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Le finali di Coppa Italia /3 (1995-2015)

Sabato 21 maggio la Juventus disputerà per la sedicesima volta la finale di Coppa Italia. Lo score è di 10 finali vinte e 5 perse, e per la quarta volta affronteremo in finale il Milan (due vittorie e una sconfitta nei precedenti), la squadra con la quale la Juventus si è contesa più volte il trofeo nazionale. In tre articoli ripercorreremo la storia di queste 15 finali, tra cronaca, storia e piccoli aneddoti.

Negli ultimi vent’anni arrivano due vittorie e tre sconfitte.

Siamo nella stagione 1994-95, quella della grande rivoluzione. Boniperti e Trapattoni lasciano il posto alla triade di Moggi, Giraudo, Bettega e a Lippi. Anche tra i calciatori sono diversi gli avvicendamenti: Dino Baggio, Moeller e Julio Cesar lasciano il posto a Ferrara, Paulo Sousa e Deschamps, oltre al 19enne Alessio Tacchinardi, già noto a mister Lippi durante la sua esperienza a Bergamo. Il primo impegno ufficiale della nuova Juve è proprio nell’andata del secondo turno di Coppa Italia contro il Chievo di Malesani, neopromosso in Serie B. Lo scialbo 0-0 conquistato il 31 agosto del ’94 sembra essere il preludio a una stagione complicata; fu invece il prologo di una delle annate più belle di sempre. Grazie al trio Del Piero, Ravanelli, Vialli e all’organizzazione di gioco che Lippi riuscì a dare ai suoi, lo scudetto tornò a Torino dopo 9 anni, al termine di una lotta con il Parma di Scala che vide le due squadre duellare non solo in campionato ma anche in finale di Coppa Uefa (dove prevalsero i gialloblu) e in finale di Coppa Italia. La stessa si svolse poi in una situazione molto simile a quella di quest’anno: dopo la conquista dello scudetto avvenuta il 21 maggio 95, i nostri giocarono le ultime due senza aver nulla da chiedere, per poi chiudere la stagione con la doppia finale, il 4 giugno del ‘95. Protagonista assoluto fu Sergio Porrini: lo stopper segnò i gol che consegnarono a Madama la nona coppa Italia della sua storia. Nel match di Torino dopo 10 minuti siglò l’1-0 finale, mentre a Parma quattro giorni dopo, al 26’ mise una seria ipoteca su partita ( che vedrà anche il 2-0 di Ravanelli) e coppa ( la nona ) con un’altra rete nata dagli sviluppi di calcio d’angolo. A 35 anni dalla prima volta, la Juve realizzò così il suo secondo double Scudetto-Coppa.

Prima della dodicesima finale passeranno 7 anni, arrivando così alla stagione 2001-2002. Anche in quest’occasione la sfida fu tra Juve e Parma, anche in quest’occasione l’annata bianconera partì con una rivoluzione. Fuori Ancelotti dopo due secondi posti, tornò Marcello Lippi alla cui corte approdarono Buffon, Thuram, Nedved, Salas. Salutarono Torino invece Zidane, Inzaghi e Kovacevic. Il torneo prevedeva una nuova formula (quasi uguale a quell’attuale) in cui le prime 8 classificate dell’annata precedente entravano in gioco agli ottavi di finale. Se Del Piero e Trezeguet furono mattatori in campionato, la Coppa fu invece ad appannaggio della coppia Zalayeta-Amoruso (quest’ultimo fu anche cannoniere della competizione), che con 4 e 5 gol rispettivamente portarono la Juve in finale di Coppa, dopo aver eliminato nell’ordine Sampdoria, Atalanta e Milan. La finale di andata si giocò a Torino il 25 aprile del 2002, quando la Juve era impegnata nella rimonta in campionato (che si concluderà nell’apoteosi del 5 maggio), mentre il Parma era invischiato nella lotta per non retrocedere. Sono ancora Zalayeta e Amoruso i protagonisti, bravi a portare la Juve sul 2-0. Quando sembrava tutto pronto per andare al Tardini forti del doppio vantaggio, ci pensò Nakata in pieno recupero, a dimezzare lo svantaggio con una mezza girata al volo. Nel match di ritorno un gol di Junior al 3’, consegnò match e coppa al Parma: inutili gli attacchi di una squadra che negli ultimi venti minuti provò il tutto per tutto con il tridente Del Piero-Salas-Trezeguet. Svanì così il sogno di un terzo double, sfumato nel giro di 5 minuti tra il match di andata e ritorno.

