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Juve – Milan: sarà la volta buona?

Brucia. Brucia ancora. Brucia eccome. È passato soltanto un mese dall’infausta serata di Doha ma la ferita sanguina copiosamente. Non per la sconfitta in sé, quanto per il modo in cui è arrivata; ovvero, giocando solo i primi venticinque minuti nei quali, peraltro, la differenza tra Juve e Milan era parsa a tratti imbarazzante.

Ecco perché si fa fatica a mandarla giù. Perché l’impresa era ampiamente alla portata della formazione bianconera e la reazione del mister a fine partita la diceva lunga su quanto gli rodesse il cu…ehm il fondoschiena (parecchio anche a noi) per aver perso in quel modo.

Questa sera si torna in campo per la terza volta contro i rossoneri: in palio c’è l’accesso alle semifinali di Tim Cup e considerato già pagato il dazio (anche in campionato) per questa stagione, sarebbe anche arrivato il momento di ristabilire le gerarchie.

La squadra di Allegri giunge a questo appuntamento rinfrancata dalla bella prestazione offerta domenica scorsa contro la Lazio, “figlia” della rivoluzione tattica operata dall’allenatore livornese con lo schieramento del 4-2-3-1 e l’impiego di tutti i giocatori più tecnici della rosa.

Difficilmente si vedrà lo stesso modulo a stretto giro di posta, ciò che conta però sarà, come sempre e al di là degli schemi, l’atteggiamento mentale con cui si affronta la gara.

Allegri in conferenza stampa ha parlato dell’obiettivo che devono avere i suoi ragazzi, migliorare “la qualità e la spregiudicatezza”. Per fare ciò occorre impostare sì una partita d’attacco ma occorre anche il sacrificio di tutti affinché il baricentro della squadra rimanga alto e non a settanta metri dalla porta milanista.

Inutile etichettare il match alla stregua di una finale, primo perché non porta benissimo e poi perché la storia della Juve racconta un rapporto spesso problematico con le finali. Pensiamo piuttosto alla qualificazione, sarebbe la terza volta consecutiva in semifinale nella coppa nazionale: un altro risultato non da poco della gestione Allegri.

Siamo convinti, senza apparire presuntuosi e senza voler mancare di rispetto all’avversario, che i padroni di casa siano superiori agli ospiti; è il momento opportuno di dimostrarlo anche sul campo.

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