

La rosa è composta da quasi tutti giocatori che militano nelle rispettive nazionali, quindi scarsi non sono.

La dirigenza è la stessa che ha portato 16 trofei in 8 anni.

Sull’allenatore mi sono già espresso, ma ho anche sempre detto che l’allenatore più del 20% non conta.

Allora qual è il problema?

Stamattina un collega mi ha detto: “eppure rispetto all’anno scorso la rosa sembra più forte”.

Eccolo il problema! Sembra!

In realtà, questa rosa, come detto, dove sono andati via i giovani per lasciare spazio agli anziani, ha un anno in più rispetto all’anno scorso.

Dirò di più. Ricordate la finale di Cardiff?

Buffon, Bonucci, Chiellini, Pjanic, Khedira, Alex Sandro, Dybala e Higuain tra i titolari, e Cuadrado tra le riserve ancora sono in rosa.

E hanno tre anni in più, non uno.

Nella partita Lione-Juventus, di quella formazione, hanno giocato titolari Bonucci, Pjanic, Alex Sandro, Dybala e Cuadrado, e Higuain è subentrato. Ma solo perché Chiellini e Khedira sono stati lungodegenti.

La verità è che questa rosa è logora e forse forse il buon vecchio Max ci aveva visto lungo. E qualcuno ha forse la pancia piena.

Soluzione?

Un paio di soluzioni mi vengono in mente, ma, per vostra fortuna, non sono io a doverle trovare.

Detto questo, forza Juve, fino alla fine.

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Opinioni

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