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Il talento di Mr. Sarri

Come ha detto Giuseppe in “Adelante, Pedro, si puedes”, a volte è necessario agire in fretta, ma con calma. Più che altro con pazienza.

Adesso è una di quelle volte. Cerco di spiegarmi.

Maurizio Sarri è ormai dal 16 giugno l’allenatore che guiderà la Juve per le prossime stagioni e, al di là delle perplessità personali, è stato scelto dal management bianconero per la sua idea di calcio, diversa certamente dagli ultimi 4 allenatori bianconeri: da Ranieri ad Allegri, passando per Del Neri e Conte (mi perdonino Ciro e Zac, ma anche se avevano un’idea di calcio, non hanno avuto né modo, né tempo per farcelo notare).

La formazione prediletta dal tecnico romano è sempre stata un 4-4-2 vecchio stile, leggermente riveduto e corretto nel periodo inglese, ma pur sempre di vecchio stampo. Idem Del Neri, che in carriera non ha mai usato altri moduli.

Conte, arrivato alla Juve, avrebbe voluto usare un 4-4-2 offensivo (4-2-4), ma per una serie di motivi (soprattutto per non lasciare fuori uno tra Barzagli, Bonucci e Chiellini), virò velocemente su un 3-5-2 e non lo abbandonò più.

Allegri è quello che, se vogliamo parlare di numeri e schemi, ha avuto sicuramente più inventiva e coraggio, passando dal 3-5-2 al 4-2-3-1 al 4-3-3 dell’ultima stagione.

Ma il calcio non è solo schemi e numeri. Se c’è una cosa che ha contraddistinto la Juve degli ultimi anni è stata la solidità difensiva.

Infatti, in Italia, negli ultimi 12 campionati di Serie A, ha vinto il titolo la squadra con la miglior difesa; in solo 4 di questi aveva anche il miglior attacco (il discorso cambia in Europa, ma quello lo avevo già spiegato in un commento in un altro articolo: “in Champions, di quelle agli ottavi, nei gironi hanno segnato meno di noi solo Manchester Utd. e Schalke” e infatti…).

Sarri negli ultimi 4 anni non ha mai avuto la migliore difesa e, tranne una volta, mai il migliore attacco, anche se negli anni di Napoli la squadra raramente non segnava almeno un gol: 6 volte nel 2015-2016, 3 l’anno successivo e ancora 6 nell’ultimo anno del toscano sulla panchina azzurra.

La speranza è che non si venga presi dal cagasottismo al primo 4-3, solo perché si sono presi 3 gol.

Ma l’idea di gioco non è solo nei numeri, come dicevo. A volte ci siamo interrogati, anche su queste pagine, e Nino è uno che spesso se/ce lo chiede, cosa significhi “bel gioco”.

Il bel gioco è quello che cattura l’occhio, o è anche quello efficace, che ti fa vincere le partite? Conta più “lo scudetto del bel gioco” o l’albo d’oro?

“Il calcio è molto semplice: c’è una fase offensiva e una fase difensiva, e bisogna farle bene tutte due. E l’obiettivo finale è il risultato. (Max Allegri)”

“A noi piace vincere 3-1, il nostro obiettivo è la bellezza. Ci piace divertire e divertirci. (Maurizio Sarri)”

Nei tre anni napoletani di Sarri si punzecchiavano così i due allenatori, ognuno con la sua filosofia.

Ma Sarri riuscirà ad imporre la sua idea di gioco in un posto dove così radicata è l’idea che il “bel gioco” corrisponda con i risultati? Vedremo.

Intanto, fino ad ora, ho personalmente colto tre cose.

Rapporto con CR7.

Ovviamente, trattandosi di uno dei più forti calciatori di tutti i tempi, sarebbe uno spreco imbrigliarlo in schemi o tattiche. La Juve di Sarri sarà sicuramente 10+Cristiano. Ed è un passo in avanti del tecnico, che è passato dalle prime dichiarazioni: da “Ronaldo prima punta” è passato a “parte dalla sinistra ma può stare anche 10 metri più avanti” e ultimamente a “fa quello che vuole”.

Bene. Al Chelsea ci aveva messo molto di più a capire che Hazard (il suo giocatore offensivo più talentuoso) andava lasciato libero di esprimersi, e mettere la squadra a sua disposizione.

Secondo, la preparazione atletica.

Sono sicuro che ci sarà un miglioramento (anche perché fare peggio di quanto fatto negli ultimi anni, con giocatori fermi per infortunio nei momenti cruciali della stagione, pare un po’ impossibile), soprattutto perché Sarri sta puntando tutto sul ritmo. Se la squadra ha ritmo, tiene palla e come diceva un vecchio allenatore,

“Palla a noi, giochiamo noi. Palla a loro, giocano loro”.

Più la teniamo, più possiamo portare avanti le idee di creare gioco, e non di subirlo. E per tenerla di più, il ritmo va aumentato. L’esperienza inglese è sicuramente servita al mister.

Terzo, la rosa. Su questo il discorso va approfondito, ovviamente.

Suggerisco la lettura di quanto scrive Stefano, che tra l’altro aggiorna continuamente l’articolo, per cogliere quanto sto per dire.

A prescindere da quanto un allenatore voglia fare, è solo a fine mercato che avrà a disposizione la rosa definitiva. Anche alla Juve.

Considerando la rosa attuale, Sarri ha avuto, in questa prima parte della preparazione, tutti i portieri, quattro difensori su cinque, ma in centrocampo e in attacco ha potuto provare solo chi c’era, circa il 50% della rosa. Quindi è presto per capire come giocherà, chi schiererà, e così via. Ho provato ad immaginare, su una base di 54-56 partite, quante di queste giocherà ciascun giocatore, su mie preferenze personali, ovviamente, e basandomi più o meno sulle presenze dello scorso anno.

Portieri

Difensori laterali

Difensori centrali

Centrocampisti

Attaccanti

 

Gli interrogativi che ho io nella testa immagino li abbia anche Sarri, che, però, è chiaramente più informato di me su chi resterà e su chi partirà, e soprattutto su chi schierare oppure no, visto che lo decide lui. Io ho fatto solo delle ipotesi di impiego.

Non entro nel discorso bilancio e nel discorso liste, che Stefano e Nino trattano con maggior competenza di me. Il mio è un discorso puramente logico.

Ma si sa che la logica e il calcio sono contrapposte, come prosa e poesia, come bianco e nero. Che sono i nostri colori, e che fino alla fine tiferemo.

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