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Juve 2020-21: cosa aspettarsi?

La nuova Juventus di Andrea Pirlo esordirà nella serie A 2020-21 contro la Sampdoria che, di fatto, è stata lo scorso luglio l’ultimo avversario “vero” della vecchia Juve nella Serie A 2019-20: le due partite a campionato già acquisito contro Cagliari e Roma sono state utili solo a rimediare due brutte figuracce e ad aggiornare le statistiche dei precedenti.
L’avversario come collante tra vecchia e nuova stagione appare, tuttavia, un espediente piuttosto debole per dare continuità tra le due annate: fortunatamente, l’8 agosto con l’esonero di Sarri si è deciso di dare un taglio netto a quel disastroso percorso tecnico (non uso volontariamente la parola “progetto” perché non c’era nulla di progettuale in quell’esperienza). Al contrario, però, questo 2020 è così anomalo e maledetto che 1) anche l’interruzione tra una stagione e l’altra è stata così breve da non dare tempo a sufficienza alle società per pianificare il futuro 2) il contesto d’incertezza generato ha praticamente annullato quasi tutte le operazioni di player trading: risultato finale, la rosa non è stata (al momento) stravolta come qualcuno si aspettava. Cosa aspettarci, dunque, dalla prossima stagione? Sarà la stagione del decimo scudetto? Oppure sarà la stagione che decreterà la fine di una dittatura lunga 9 anni? Come la prenderemmo in questo caso? Sarà la stagione del riscatto europeo, dopo due anni di delusioni contro squadre tutt’altro che irresistibili come Ajax e Lione?
Difficile, a mio avviso, assegnare alla Juve il ruolo di candidato pressocché unico del titolo, come negli ultimi 9 anni, considerando che le basi sulle quali si fonda la squadra ai nastri di partenza non sembrano essere le stesse del recente passato. Alla Continassa manca solo il cartello “Lavori in Corso” per far capire quanto la situazione attuale appaia transitoria e in attesa (possibilmente) di un progressivo miglioramento e stabilizzazione: giocatori con le valigie in mano, giocatori che hanno visto più il J-Medical che lo Stadium regolarmente in rosa, giovani di belle speranze alla prima esperienza in un grande club, giocatori che si stanno riprendendo da infortuni molto lunghi. Se il mercato può ancora dare una mano (caro Paratici, sarebbe però ora di darsi una svegliata), sembra pleonastico evidenzare l’unica vera certezza cui può aggrapparsi Pirlo: Cristiano Ronaldo. Il portoghese ha mostrato una discreta forma con la Nazionale e appare davvero difficile ipotizzare un drastico calo delle prestazioni come potrebbe naturalmente avvenire a un atleta che compirà 36 anni il prossimo febbraio: autorizzo, ovviamente, tutti i tifosi juventini a ricorrere a qualsiasi tipo di amuleto.
Alle considerazioni sulla rosa, aggiungiamoci pure quelle sull’allenatore: al netto di un’insignificante amichevole giocata domenica mattina contro una squadra di C, siamo totalmente al buio a parte le nostre sensazioni. Pirlo giocherà con la difesa a 4 o a 3? Col trequartista o con due esterni? Prediligerà il possesso palla o la profondità? Si agiterà come Conte fa di solito, come quando Allegri scaraventò la giacca a Modena, o lo vedremo con la sua tipica inespressività raccolta anche dal Web da decine di meme? Paradossalmente (e anche in questo autorizzo, ovviamente, tutti a ricorrere a qualsiasi tipo di amuleto) le sensazioni personali sono che abbia comunque alcuni vantaggi dalla sua. Pirlo parla in maniera essenziale, senza troppi fronzoli, andando dritto al sodo e sembra avere le idee chiare: 1) sa di aver bisogno di un attaccante, avendolo dichiarato a mezzo stampa senza peli sulla lingua (“ho bisogno di un attaccante il prima possibile 2) sa di dover allenare in un contesto in cui la vittoria è sacra (“So che devo vincere, era così anche da giocatore”) 3) fa riferimento spesso alla parola “entusiasmo”, un po’ come Conte nel primo anno quando parlava di “fame” (anche qua per gli scongiuri…) 4) sarà pure inesperto nel ruolo di allenatore, ma i tanti anni di calcio masticato ad alti livelli non possono non avergli insegnato come le migliori risposte alle domande di cui sopra saranno fornite dalla sua capacità di elaborarle in funzione del materiale a disposizione 5) “last but not least” a differenza degli ultimi due tecnici ha l’appoggio incondizionato di un Presidente che, con gli ultimi due esoneri di due allenatori comunque vincenti, sembra non essere così tenero; dei tifosi e della società. Sull’ultimo punto, sempre a mio avviso, vala le pena mettere in evidenza un punto d’attenzione: fondamentale che la società dia il giusto supporto all’allenatore, cercando di gestire in maniera decisamente migliore alcune situazioni (vedasi casi Benatia, Mandzukic e Emre Can) rispetto al recente passato e cercando di assecondare, nei limiti del possibile, le richieste tecniche dell’allenatore. Diciamo però che, a fronte della richiesta esplicita di un attaccante, Paratici e collaboratori hanno provveduto a ficcarsi in due gineprai (Dzeko e Suarez) dalle trame così complesse che nemmeno Hitchcok o il più recente Christopher Nolan avrebbero saputo concepire, col risultato che domenica Pirlo sarà costretto a schierare un fuori ruolo (Douglas Costa? Kulusevski? Oppure etrambi?) accanto a Cristiano Ronaldo. Non proprio il modo migliore per mettere un esordiente nelle condizioni ottimali per partire.

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