Connect
To Top

Le buone notizie non trovano spazio

La Juventus vince la sua decima Coppa nazionale, mezza Italia è in festa, l’altra mezza non si capacita di un epilogo di stagione il cui inizio l’aveva vista provare sentimenti diametralmente opposti. Non sono qui, però, a elogiare o tessere le lodi della mia adorata Signora, ci sarà tempo per farlo una volta concluso l’anno, piuttosto vorrei ragionare sull’evento di ieri sera nel suo complesso.

Partiamo da un anno fa’, di questi tempi. La finale di Coppa Italia 2014 si disputò in uno dei giorni peggiori per il calcio italiano e la serie di eventi che funestò quella sera doveva costituire il punto di partenza per delle azioni politiche e legislative finalmente decise e risolutorie. Tuttavia, come fu per la morte di Vincenzo Spagnolo, per quella di Filippo Raciti e su fino a quella del povero Vincenzo Paparelli, ogni volta è “il momento di agire” ma ogni volta non accade nulla se non l’intromissione di qualche palliativo (come i tornelli) o di qualche inutile orpello burocratio (come la tessera del tifoso). A distanza di un anno, infatti, nessuno ieri ha ricordato la guerra tra bande che tenne in scacco alcune zone di Roma e la pantomima dell’Olimpico con la tifoseria napolista a bloccare l’inizio della partita salvo poi mediare, tramite i calciatori (!!!), una soluzione pilatesca. La memoria collettiva viaggia a compartimenti stagni, gli argomenti e le trattazioni socio-sportive passano come le mode, ora è il turno del calcioscommesse e chisseneimporta di ricordare la morte di Ciro Esposito la sera della medesima competizione, un anno dopo.

Ieri, invece, sembrava un’altra città, un altro stadio, un altro mondo. Due squadre si sono contese il trofeo in una partita molto combattuta ma tenuta dai protagonisti su livelli eccellenti di correttezza, prima, durante e dopo i 120 minuti di gioco. Alla viglia non si è sentito nessun riferimento a condizionamenti esterni o a precedenti arbitrali su cui lucrare alibi. Anzi, Stefano Pioli ha tenuto a esaltare la sua esperienza di calciatore nelle fila bianconere e l’importanza che quello spezzone di vita ha rappresentato per sé stesso. La partita è scivolata via con interventi decisi, alcuni costati la sanzione disciplinare, ma nessun calciatore ha fatto sfoggio di acrobazie degne di uno stuntman o ridicole sceneggiate. Terminata la contesa non si sono ascoltati facili isterismi da parte degli sconfitti e, scelta scontata in un mondo come quello dello sport ma che non lo è affatto, i giocatori della Lazio hanno partecipato alla premiazione rendendo onore ai vincitori. Come se la serata non fosse già splendida così, stamattina vengo a sapere, da un sito laziale – cittaceleste.it – informazione poi confermata dai tifosi bianconeri presenti allo stadio, che tutta la Curva Sud, occupata per l’occasione dagli juventini, ha applaudito i calciatori della Lazio mentre questi ricevevano la canonica medaglia d’argento di partecipanti-sconfitti alla gara finale della manifetazione. Notizia che mi ha reso orgoglioso della tifoseria e che ci rifà della brutta figura fatta in occasione del derby con il lancio della bomba carta verso il settore dei tifosi granata. Tutto perfetto, se non per un particolare che particolare non è: una così bella manifestazione di sportività non trova molto spazio sui grandi organi di informazione, se non citati di sfuggita come se si trattasse del numero di spettatori o delle condizioni atmosferiche. Ogni qualvolta il calcio italiano si produce in orribili scene di violenza o stupidità, gaffes di dirigenti, partite orrende, stadi vuoti, match combinati eccetera eccetera siamo tutti con le dita sulla tastiera dei nostri apparecchi a lanciare i nostri strali. Quando, invece, il negozio Italia mette in vetrina un oggetto prezioso di cui potersi vantare, praticamente nessun commesso si mette lì a venderlo al meglio.

Siamo alle solite, a quello scatto culturale che non avviene mai, a quella morbosità per cui una buona notizia non è una notizia e che già di per sé costituisce una contraddizione in termini. Trovo assurdo, per un mestiere così importante come quello che svolge chi informa, non dare il giusto risalto a fatti che potrebbero costituire l’inizio vero di una svolta che, per me, ha solo una speranza di vedersi avverata: quello di cambiare il modo di fruire lo sport da parte degli appassionati. Non saranno una legge, una multa, una squalifica generalizzata, da sole, a cambiare il mondo dello sport; abbiamo bisogno che i tifosi si facciano carico di una responsabilità, non che siano solo oggetto di preclusioni, divieti e sanzioni più o meno giustificate.

Perché non dare evidenza, allora, ai comportamenti virtuosi, ai gesti di sportività come quelli, tutti, di ieri sera?

Lascia il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Opinioni