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Juve-Lokomotiv 2-1, con halma e Joya

Mentre noi comuni boccaloni eravamo alle prese con la suggestione Guardiola (fatico a credere che non ci sia stato proprio nulla, ma stiamo ai fatti), la Juventus era alla ricerca di un allenatore che fosse in grado, dopo il ciclo Allegri, di gestire una rosa costruita badando più alle esigenze di bilancio che a quelle tecnico-tattiche, come da prassi ormai consolidata.
All’ufficializzazione di Sarri, molti di noi hanno storto il naso, più per ragioni extra-calcistiche che altro, mentre Paratici e Nedved erano alla ricerca di un profilo gestionale che non si spostasse troppo dal solco tracciato in questo decennio. Perché, stando alla storia dell’attuale allenatore, Sarri è sempre stato uno in grado di cavare il meglio dagli uomini a disposizione e non un integralista del modulo, come molti lasciavano intendere.

Al di là delle differenze di scelte tattiche tra lui e Allegri, anche Sarri è chiamato alla non facile impresa di mettere in campo un undici competitivo e che sfrutti al meglio le caratteristiche dei calciatori tesserati per la Juventus nella stagione 2019/2020. Un compito non facile perché, per motivi su cui è inutile tornare tanto sono stati sviscerati, la rosa è molto eterogenea, soprattutto nel parco attaccanti. Per sintetizzare brutalmente, con Douglas Costa abbiamo un modulo di riferimento, con Ramsey o Bernardeschi un altro.
E poi c’è Dybala che, fermo restando il suo mancino di natura divina, pone agli allenatori che hanno a che fare con giocatori come lui lo stesso enigma di sempre: seconda punta o trequartista? Dybala è, in ordine di tempo, l’ultimo dei “9 e 1/2”, per dirla alla Platini quando descriveva Roberto Baggio.

Cercando la quadra in mezzo a tutti questi cerchi, può capitare una partita come quella di ieri. Partita che Sarri aveva chiaramente deciso di mettere più sul piano del palleggio che su quello atletico. Si spiega così la scelta di provare dall’inizio l’esperimento Bentancur trequartista al posto di Bernardeschi e di far giocare Dybala e non Higuain. L’esperimento non è andato bene, anche perché i russi non sono per niente una squadra materasso, anzi. Hanno in panchina un tizio scafato che se ne fotte della modernità e, facendo di necessità virtù, applica uno stupendo catenaccio con 11 uomini negli ultimi 30 metri e provateci voi ad andare in porta.
Come capita spesso in simili occasioni, il Lokomotiv passa addirittura in vantaggio scartando con piacere il pacco regalo consegnatogli dalla difesa bianconera, in un mix di scelte scellerate e interventi difensivi da oratorio. Alla fine del primo tempo c’è una frittata in cottura, al profumo di vodka.

La strategia di partenza della Juve va a farsi benedire anche a causa di un ritmo fiacco, flemmatico e dunque sterile. La mancanza di un punto di riferimento in attacco fa sì che la difesa avversaria abbia gioco facile nel gestire le scalate, i cambi di gioco e le marcature. Nel secondo tempo Sarri rimedia con l’inserimento di Higuain, spostando Bentancur nel suo ruolo naturale di mezzala. Con una sostituzione e, immagino, una strigliata negli spogliatoi, sistema due problemi.
Bentancur, molto più dentro il gioco e in una posizione dove può dare sfogo alla sua corsa “box-to-box”, ha mostrato un secondo tempo in gran spolvero con tanti palloni recuperati e un’ottima interpretazione del movimento richiesto alle mezzali. Dybala va a fare il trequartista e Higuain il punto di riferimento in attacco dove occupa molto meglio gli spazi e dà maggiore profondità alla manovra.
Il puzzle diventa più semplice da risolvere e lo ha spiegato molto bene, in una serie di tweet, il nostro Stefano Moscarda Ossimoro Juventinovero (sintetico anche nei nick):

Quella di occupare l’area, capite bene, non è una fissa da mitomani o un mantra ereditato dalla vecchia conduzione tecnica. È una semplice questione numerica: se i difensori avversari sono impegnati a difendere l’area dagli attaccanti, ci sarà più spazio a disposizione per gli altri, in questo caso Dybala. Anche il secondo gol, inoltre, nasce grazie allo stesso principio, con Alex Sandro libero di calciare dal limite.

Intendiamoci, si può giocare anche senza centravanti, non lo prescrive il medico. Solo che, in quel caso, serve un ritmo (di uomini e pallone) molto più intenso della melina a cui abbiamo assistito nella prima frazione.
Tutto ciò non fa che riportarci allo stesso, identico, annoso interrogativo: in che condizioni fisico-atletiche saremo in primavera, quando vedere la gente correre non sarà importante, ma l’unica cosa che conta?

Lo scopriremo solo passando il turno (dovremmo esserci, salvo suicidio sportivo negli ultimi due turni). Una cosa, però, sulla gara di ieri lasciatemela dire. La Juve ha giocato male ma ha vinto grazie alla classe dei suoi interpreti, Dybala in questo caso.
In stagioni lunghe, in cui non si può andare a tutta per nove mesi e in cui le partite decisive sono molto lontane nel tempo, questa è una notizia grandiosa!
Sarebbe una non-notizia, in realtà; chi scrive e altri vegliardi come me lo ripete ogni anno e da tempo immemore. Ora che non c’è più in panchina “la causa di tutti i mali”, magari se ne accorge anche la frangia più modernista del nostro tifo.
Possiamo accogliervi nella nostra setta dei “Risultatisti del Terzo Millennio”? Siete i benvenuti.
Non prima, però, di una salutare passeggiata in sala mensa, col capo cosparso di cenere.

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