A distanza di soli due anni, nella stagione 2003-2004, la Juve di Lippi tornò nuovamente in finale di Coppa Italia. Molti dei giocatori che avevano segnato i successi dei precedenti dieci anni, erano arrivati agli sgoccioli della loro carriera, e così la Signora uscì troppo presto sia dal giro scudetto che dalla Champions League, arrivando invece in finale di Coppa Italia. Dopo aver eliminato abbastanza agevolmente Siena e Perugia negli ottavi e quarti rispettivamente, nelle semifinali i nostri se la dovettero vedere con l’Inter di Zaccheroni. A Torino i protagonisti furono Adriano da un lato e Di Vaio dall’altro, entrambi autori di una doppietta che fissò il finale sul 2-2. A Milano la Juve giocò meglio, riuscì a recuperare l’iniziale svantaggio di Adriano, ma al 95’ si fece recuperare da Adani. Non bastanorono i supplementari, ,ma ci vollero i rigori a decretare la finalista: a fallire il rigore decisivo fu l’ex Vieri. Nella doppia finale con la Lazio di Mancini assistiamo a due partite fotocopia: la Juve si fece preferire nel primo tempo, mentre la Lazio fu padrona del gioco nel secondo, e tanto bastò ai biancocelesti pe portare a casa il trofeo. Nel match dell’Olimpico fu una doppietta di Fiore a sancire il 2-0 finale con cui la Lazio ipotecò la sua quarta coppa Italia, mentre al “Delle Alpi” i nostri provarono a regalare a Lippi il suo ultimo trofeo in bianconero. Infatti, dopo 47 minuti Trezeguet e del Piero ribaltarono la situazione, ma come già detto, la Lazio uscì fuori alla distanza e accorciò le distanze prima con Corradi e poi pareggiò ancora con Fiore, vera bestia nera dei bianconeri.

Ci vollero otto anni prima di vedere nuovamente la Juve in finale di Coppa Italia, nella stagione 2011-2012. In mezzo, il terremoto di Calciopoli, la serie B, due cambi dirigenziali e una lunga sequela di allenatori cambiati. Era la stagione del riscatto, quella in cui vincemmo il 30esimo scudetto dopo gli anni bui. Non disputavamo le coppe dopo il settimo posto dell’anno precedente, ma già dalla conferenza stampa prima dell’esordio in coppa contro il Bologna, Antonio Conte sentenziò: “quest’anno la coppa Italia dovrà essere la nostra Champions”. I ragazzi recepirono il messaggio e arrivarono in finale dopo aver eliminato Bologna, Roma e il Milan con cui erano già in lotta per lo scudetto. Nella semifinale di andata a Milano, la Juve portò a casa un preziosissimo 2-1 grazie alla doppietta di Caceres, ma nel match di ritorno il Milan ripeté lo stesso risultato portando la sfida ai supplementari: fu un destro potentissimo di Vucinic, scagliato da circa 30 metri al 6’ del primo supplementare a portare la Juve nella finale unica di Roma del 20 maggio. L’occasione era di quelle ghiottissime: terminare la stagione da imbattuti nella doppia competizione, ripetere il double del ’60 e del ’95, riportare la Coppa Italia a Torino dopo 17 anni e staccare la Roma nell’albo d’oro, Roma che aveva pareggiato il numero di Coppe Italia vinte grazie al doppio successo del 2007 e 2008. Il Napoli però, mostrò maggiore voglia di vincere e si portò a casa il trofeo grazie al 2-0 firmato da Cavani e Hamsik. E così come nel migliore dei “non c’è due senza tre” in termini di finali di Coppa Italia perse consecutivamente, fummo costretti a rimandare nuovamente l’appuntamento con la decima Coppa.
Ed eccoci arrivati alla stagione 2014-2015, che presenta non poche analogie con l’annata di 20 anni prima (la ’94-95). Sulla panchina bianconera arrivò un altro Toscano come Lippi, Max Allegri, come 20 anni prima la Juve vince lo scudetto, arrivò in finale della competizione europea in cui partecipava e in finale di Coppa Italia. Finale che sembrava quasi del tutto compromessa dopo la semifinale di andata: perdemmo, dopo quasi 2 anni di imbattibilità in tutte le competizioni allo stadium, 2-1 in casa contro la Fiorentina. A Firenze al ritorno mancavano Buffon, Lichtsteiner, Caceres, Barzagli, Pirlo, Pogba, Asamoah e Tevez, nonostante ciò la prova dei ragazzi di Allegri rimane tutt’ora una delle più belle della sua gestione. Matri e Pereyra ribaltarono già nel primo tempo il risultato, mentre Bonucci, con la rete del 3-0 spalancò l’accesso ai suoi compagni alla finale di Roma dove affrontarono la Lazio di Pioli. Quella Lazio che nelle precedenti cinque occasioni (1997-98, 1999-00, 2003-04, 2008-09, 2012-13) aveva sempre eliminato la Juve, portandosi poi a casa il trofeo. Maledizione biancoceleste che, insieme a quella delle finali perse, si dissolse al 6’ del primo tempo supplementare: Matri mise alle spalle di Berisha una palla vacante in area, portando il punteggio sul 2-1 dopo il botta e risposta nei primi 10 minuti tra Radu e Chiellini.
Dopo il trionfo dell’anno scorso un altro storico appuntamento aspetta Allegri e i suoi ragazzi: il 21 maggio c’è la possibilità di realizzare la quarta doppietta scudetto-coppa, la seconda coppa consecutiva come accaduto nel ’60 e soprattutto il secondo double consecutivo, cosa mai avvenuta nella storia del calcio italiano. Facciamoci trovare pronti.

(fine)
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