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Insieme a te non ci sto più (chi se ne va che male fa?)

Strani giorni, viviamo strani giorni, cantava qualche annetto fa il Sommo Maestro.
Faccio fatica a capire e a trovare un “filo logico importante” che leghi tutto quello che si è detto da quella serata di Cardiff; forse scrivendo riuscirò a capirci qualcosa, forse no, ma il Boniperti che è dentro di me mi dice che scrivere non è importante, è l’unica cosa che conta.
Dunque, andiamo in ordine rigorosamente sparso: cosa è rimasto di quella serataccia gallese? Ci siamo ripresi da quella Caporetto? Ce ne siamo fatti una ragione?
Personalmente dico di sì, più passa il tempo più capisco quanto non mi abbia fatto male e anzi quanto aumenti il rimpianto per il passato ma ci arriveremo tra un po’.

Sono giornate dal clima, oltre che bollente, pure isterico perché la settima sconfitta su 9 finali giocate ha destabilizzato definitivamente l’equilibrio (già precario, va detto) di non pochi tifosi bianconeri: la sera stessa, ovviamente, il cielo all’orizzonte sembrava non nero, di più.
Squadra da rifare, senatori da mandare in pensione, panchina corta, giocatori senza palle, dagli all’untore, gl’è tutto sbagliato, gl’è tutto da rifare!
I giorni seguenti la rabbia non è sbollita, anzi, forse è aumentata ed ognuno si è fatto la propria legittima opinione.
A distanza di 16 giorni, stimolato anche da alcuni articoli interessanti scritti dai miei colleghi su questo sito, voglio dire umilmente anch’io la mia.

Datemi dell’aziendalista, del filosocietario, o anche di inguaribile ottimista dall’aria vagamente socialista (cit.), ma con il passare dei giorni le nubi si stanno diradando e all’orizzonte vedo il sereno (e non vedo il perché del contrario).
Abbiamo perso una finale di Champions League, ok; sai che novità, aggiunge il sottoscritto, juventino formatosi con la disfatta di Atene.
L’abbiamo persa in modo vergognoso, con giocatori che se la sono fatta sotto: probabile, l’hanno detto loro stessi che alla prima difficoltà hanno svalvolato.
Io però ricordo che alla prima difficoltà la squadra ha reagito trovando il gol del pareggio, reggendo fino alla fine del primo tempo sul punteggio di 1-1, poi nel secondo tempo è crollata. Mancanza di attributi, crollo mentale ma anche fisico, con giocatori spremuti dopo una stagione impegnativa e, nello specifico, 5 mesi di modulo 4-2-3-1 con pochi cambi a disposizione.
Io ero il primo a dire che le energie si ritrovano per una finale di Champions League, ma se davanti ti trovi una squadra che ha vinto 2 delle ultime 3 edizioni (e l’unica volta che sono stati eliminati in semifinale ricordatevi con chi sono usciti), con il suo giocatore leader in forma smagliante e con l’allenatore che azzecca le mosse giuste, tutto diventa un tantino difficile: va bene fare autocritica, va bene non cercare alibi, va bene che “se giochiamo da Juve non ce n’è per nessuno” (sic.), va bene che noi siamo la Juve e quando perdiamo dobbiamo prendercela prima con noi stessi, ma quando succede ricordiamoci anche che dall’altra parte c’è un avversario che forse, e dico forse, può essere più forte di noi.
E, aggiungo, va bene che rispetto a 2 anni fa c’era (per modo di dire) più consapevolezza, che eravamo arrivati in finale non in modo casuale ma dopo alcune cavalcate da squadra di razza, ma evidentemente avevamo “sottovalutato” (noi tifosi), non riconoscendo la loro grandezza, quel Real Madrid che da marzo in poi è diventato una squadra schiacciasassi.
Va bene, contro il Bayern hanno avuto i loro aiutini (sai che novità…), ma ad esempio guardate il Cristiano Ronaldo contro il Napoli a Febbraio e quello degli ultimi 2 mesi e forse capirete che lui, come molti altri suoi compagni, era stato centellinato per arrivare in forma smagliante in primavera, e così è stato.
Certo, l’importante era arrivare in forma ad Aprile o Maggio, diceva così anche Allegri mesi fa (ahhh la mitica Juve di Marzo…), però nel frattempo le partite le devi giocare e vincere. La Juve per farlo, anche gestendo le partite una volta andati sul 2-0, doveva giocare con i soliti noti, il Real invece poteva fare turnover, di quello vero.
Per me la differenza sta qui: nella partita più importante della stagione noi abbiamo messo in campo Lemina al posto di Dybala, loro hanno mandato in tribuna James.
Poi si può discutere sul fatto che l’undici titolare nostro non era così inferiore al loro, ma se il loro undici era in realtà un sedici o diciassette la differenza poi doveva per forza venire fuori.

