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Io sto con Allegri

Dopo la partita con il Frosinone ho spento la tv: la rabbia era troppa per sorbirmi anche le interviste e i commenti dallo studio. Solo questa mattina ho ascoltato le parole di Allegri e ritengo che abbia ragione. Non su tutto, ma ognuno cerca di difendere il proprio lavoro e trovo che faccia bene ad opporsi a qualsiasi teoria sul fatto che la squadra abbia giocato male.
Allegri ha ripetuto più volte che l’errore fondamentale è stato gestire molto male il possesso negli ultimi minuti; in particolare, al 90° non si può battere istantaneamente un calcio d’angolo: si doveva lavorare con calma, posizionarsi e giocare il pallone con serenità. A quel punto il Frosinone non doveva neppure arrivare in area, figuriamoci arrivare a tirare un calcio d’angolo.

Interpretando i dati si cerca di capire la realtà: se fai il 70% di possesso palla, il 90% di passaggi riusciti, se la tua squadra riesce a tirare 25 volte di cui 7 in porta, ai quali vanno aggiunti 11 tiri da fuori respinti in area, se la tua squadra subisce solo 1 tiro in porta e per giunta al 93°, non puoi dire che hai giocato male. Questi dati, che sono assolutamente simili se non uguali alle partite con Udinese e Chievo, ci (gli) danno assolutamente ragione. L’allenatore è riuscito a mettere in campo una squadra che domina, attacca moltissimo e difende meglio di altre.

Gli stessi dati però ci danno torto perché un rapporto così basso tra tiri e realizzazioni ed uno quasi del 100% tra tiri subiti e gol incassati è da squadra in totale emergenza.

Togliamoci questa idea che l’allenatore sia l’unico responsabile di tutto quello che succede in campo: è una formula di comodo per il tifoso che vuole urlare la propria frustrazione verso qualcuno e per i presidenti dall’esonero facile che possono scaricare le colpe altrove. E’ un trucco usato anche dagli allenatori stessi che vogliono evitare questo tipo di stress pubblico ai propri giocatori, assumendosi tutte le colpe.

Sono sempre i giocatori ad andare in campo: se Pogba è innamorato di sé stesso e dei suoi trick da freestyle non è colpa di Allegri o di Deschamps, che lo hanno più e più volte richiamato ad una maggiore efficacia; se Pereyra ha giocato una partita splendida, ma una volta arrivato in area vuole entrare in porta con il pallone, lo stesso dicasi per Cuadrado che nel finale si è esaltato nel suo talento perdendo di vista l’obbiettivo comune. Non voglio buttare la croce addosso a nessuno, ma se siete così disposti a puntare il dito su Allegri, dovreste essere anche pronti a riconoscere gli errori della sua truppa e basterebbe anche solo vedere i gol presi in campionato.

UDINESE: Lichtsteiner sbaglia a rientrare e lascia Thereau da solo nell’area piccola;
ROMA: Togliamo la punizione di Pjanic. Dzeko si posiziona tra i due centrali, Chiellini che è il più vicino, se ne accorge tardi e lo marca… da dietro!
CHIEVO: Sturaro al limite dell’area va a marcare un uomo, Marchisio inspiegabilmente rimane in area e non esce a chiudere su Hetemaj;
FROSINONE: Pogba sta al centro dell’area piccola e prova a saltare ma è troppo distante da Blanchard che sta sul secondo palo; di contro, ci sono tre uomini in marcatura su due avversari sul primo palo.

Questi sono tutti errori individuali, dati da mancanza di cattiveria e precisione nella marcatura.
Discorsi simili si potrebbero fare per le innumerevoli occasioni mancate in attacco, sarebbe troppo lungo analizzarle una per una.
In queste partite è mancato completamente il focus, cioè la concentrazione e l’aggressività vista a Manchester, dove contro una squadra superiore alle italiane affrontate, siamo stati invece ordinati, intelligenti e precisi.

Ma io sto con Allegri anche per un’altra serie di motivi.

Da circa un anno chiede insistentemente un determinato tipo di giocatore (il famigerato trequartista) per un ruolo specifico, la dirigenza gli compra di tutto tranne “quel” giocatore. Lui che fa? Sbraita? Si incazza davanti ai microfoni? Nient’affatto: per i suoi detrattori (tantissimi tra gli juventini) è solo uno “yesman” che non ha i cabassisi per ribellarsi e tace. Al  di là di questi stupidi luoghi comuni, il mister si è messo a lavoro cercando la quadratura del cerchio anche facendo ricorso a moduli per lui inusuali, il 4-3-3 in primis. A tal proposito, non bisogna dimenticare il capolavoro tattico messo in scena all’Ethiad Stadium che ha prodotta una prestazione applaudita anche dai tabloid inglesi i quali consigliavano a Pellegrini di prenderla come esempio, se vuole proseguire la marcia europea.

Molti (quasi tutti) gli rimproverano la preparazione forzata finalizzata alla Supercoppa di inizio agosto; può starci, però avrei voluto sentirli se l’obiettivo fosse stato fallito, per giunta contro una Lazio nettamente inferiore (gli stessi che a dicembre scorso volevano lapidarlo per averla persa ai rigori col Napoli).

In ogni caso, la ragione fondamentale per la quale continuo a stare dalla sua parte risiede nella circostanza che, al momento, non ha ancora avuto la possibilità di schierare la formazione ideale, il cosiddetto “11” titolare, complici gli infortuni che hanno colpito a ripetizione diversi elementi. E così, giocoforza, è stato costretto a cambiare in ogni partita. Certo, non è immune da colpe anche lui (Padoin regista urla ancora vendetta) ma esistono delle attenuanti a sua discolpa.

Non resta che attendere il rientro di tutti gli indisponibili (Marchisio e Khedira su tutti), sperando che ciò possa aiutarlo a compiere scelte definitive dal punto di vista tecnico-tattico.

 

Fabio Cocco (Profilo twitter @yattaran)

Fabio Debellis (Profilo twitter @fabiogs1200)

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