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Juve – Lazio, non V.A.R.ia l’obbiettivo della vittoria

Per inquadrare bene la sfida all’Allianz Stadium tra Juventus e Lazio, non si può prescindere da 2 elementi. Primo, la sera del 13 agosto scorso, finale di Supercoppa Italiana con relativa vittoria meritata dei biancocelesti. Secondo, la nuova propensione della Juventus a giocare a… baseball.

Non c’è nulla da ridere, nè si pensi anche solo per un attimo che lo scrivano abbia cambiato forniture… enologiche. Le scorie mentali di quella che, soprattutto nel primo tempo, è sembrata una lezione di calcio impartita da una Lazio concentrata e avanti di preparazione, sono ancora presenti nel cervello degli juventini. È stata una serata degna di Hemingway e “Per chi suona la campana” è parso subito evidente. Altro che dormire sugli allori, la sveglia è stata traumatica, ma sacrosanta.

Ancora nella conferenza stampa di ieri, Allegri ha sottolineato questo aspetto. Nessuno regala nulla (che idiozia la favola delle squadre che si scansano), tutti si prodigano a moltiplicare le energie di fronte alla Juventus pluridecorata e blasonata. E diventa sempre più difficile.

Si è aggiunta una variabile impazzita e la voglia di ridere della battuta iniziale, scompare del tutto. Il V.A.R., l’arbitro pagato per non vedere la gara sul divano di casa sua, pare istruito a intervenire a stoppare la gioia per un gol, a patto che sia una rete della Juve. “Video Assistant Referee” vale a dire arbitro addetto al video, un assistente alla stregua di un guardalinee che sostituisce il direttore di gara, che lo bacchetta, che lo rimprovera, che lo mette in sudditanza psicologica, soprattutto se è scarso. E sappiamo che di scarsi ce ne sono un buon numero, nelle mani di Rizzoli. Per cui, le gare durano tempi non proprio in pace con l’essenza del gioco del pallone e le mazzate sul groppone si sprecano. Mazza e tempi lunghi, signore e signori, il baseball. Quello sport americano che arriva a durare anche 6 ore e che fa vendere TIR di noccioline e Pepsi per il trionfo dell’opulenza (da noi si dice obesità!) degli yankees.

Il calcio non c’entra nulla con tutto ciò e si spera che la partita odierna di fine pomeriggio, in una Torino primaverile ma con i colori dell’autunno, spettacolo nello spettacolo, lo testimoni una volta per tutte. Mazzoleni è avvisato.

Allegri ha a che fare con i voli transoceanici e le qualificazioni ai mondiali di Russia. Bentancur e Cuadrado sono appena arrivati, Dybala si è allenato una sola volta col gruppo, Alex Sandro idem con patate. Sul suolo europeo le cose non vanno meglio. Per un Barzagli recuperato, sussiste il dubbio Mandzukic. La domanda è: può la Juve prescindere da Marione? Anche perchè magari al croato non risulta di essere infortunato ed è meglio non farglielo capire. Khedira ritorna disponibile, non tutte le notizie sono nere. Quanta sarà la sua autonomia? Con lui in campo, si partirà già con una sostituzione obbligata? Eppure per tamponare le folate laziali in ripartenza, un solido centrocampo a 3 pare essere la soluzione migliore.

Tirate le somme, formazione più probabile pare essere quella con Buffon tra i pali; Lichtsteiner e Asamoah esterni bassi, Barzagli e Chiellini centrali; Bentancur al centro di un tridente a metà campo, con Matuidi e Khedira ai suoi lati; Douglas Costa  e Mandzukic a fianco di Higuain in avanti, con Mario pronto a scalare in un 4 – 4 – 2 da serrande abbassate. Guai a dare campo alla Lazio!

Simone Inzaghi (promesso sposo della Signora? Ai posteri l’ardua sentenza) deve fare fronte a un bel numero di infortunati, tra cui quel Lukaku che De Sciglio sta ancora cercando e Felipe Anderson, brutto cliente di per sè, nonchè la difesa da inventare. Il modulo dovrebbe essere un 3 – 5 – 1 – 1 che vede Strakosha in porta; Bastos, De Vrij e Radu in difesa; Marusic e Lulic esterni con Leiva in cabina di regia affiancato da Parolo e Milinkovic-Savic (descritto dalla stampa come il nuovo Maradona!); Luis Alberto a supporto di Immobile.

È la prima volta che la Juve scende in campo da inseguitrice dopo un anno e mezzo, Roma e Napoli si affrontano, c’è il derby dei cinesi: tutti motivi per centrare la vittoria. Per non prendere gusto con gli inseguimenti, per agganciare i “ciucci” e per non alimentare euforie fuori luogo a Milano. Occorre altro? Sì, per iniziare bene il miniciclo terribile di metà ottobre e trovarsi al 1° novembre ai  festeggiamenti del compleanno di Madama, in grande serenità. In Europa e in Italia. Non sia mai che si rovinino i 120 anni della leggenda alla quale anche ciascuno di noi appartiene.

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