Capitolo atteggiamento: sì, ce la siamo fatta sotto, forse è stata una resa totale (e il gol del 3-1 che nasce da una palla persa nettamente da Mandžukić lo spiega bene), rimane il fatto che anche impegnandosi al 101% avremmo comunque perso (secondo me) perché il Real era superiore e la superiorità sarebbe venuta fuori.
Magari avremmo perso con l’onore delle armi, magari saremmo usciti a testa alta, magari non me ne sarebbe fregato un cazzo perché una sconfitta è una sconfitta e di uscire a testa alta non mi è mai interessato.

Capitolo mentalità difensiva: anche su questo tema si sono sprecati fiumi di inchiostro virtuale negli ultimi giorni.
A molti non va giù la mentalità troppo difensivista, il primo non prenderle, la difficoltà nel reagire ad un gol subito, l’ossessione di avere la difesa migliore eccetera eccetera.
Va da se che fino alla sera di Cardiff la BBBC era il nostro orgoglio, va da se che anche nei giorni successivi si sono beccati pure i miei di strali, io negli ultimi mesi tutta questa mentalità difensivista della Juve non è che l’abbia notata più di tanto.
Si ok, ero rimasto perplesso, per usare un eufemismo, a sentire Chiellini dopo il Sassuolo o Marchisio dopo il Siviglia (se non ricordo male), però dopo Firenze avevo notato un deciso cambio di marcia: una squadra sempre attenta alla fase difensiva si, ma molto più offensiva, capace di creare molte palle gol ma, e questo non si è sottolineato abbastanza, spesso incapace di tradurle in rete.
Quante partite vinte 2-0 o 2-1 potevano finire tranquillamente 4 o 5-0?
Quanti gol si sono mangiati i vari Dybala, Mandžukić, Cuadrado o Higuaín facendoci bestemmiare tutti i santi del Paradiso?
Ma voi ve la ricordate i 2 Juventus – Milan di Coppa Italia e campionato, finiti entrambi con uno striminzito 2-1?
Fossero stati “leggermente” più precisi quelli là davanti avremmo parlato di Juve avara di gol?
E la colpa in questo caso è stata dei senatori?
Oh, non per voler prendere le loro difese, anche perché il terzo gol del Real ancora lo devo digerire cari Bonucci e Chiellini, ma forse sarà il caso di riportare il tutto sui binari giusti.
E poi, cosa vuol dire che la Juve non propone un calcio propositivo?
E chi mi da la garanzia che calcio propositivo equivale a vittoria Champions League?
Non vorrei deludervi, ma guardando indietro noto che la Juve più propositiva e offensiva di sempre, cioè quella di Marcello Lippi, ha perso 3 finali di Champions League su 4 e 1 di Coppa Uefa.

