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Juve-Atletico 1-0 e un cappello a cilindro

La Juventus era qualificata agli ottavi, le bastava uno scarno pareggio per la matematica certezza del primo posto, l’Atletico veniva a Torino in formazione fortemente rimaneggiata. In altre occasioni questa combinazione di fattori significava assistere a una partita in cui i bianconeri avrebbero bivaccato per 90 minuti in attesa del minimo sindacale. Invece la squadra di Sarri ha interpretato la partita senza tenere conto delle contingenze e messo in difficoltà i colchoneros che ora sono obbligati a battere la Lokomotiv nell’ultimo turno per essere sicuri di accedere agli ottavi.

Non essendo il sottoscritto discendente da una famiglia di Oracoli, non ho idea se questa osservazione sia il sintomo di un cambio di mentalità, né posso assicurare che la Juventus, da qui in avanti, smetterà di avere il classico braccino corto (o le mutande a rischio, per essere più volgari) nella massima competizione europea. Tuttavia non possiamo non sottolineare la novità di questa stagione: percorso netto sia in campionato che in Champions. 18 partite giocate, 15 vittorie, 3 pareggi, 0 sconfitte.
A questi dati già di per sé fantastici, aggiungiamo al quadro un allenatore nuovo e un mercato estivo più unico che raro che ha consegnato al suddetto una rosa ipertrofica con esuberi reali ed esuberi mancati divenuti protagonisti della stagione.
Abbiamo visto inizi peggiori.

Fin qui le note liete e se vi sembrano poche è solo perché la Juventus di Andrea Agnelli vi ha abituato bene, brutti golosoni che non siete altro.
Il devastante ruolino di marcia non deve però impedirci di notare qualcosa che non va, quella sensazione di incompiutezza che accompagna le vittorie, soprattutto quelle dell’ultimo mese. Una volta esaurita la piacevole euforia per i 3 punti conquistati, inizi a ripassare i momenti cruciali della partita e realizzi che la vittoria è arrivata più per merito della differenza di bravura tra i nostri attaccanti e quelli avversari che per una reale supremazia nel gioco e nella qualità delle azioni da gol create.
Emblematica, in questo, la partita di Bergamo: tra il rigore sbagliato da Barrow e le diverse occasioni sprecate da tutta l’Atalanta, prima dei 3 gol bianconeri si poteva tranquillamente essere sotto 3-0 e nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare. Allo stesso modo, ieri sera la differenza l’ha fatta il piede di Dybala, magico a tal punto da poter considerare il gol dell’1-0 come il famoso coniglio estratto dal cappello a cilindro del prestigiatore, mentre dall’altra parte abbiamo avuto molti più tiri in porta ma molta meno “magia”. Tra l’evanescente Vitolo, un impalpabile Morata, un Joao Felix a mezzo servizio e una difesa bianconera in gran spolvero, il risultato è bello che spiegato.
Piccola parentesi a proposito della difesa bianconera: la prestazione di De Ligt è persino riduttivo etichettarla con un solo aggettivo, anche chi lo definiva un bidone strapagato immagino si sia morso la lingua, come minimo. Allo stesso modo, però, non va sottovalutata la partita degli altri 4 compagni di reparto, Szczesny in primis. Il portierone polacco ha la capacità di far sembrare semplice alcune parate che in realtà non lo sono affatto (come bloccare a terra dei tiri che alcuni suoi colleghi riuscirebbero solo a respingere), spegnendo definitivamente un’azione avversaria che invece potrebbe avere ancora dei germi di pericolosità. Nota di merito anche a Bonucci, ma la sua crescita non costituisce novità, e ai 2 terzini di serata che non hanno fatto rimpiangere i titolari del ruolo. Sarebbero gradite conferme da tutti, soprattutto di tenuta fisica, grazie.

Tornando invece all’argomento principe, possiamo crudelmente riassumere che la Juve sta raccogliendo più di quanto semina. Che i gol sono frutto di estemporanee giocate individuali, che l’annoso puzzle di come mettere in campo una rosa “asimmetrica” non è ancora risolto.
L’immagine che ne consegue è il bicchiere riempito a metà. L’ottimista pensa: “Se la Juve vince pur non avendo ancora un’idea precisa di gioco, figuriamoci cosa accadrà quando i meccanismi entreranno in funzione e gli ingranaggi verranno oliati!”. Il pessimista: ” È solo fortuna, quando le scorte si esauriranno, i nodi verranno al pettine.”
Io sono un ottuso ottimista, quindi sapete già cosa mi aspetto. L’unica vera incognita per me è la stessa da molti anni a questa parte: quale sarà la condizione atletica della Juventus da febbraio a maggio? Quanta gente in salute sarà a disposizione per il rush finale di stagione? Cristiano Ronaldo, detto “l’oliva”, uscirà dalla salamoia per immergersi nel Martini?
È presto per chiederselo, prima dobbiamo portare a termine il girone d’andata in campionato, fare una gita a Leverkusen e un viaggio di lavoro in Arabia Saudita.
Nel frattempo, vorrei ringraziare per lo spettacolo di magia, ora sotto con le altre attrazioni!

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