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Casa dolce casa?

Quest’anno, Juventus e Juventus Stadium, non si pigliano. In campionato tra le cosiddette mura amiche i bianconeri hanno inanellato solo delusioni: una sconfitta all’esordio stagionale contro l’Udinese, un pareggio in rimonta contro il Chievo, una vittoria buttata all’ultimo minuto di recupero contro il Frosinone. Un ruolino non certo invidiabile, imprevedibile e certamente inaccettabile per una squadra che, seppur in buona parte rivoluzionata, fino a qualche mese fa lottava per vincere tutto. Soli 5 punti racimolati in 6 giornate, una sola vittoria (fuori casa contro il Genoa), i due pareggi appena citati e tre sconfitte per i Campioni d’Italia in carica sono davvero un bottino troppo magro, da squadra che lotta per non retrocedere.

E’ chiaramente una situazione che ha del grottesco e che, seppur con lievi attenuanti, non ha alcuna scusante plausibile per una società, un allenatore ed un gruppo che hanno dimostrato di possedere valori professionali, tecnici ed umani di molto superiori a quelli espressi fino ad ora sul campo. Una situazione data da un mix di concause e di congiunzioni verificatesi contemporaneamente, in un momento in cui anche la Dea Bendata sembra aver girato le spalle ai bianconeri: società “distratta” da vicende legali (calciopoli & cassazione) e dal gossip e abbastanza assente nel periodo precedente la lettera di Agnelli agli azionisti; mercato iniziato alla grande fino alla cessione di Vidal, dopo la quale si è palesemente abbandonata una linea condivisa con l’allenatore (si vedano le contraddizioni tra le versioni di Marotta e Allegri sulla questione Draxler); preparazione “rischiosa” (Allegri dixit) a causa della Supercoppa Italiana che ha probabilmente causato qualche infortunio muscolare di troppo; difficoltà nell’assemblaggio di una rosa radicalmente restaurata e confusione tattica di Allegri con numerosissimi cambi di modulo e formazione; ultima ma non ultima una buona dose di sfiga, sottoforma di incidenti automobilistici e patologie cardiache assortite.

Restano poche, pochissime certezze. Quali? Innanzitutto le vittorie in Champions contro Manchester City (che sembrava imbattibile) e Siviglia (che ha appena sconfitto il Barcellona) sono lì a dimostrare la forza tecnica e morale di questa squadra. Capace di rimontare fuori casa su un campo difficile e capace di dominare una partita senza mai soffrire contro una squadra esperta e sempre difficile da affrontare. In seconda istanza è certamente innegabile che, dal punto di vista meramente statistico, le cose non possono continuare a seguire questo andamento: diverse decine di occasioni create con percentuali di realizzazione risibili abbinate all’ormai classico “one shoot, one goal” dell’avversaria di turno.

Avversaria che, ancora una volta, è una piccola come il Bologna, appena risalita dalla serie B, ultima con soli 3 punti e proprio per questo la peggiore possibile da affrontare dal punto di vista psicologico, in un momento del genere, per la Juve. Costretta a vincere, come sempre ok, ma questa volta… ancora più costretta.

Allegri si affiderà molto probabilmente alla formazione titolare uscita con i primi tre punti casalinghi contro il Siviglia con Buffon tra i pali, Barzagli  Bonucci, Chiellini, Cuadrado, Khedira, Hernanes, Pogba, Evra, Dybala, Morata. Il nodo del modulo è rappresentato dalla posizione di Barzagli in fase offensiva: vero e proprio terzino (come accaduto in poche occasioni contro il Siviglia) o centrale di destra della difesa a tre? In ogni caso non si tratterebbe di un 4-3-3, in quanto Allegri non vede Dybala come esterno offensivo. Sarà piuttosto un 4-4-2 flessibile con Pogba ad allargarsi sulla sinistra per supportare le iniziative di Evra e lo stesso Dybala che gira attorno a Morata.

In chiave tattica, invece, ci si attende molto dalla mediana. Contro il Siviglia si è rivisto Khedira, elemento determinante per tecnica, personalità, gestione dei ritmi, tempi di inserimento, equilibrio. Non dimentichiamo che il tedesco, dopo le partenze di Vidal e Pirlo, avrebbe dovuto essere un punto fermo nello scacchiere di Allegri, ma fino ad oggi non aveva potuto scendere in campo a causa del’infortunio patito in estate. Contro il Siviglia sia Hernanes che Pogba hanno giocato semplice, spesso a due tocchi, senza strafare (il francese) e senza paura (il brasiliano). In questo si è vista la mano di Allegri, evidentemente abile a catechizzare due tra i principali responsabili della débacle di Napoli. In particolare sarà molto importante la prestazione del Profeta, poichè difficilmente troverà gli stessi spazi che ha trovato in Champions e la sua dovrà essere una partita giocata con acume tattico e concentrazione.

In avanti sarà come di consueto determinante la prestazione di Cuadrado: nei pochissimi centimetri concessi dai rossoblù guidati da Delio Rossi il colombiano dovrà essere più che abile nel saltare l’uomo per creare pericolosità e mettere in condizione Dybala e Morata di essere efficaci. Sarebbe importantissimo sbloccare la partita nel primo tempo, cosa mai avvenuta nelle precedenti partite in casa della Juventus. Per tornare a essere fortezza inespugnabile allo Stadium serve questo.

 

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