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Inter-Juve: giocare responsabilmente

Senza neanche aver completamente digerito la vittoria in campionato nel posticipo di domenica sera, ecco che il calendario ci mette di nuovo di fronte all’Inter. Questa volta, la Juve deve semplicemente staccare il biglietto per la finale di Coppa Italia forte del 3-0 ottenuto in casa nella partita di andata. Una formalità? No. Una partita facile? Neanche. Per chi scrive non esistono risultati irrimontabili: se una squadra riesce a fare n gol in quarantacinque/novanta minuti, non vedo perchè non possa farli anche l’altra. Alla Juve si chiedono di fare “solamente” due cose in questa semifinale di ritorno.

La prima, tenere la palla. Fin dalla scuola calcio, anche l’allenatore meno preparato insegna che finché la palla ce l’ha la tua squadra non ce l’hanno gli altri e, così facendo, questi ultimi non possono arrecarti alcun pericolo. Assodato questo, ti insegnano che bisogna far correre la palla e farla muovere per tutto il fronte del campo, in modo che le energie fisiche e nervose dell’avversario inizino a consumarsi mentre le proprie vengano conservate per il prosieguo della gara. Va detto che il palleggio di Allegri, inteso come modo di giocare “all’italiana” non è così fondamentalista come quello guardiolano, però arrivare al tiro dopo aver completato una ventina di passaggi consecutivi resta un piacere per gli occhi.

La seconda cosa è, ovviamente, fare un gol. Ne basta solamente uno. Anche deviato, magari in fuorigioco o su rigore che non c’è (tanto il rigore per la Juve non ci sarà mai secondo la stragrande maggioranza degli antijuventini). Con una rete all’attivo, l’Inter uscirebbe definitivamente dai giochi dovendone poi realizzare cinque per accedere alla finale. Per una squadra che da settembre si nutre di pane e “unoazero”, farne cinque diverrebbe un’impresa davvero ardua. Ovviamente l’Inter è già fuori dai giochi, sta a noi non farceli rientrare.

Il risultato perfetto dell’andata e gli impegni ravvicinati delle prossime settimane “imporranno” ad Allegri la logica del turnover. Probabile l’impiego dal primo minuto di Cuadrado e Pereyra che, per caratteristiche tecniche, potrebbero rappresentare due spine nel fianco degli uomini di Mancini. La coppia d’attacco dovrebbe essere formata da Zaza e Morata, i bomber di Coppa Italia, facendo così riposare Dybala che ultimamente brilla meno di luce propria. Un turno di riposo toccherà anche a Pogba che è tra quelli con più minutaggio nelle gambe e a Khedira che la consuetudine impone di gestire. A riposo anche Marchisio, ancora in attesa di smaltire il sovraccarico muscolare e Chiellini uscito nel primo tempo di domenica a causa dell’ennesima ricaduta. L’impiego di Chiellini meriterebbe un capitolo a parte, non tanto legato ai suoi continui stop quanto ai tentativi di recuperarlo sempre per le sfide importanti lasciando quindi a riposo Rugani. A questo punto viene da chiedersi: dà le giuste garanzie questo giovane difensore italiano? Se l’anno passato a Empoli è stato sempre impiegato in tutte le gare, come mai qui alla Juve fa così tanta difficoltà a trovare spazio? È pur vero che ha davanti tre ottimi difensori, ma è davvero così rischioso farlo giocare concedendo un turno di riposo ad uno dei tre? Questa è una delle ennesime risposte che spero di avere durante questi novanta minuti.

In Coppa Italia, Juve e Inter si sono incrociate spesso, e in due occasioni i bianconeri hanno battuto i meneghini nella finale del trofeo. L’ultimo incontro prima di questa edizione è una vittoria dei nerazzurri per 2-1 nel 2010.

Fino alla fine….e anche oltre!

Forza Juve!

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