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Il nuovo assetto societario

Confesso che l’annuncio dell’addio di Marotta mi ha colto di sorpresa: 7 anni di trionfi sportivi, ricavi in crescita, uno status europeo finalmente riconquistato e l’arrivo di Cristiano Ronaldo come ciliegina sulla torta: cosa c’è che non va? Da dove viene l’esigenza di cambiare una dirigenza vincente?

“Come si cambia
per non morire
come si cambia
per ricominciare”

Il motivo è racchiuso in questi pochi versi della splendida canzone di Fiorella Mannoia: è giunta l’ora di cambiare “per non morire”, ossia per non farsi distaccare troppo a livello di ricavi dalle big del calcio mondiale; è giunta l’ora di cambiare “per ricominciare”.
Io stesso, quando a luglio segnalavo che l’arrivo di CR7 rappresentava una svolta nella strategia di crescita del brand e dei ricavi, non avevo compreso appieno la portata di quel segnale. Eppure, se ci pensate, quando Agnelli si sedette nel 2010 sulla poltrona di Presidente della Juventus, fece due cose: varò una nuova strategia di crescita dei ricavi, incentrata sullo stadio, e cambiò il vecchio management. Oggi, CR7 rappresenta “la nuova strategia di crescita dei ricavi” e l’addio di Marotta (e Mazzia) sono il cambiamento nel management.
Quella che io vedevo come una maratona, Agnelli la pensa più come una staffetta: chiusa la prima frazione, è il momento di passare il testimone ad altri.

Già, ma il testimone passa da Marotta a… a chi?

Agnelli, a chi gli chiedeva se ci sarà (e chi sarà) il nuovo AD* (o CEO*, che fa più figo), ha glissato: “l’attribuzione delle deleghe spetta al CDA*, che si insedierà ufficialmente il 25 ottobre. Poi saprete.” In attesa di sapere, proviamo a fare dei ragionamenti e qualche ipotesi.

Fino a oggi, la struttura societaria prevedeva due CEO: Marotta e Mazzia. Al primo era delegata la gestione dell’area sportiva, di cui era unico responsabile (“per il calciomercato chiedete a Marotta”, diceva sempre Agnelli); all’altro era invece delegata la gestione dell’area amministrativa, in qualità di CFO*. Entrambi sedevano nel consiglio di amministrazione. L’area ricavi invece era curata da 3 persone: Giorgio Ricci, Federico Palomba e Silvio Vigato. Questo “tridente” riportava a Francesco Calvo, CRO* di Juventus e direttore commerciale. La sua carica, per quanto ne so, è rimasta vacante dopo il suo addio.

La “nuova” Juventus, come ha detto Agnelli, continuerà a funzionare sulla base dello stesso modello organizzativo: 3 aree di competenza (sport, ricavi, servizi) con deleghe forti ai responsabili di queste aree.

In qualità di CRO è stato promosso, come sapete, Giorgio Ricci: è mia personale convinzione che Ricci, de facto ancorché non de jure, svolgesse già questo ruolo dopo l’addio di Calvo.

In qualità di CFO è stato promosso Marco Re. A differenza di Mazzia, per quanto si sa oggi, non avrà però anche il ruolo di CEO, che era del suo predecessore, e non siederà nel CDA.

L’area sportiva è quella dove sembra esserci la rivoluzione più sostanziale. Fino a oggi Marotta svolgeva il doppio ruolo di AD e, benché non nominato espressamente, quello di DG*. A coadiuvarlo nelle sue funzioni, il vicepresidente Pavel Nedved e il DS* Fabio Paratici.
Come giustamente mi faceva notare Nino Ori, a parte l’infausta epoca 2006-2010, non risulta che la Juve abbia mai avuto prima la contemporanea presenza di DG e DS. In questi 8 anni addirittura il DG, oltre a essere gerarchicamente superiore al DS, era pure AD in parallelo con un altro suo pari ruolo: Mazzia. Una notevole concentrazione di cariche e di poteri operativi in una sola costosa (Marotta è probabilmente il manager di squadre di calcio più pagato degli ultimi anni) figura: non è peregrino pensare che alla Juventus abbiano ritenuto ci fosse “troppa concentrazione” e abbiano deciso di porvi rimedio. Al suo posto è stato quindi promosso Fabio Paratici; o meglio, Fabio Paratici assumerà le deleghe operative di Marotta, senza prenderne tuttavia il posto in Consiglio.

Già, perché la rivoluzione organizzativa più grossa sembra essere proprio questa: nessuno dei 3 titolari delle deleghe operative (Paratici-Sport; Ricci-Ricavi; Re-Servizi), contrariamente a quanto succedeva per Marotta e Mazzia, siederà più nel CDA.
Se tutto questo impianto sarà confermato dall’assemblea del 25 ottobre, pertanto, nessuno dei responsabili delle 3 aree organizzative parteciperà più all’assunzione delle scelte strategiche: le “subiranno” e le dovranno semplicemente attuare.

L’altro aspetto degno di nota è che sembra vada delineandosi una struttura manageriale più corta: Agnelli e il CDA ai vertici, i 3 direttori operativi subito sotto. Al momento, stante l’assenza di indiscrezioni, sembrerebbe si vada verso una struttura senza CEO, con i responsabili delle diverse aree che riportano direttamente ad Agnelli.

D’altro canto però è difficile pensare che una S.P.A. delle dimensioni della Juve non abbia un Amministratore Delegato. Due potrebbero essere le ipotesi: l’assunzione delle deleghe da parte di Andrea Agnelli; la nomina di un AD di fiducia del Presidente.

Nel primo caso, la Juve diventerebbe “la Juve di Andrea Agnelli” a tutti gli effetti: a lui spetterebbero infatti sia le funzioni strategiche di indirizzo, in qualità di Presidente, che quelle decisionali, in qualità di AD. Tutti i responsabili di area (Paratici, Ricci, Re) riporterebbero direttamente a lui, senza filtri intermedi.
Certo, non ce lo vedo proprio Agnelli ad andare davanti alle telecamere, ogni pre o post partita, a farsi “smarronare” dal giornalista di turno in merito alle indiscrezioni di mercato e all’episodio dubbio in area di rigore. A questa “funzione di rappresentanza”, ad esempio, potrebbe essere delegato il Vice Presidente Pavel Nedved.

Nel secondo caso invece ci potrebbe essere la nomina di un AD, con però minori poteri rispetto a Marotta (le deleghe sembrano essere già state distribuite “in basso”, ai responsabili d’area, quindi inevitabilmente la figura dell’AD ne risulterebbe svuotata); dovrebbe trattarsi di una persona della massima fiducia di Andrea, che sarebbe incaricato di monitorare l’attuazione alla view strategica, a cui riportano i responsabili di settore e che a sua volta riporterebbe ad Andrea Agnelli, quindi con funzioni di raccordo sia orizzontale (tra le diverse aree) che verticale (tra le aree e il Presidente): Arrivabene potrebbe essere la persona con queste caratteristiche.

Comunque vada a finire, al momento sembra si stia delineando una struttura decisionale molto più snella, con Andrea Agnelli sempre più addentro nelle decisioni non solo strategiche ma anche operative.

Il 25 ottobre sapremo.

 

*Disclaimer sugli acronimi:

AD: Amministratore Delegato

CEO: Chief Executive Officer

CDA: Consiglio di Amministrazione

CFO: Chief Financial Officer

CRO: Chief Revenue Officer

DG: Direttore Generale

DS: Direttore Sportivo

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