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Juventus-Frosinone 3-0 con sciopero

Secondo 3-0 consecutivo per la squadra di Allegri, ottimo allenamento in vista del primo grande bivio stagionale, la doppia sfida con l’Atletico di Madrid valevole per gli ottavi di finale della Coppa di facili costumi.
Il Frosinone veniva da ottime prestazioni che lo hanno rimesso in corsa per la salvezza ma davvero nulla poteva contro la corazzata bianconera. Apro una piccola parentesi sulla squadra laziale visto che della partita ci sarà poco da dire: auguro alla squadra di Baroni di ottenere la permanenza in massima serie perché ho quel brutto vizio di restare affezionato a chiunque passi e lasci un segno in bianconero e, Marco Baroni appunto, me lo ricordo allenatore della nostra Primavera negli anni 2011-13 con cui vinse un Viareggio e una Coppa Italia di categoria. In bocca al lupo.

La partita, in sé, poteva rappresentare una trappola a causa della collocazione in calendario, ma non è stato così e secondo me il motivo è semplice: grazie alle rotazioni (che non scalfiscono eccessivamente la qualità da far scendere in campo grazie al grande potenziale a disposizione) Allegri aveva tenuto “al pascolo”, come ama dire lui, alcuni di quelli che tocca sempre stimolare con sfide nuove, Cancelo e Dybala in particolare. Il primo aveva fornito una prova imbarazzante a Bergamo in coppa Italia, mentre il numero 10 sembrava soffrire il nuovo ruolo, per stessa ammissione del mister qualche giorno fa. Le due panchine consecutive per Paulo e quella col Sassuolo per Joao hanno giovato, a quanto pare. Soprattutto Dybala ha dimostrato come, pur giocando a tutto campo, possa restare decisivo e marcare il tabellino.
Mi aspetto molto, dal talento di Laguna Larga, quest’anno perché credo che possa diventare il giocatore totale che vede Allegri, il giocatore che disorienta gli avversari e ne scombina i piani difensivi con il suo spostarsi su tutto il fronte d’attacco e che apre gli spazi per i compagni; spazi che Ronaldo, Mandzukic, Cancelo e compagnia cantante sanno aggredire con efficacia e cattiveria (guardare, riguardare e godersi il gol del 3-0 di ieri per credere). I segnali visti sono incoraggianti, così come erano incoraggianti negli anni passati, perché Dybala fa questo lavoro da diversi anni ormai, solo che in Champions non era stato quasi mai decisivo prima di questa stagione se non la sera del 3-0 al Barcellona, partita che in tanti aveva illuso e tutti inorgoglito.

Nelle interviste post-partita uno dei temi più caldi era ovviamente la gara di mercoledì al Wanda (maschile, lo stadio, non distraetevi) e il dubbio, insinuato da chi intervistava, sulla possibilità di schierare Dybala o il più robusto Bernardeschi. Allegri non ha risposto in maniera chiara, e ci mancherebbe, ma ha fornito la sua solita chiave di lettura: “Dipende anche da chi giocherà terzino destro”. Ho come il sospetto che uno tra Cancelo e Dybala partirà tra le riserve, anche se il desiderio di vedere tutti i giocatori più talentuosi nell’11 di partenza è forte quanto la passione che ci accomuna. Ma, come ormai mi capita spesso di dire, il calcio non è la playstation o il fantacalcio e continuo ad affidarmi alle capacità di Massimiliano Allegri da Livorno che tante soddisfazioni ci sta dando dentro e fuori dal campo.

Chi invece sta deludendo molto, e non da ieri, è buona parte della tifoseria organizzata. Tra il freddo invernale e i tanti seggiolini vuoti per una partita di venerdì senza particolare appeal, ieri sera sembrava di assistere a una sfida di fine campionato tra squadre che non hanno più nulla da chiedere alla stagione: una riunione di condominio avrebbe scaldato maggiormente gli animi. E la colpa è maggiormente la loro, degli ultras, quelli che “La Juve siamo noi”, quelli che “Non ti abbandoneremo mai”, quelli che “Voi non potete capire”. Io una cosa l’ho capita, e non da ieri, che questa categoria sociale è quanto di più autoreferenziale si possa descrivere.
Ora, io capisco le proteste per il caro biglietti e ne condivido un po’ le ragioni ma sentire uno stadio, costruito per essere sempre una bolgia, in un silenzio assordante lascia basiti e attoniti come di fronte a un monumento deturpato. Il danno di immagine per la società è molto elevato, proprio ora che il più forte giocatore e uno dei brand più conosciuti al mondo calca quel prato e veste i colori bianconeri. Il danno, inoltre, è anche per la squadra che gioca come se fosse a porte chiuse, quella squadra che loro dicono essere gli unici degni a sostenere e tifare.
Io non sono nessuno per contestare le loro ragioni e discutere delle loro dinamiche, ma sulla definizione di “tifoso” posso intervenire eccome, giusto per mettere in chiaro le parole e definire correttamente le categorie del tifo, appunto.
È sempre più chiaro che in gioco ci sia la loro sopravvivenza dal punto di vista economico, inutile girarci intorno. Il caro biglietti lascia ai gruppi organizzati meno margine di manovra e li penalizza, non ci trovo nulla di scandaloso a scriverlo. Smettere di incitare la squadra, però, è paragonabile a una manifestazione sindacale, agli operai che fermano la catena di montaggio, ai pastori che gettano il latte. Questo fa di loro dei “professionisti del tifo”, pertanto facciamo a capirci con le parole, d’ora in avanti: i tifosi veri sono quelli che soffrono ed esultano per le sorti della squadra, mica loro.
E non da ieri.

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