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Il vero nueve e il falso diez…

E’ stato molto di più di un sogno di una notte di mezza estate. Julian Draxler è stato il trequartista desiderato, inseguito, voluto dalla Juventus e da tutti i tifosi. Soprattutto chiesto dal mister, al quale è mancato solo l’ultimo tassello per un mercato che ha rischiato di essere perfetto. E’ mancata la ciliegina, che poi sarebbe stato il perno del gioco di Allegri, ovvero quel trequartista dinamico, capace anche di essere utile per gli altri compagni di reparto, e magari in grado di ricoprire più ruoli. Si è sempre detto che il trequartista per Allegri rappresenta un elemento fondamentale per il suo gioco, quella variabile impazzita in un sistema organizzato, e le difficoltà di adattamento di Vidal e Pereyra nel ruolo (la scorsa stagione) avevano reso necessario l’acquisto del 10.

Tant’è, è rimasto un sogno, che è durato molto di più di una notte. Proprio mentre si complicava la trattativa per il tedesco, io scrivevo un pezzo sull’alternativa 433, e sulla non necessaria impostazione del sistema di gioco verso il 4312. Non era ancora arrivato Cuadrado, ma erano già stati avviati i contatti. Nel frattempo, avevamo perso con l’Udinese in casa, squadra che ci aveva punito, e che aveva già fatto emergere alcuni problemi della nuova Juventus. Ripresentatisi nella trasferta di Roma, ribaditi allo Stadium contro il Chievo.

Serviva una svolta, anche psicologica, un cambio di rotta e di sistema che è arrivato con la trasferta di Manchester: forse il cambio di passo, con un 433 che ci ha permesso di coprire meglio il campo, di stare più corti, più compatti. E di valorizzare proprio gli ultimi arrivi di agosto, ovvero Cuadrado in fascia ed Hernanes in regìa.

L’anno scorso avevo inserito la gara di Napoli tra quelle che hanno avuto un’importanza essenziale in quel percorso che ha permesso a Mister Allegri di affermarsi alla Juve, con le sue idee: 3 anni prima Conte aveva segnato la svolta del 352 contro Mazzarri, adattandosi all’avversario. Allegri ci è andato con le sue idee. Per me la gara di Manchester può rappresentare la svolta di quest’anno: la non necessarietà della presenza del trequartista e la ricerca di nuove soluzioni mi fanno pensare si può fare bene anche se ci si affida a sistemi diversi, che non prevedono l’idea del 10.

D’altronde, il Milan di Allegri aveva Boateng come trequartista, ovvero un falso dieci: il gioco del Milan era Zlatan Ibrahimovic, ovvero un giocatore universale, e non un semplice centravanti. Allegri può sfatare il “mito” del trequartista affidandosi a soluzioni diverse, che da semplici e sporadiche alternative possono in realtà diventare la marcia in più, la svolta che valorizza i giocatori a disposizione.

E non credo sia un caso il fatto che Mandzukic abbia fatto un gol da centravanti rapace, come nelle sue caratteristiche, e come non si vedeva da tempo alla Juventus: negli ultimi anni, da quando ci ha lasciati Trezeguet, non abbiamo mai avuto un vero e proprio centravanti capace di giocare palloni sporchi, di fare a sportellate, e soprattutto di buttarla dentro in qualsiasi maniera. Mandzukic sa fare tutto questo, e in un sistema che prevede l’appoggio di due uomini sulle fasce riesce ad esprimere al meglio le sue doti. A Manchester si è visto che il 433 può dare soddisfazioni, con un vero “nueve” e senza trequartista: anzi, senza aver bisogno nemmeno del falso “diez”…

2 Comments

  1. Alberto Fantoni

    18 Settembre 2015 alle 20:33

    ottimo articolo!
    c’è uno spunto a mio avviso molto interessante, e riguarda quella famosa partita di Napoli dove Conte decise di mettersi “a specchio” su Mazzarri.
    Dopo qualche mese quel modulo divenne il suo preferito fino ad arrivare al punto di non modificarlo più nei successivi 2 anni abbondanti salvo che nelle 2 partite col Real.
    La differenza con Allegri mi pare che sia nel fatto che Allegri non cerca di mettersi a specchio per potersi difendere meglio, ma cerca spesso il modulo più adatto a mettere in difficoltà quello avversario, quindi anche per offendere meglio: è questa sua duttilità che mi piace molto.
    Nel caso specifico di Manchester il timore che avevo (ne abbiamo parlato a @radiojuve) era quello del solito 5-3-2 che va in sofferenza quando trovi di fronte il 4-2-3-1, in quanto sulle fasce hai sempre inferiorità numerica e i 3 centrocampisti non riescono a raddoppiare con sufficiente velocità sui ribaltamenti di fronte degli avversari.
    Il 4-3-3 di Allegri ovvia a questo problema in quanto i 2 esterni (uno basso e uno alto) li aveva anche la Juve, ma soprattutto i 3 centrocampisti centrali si torvavano in superiorità numerica contro i 2 soli mediani del City, tanto è vero che il 1° gol nasce sì da un errore di posizione di Mangala ma anche dal fatto che Pogba ha una palla “scoperta” (cioè senza nessun pressing addosso) di notevole tranquillità di gestione, dovuta proprio al fatto che da quella parte il terzino destro Sagna era già occupato a tenere Evra, mancava l’aiuto di Nasri (al solito piuttosto restio a difendere) e i 2 mediani non potevano marcare contemporaneamente i 3 centrocmapisti della Juve.
    Ecco, la mia speranza è che Allegri prepari sempre così bene le partite, e che i giocatori lo seguano con questa determinazione: non è facile sacrificarsi come ha fatto Morata in quel ruolo se giochi una “normale” partita di campionato, è evidente che lo stimolo della CL è fondamentale in questo senso. Per il resto non mi sono mai fossilizzato sul trequartista o su qualsiasi altro ruolo, anzi continuo a pensare che il saper cambiare l’abito tattico della squadra sfruttando al meglio la profondità della rosa sia la soluzione migliore da adottare nel medio periodo

  2. clintuco

    18 Settembre 2015 alle 20:42

    Sono d’accordo con te, Allegri cerca sempre la soluzione adatta per ogni gara, senza speculare come spesso faceva Conte nel primo anno. Con qualche eccezione però,vedi la gara di Roma:il 352 ci ha praticamente condannati a fare una gara di attesa e difesa.

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