Perché il punto è anche questo, secondo me: ci danniamo tanto per le ultime 2 finali perse e ci scordiamo che le abbiamo giocate contro avversari nettamente più forti di noi, ma soprattutto ci scordiamo che anni fa il Real Madrid eravamo noi e non ne abbiamo approfittato.
Nel 1997 eravamo la squadra più forte del mondo, potevamo tenere Del Piero in panchina (quel Del Piero), potevamo e dovevamo piallare e asfaltare il Borussia Dortmund imbottito di nostri scarti… partita oscena nostra, 3-1 per loro, coppa regalata.
Nel 1998 eravamo più forti del Real Madrid, dovevamo SOLO metterla in campo quella superiorità… partita oscena, gol loro in fuorigioco, coppa regalata.
Nel 2003 manco ve lo dico come eravamo rispetto al Milan… solita incapacità di chiudere la partita, rigori dove in tanti se la fanno sotto, coppa regalata. Negli occhi avrò sempre lo sguardo di Ševčenko mentre guarda l’arbitro come a dire “Ma davvero se segno vinciamo la Coppa? Non è uno scherzo?”.
Ecco, prima di fare processi, controprocessi ed emettere sentenze contro questa Juventus, ricordatevi che il danno è stato fatto allora, non il 3 Giugno scorso.
Con quelle 3 Champions League in bacheca oggi sarebbe tutto diverso, non vivremmo questa competizione come un’ossessione e avremmo già digerito la disfatta di Cardiff.

Lo so che esagero ad andare a ripescare certi ricordi, però a un certo punto quasi mi ci sento costretto.
Si, perché dopo lo scoramento e la delusione, comprensibile e sacrosanta, data da quella sconfitta, si può e si deve guardare avanti, ricordandoci che tifiamo una squadra come la Juventus.
Ho letto nei giorni scorsi, tra l’altro, di persone incazzate con la squadra per gli sfottò dei tifosi avversari: beh, che vi aspettavate? Telegrammi di condoglianze? E inoltre, davvero rosicate se un tifoso dell’Inter, del Milan, della Roma o del Napoli vi prende in giro per la settima finale persa?
Non capisco: sarà che io da sempre associo questi sfottò ai tifosi viola che gufavano durante le finali, sarà che comunque io le Coppe alla Juve le ho viste vincere, sarà che non me ne frega niente di fare una gara a chi ce l’ha più lungo, sarà che tifo una squadra come la Juventus, ma se qualcuno mi prende in giro per la serata del 3 Giugno incasso (perché abbiamo perso) e vado avanti pensando al prossimo anno, quando comunque potremo riprovarci.
Poi, si sa, nel calcio si vince e si perde e, come disse l’Avvocato dopo Monaco, sappiamo come si fa a vincere, impariamo anche come si fa a perdere (certo, l’abbiamo imparato sin troppo bene, ma tant’è…)

Infine, capitolo Dani Alves, che poi si lega al punto precedente.
Ok, è stato bello, non avevo mai visto uno come lui sulla fascia destra, in certe serate è stato fantasmagorico, sovrannaturale.
Ora però ha rotto il cazzo.
A parte che se accetti di andare a giocare in un club ti prendi gli annessi e connessi, a parte che la sua retorica da quattro soldi sul fatto che i giocatori fossero troppo seri e silenziosi lascia il tempo che trova, a parte che nonostante le tante chiacchiere in finale ha fatto schifo come tanti altri, vorrei comunque ricordare che è, ad oggi, un tesserato della Juventus per cui:
– Il consiglio a Dybala di andarsene dalla Juve un giorno e quelle dichiarazioni su Buffon poteva proprio evitarsele e non me ne frega un tubo se avesse o meno ragione, non doveva dirle e basta per una semplice questione di rispetto verso la squadra dove gioca, dirigenti, allenatore e compagni di squadra.
– La foto delle scarpette di Berlino idem.
Visto che sicuramente sono state mosse premeditate, volte a far capire alla Juventus che voleva andarsene, direi che comunque poteva anche evitare queste cialtronate e chiedere il trasferimento: era bravo, salutava sempre, non troveremo sicuramente uno alla sua altezza, detto questo può svuotare l’armadietto (evitando di tornare tra 4 o 5 mesi come il pennellone) e togliersi dalle palle.
Ce ne faremo una ragione.
Caro Dani, finisce qua, in fondo chi se ne va che male fa?

Keep the faith alive e forza Juve!
Sempre!

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