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Juventus – Napoli: scontro tra squadre di calcio (forse)

Squillino le trombe! Rullino i tamburi! Abbiamo lance, spade, frecce, mortaretti, tricchi tracche e castagnole! E con queste armi potenti, dico ARMI POTENTI, noi, NOI, spezzeremo i reni alla Juve e ai suoi tifosi, a Rocco e ai suoi fratelli! Armiamoci e partite! Io vi seguo dopo.

Ecco come, più o meno, viene vissuta all’ombra del Vesuvio la vigilia di Juventus – Napoli. Una sfida culturale che vede coinvolte forze ultraterrene, Borbone contro Savoia, il popolo contro l’oppressore, superstizioni e smorfie, ‘a cazzimma, San Gennari e Masanielli, il bel gioco contro la vittoria a tutti i costi, l’eterna lotta tra il bene e il male. Una rivalità che non conosce eguali nella storia del calcio italiano, a quanto pare, una partita da vincere per salvare l’onore e per difendere la città, roba che la guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta sembra una riunione condominiale a confronto. Che poi ci sarebbe da discutere sulla violenza delle riunioni condominiali, ma vabbè. I tifosi del Ciuccio, bontà loro, fanno di questa partita un’occasione di rivalsa sociale, dimostrando un senso di inferiorità sportiva profondamente radicato e difficile da estirpare, mentre dall’altra parte…

Dall’altra parte, dalla nostra parte, questa è una partita vissuta con un certo distacco, perché è una partita come le altre, perché parlare di Borbone e Savoia nel 2017 fa abbastanza ridere, perché la Juventus è la squadra più nazionalpopolare di tutte (altro che Risorgimento calcistico), perché lasciamo le superstizioni medievali agli altri, perché del bel gioco senza vittoria non ce ne facciamo niente e perché non può esistere una rivalità tra chi ha vinto tutto e vince da sempre, contro chiunque, e chi trasforma la vittoria di una singola partita in un trofeo da esibire nei presepi. Per la Juventus l’obiettivo è solo quello di portare coppe in bacheca, anzi Allegri ha scomposto ulteriormente il concetto: l’obiettivo è quello di riempire il calendario, di aumentare il numero di partite ufficiali che mancano da qui alla fine della stagione. Certo è che tutta la “passione” e il “folklore” del popolo partenopeo, con “pittoreschi” necrologi preventivi allegati – i vari “è scomparsa prematuramente la Juventus, ne danno il triste annuncio i tifosi napoletani tutti” e via dicendo – ci danno un piacere dal gusto sadico quando, ahinoi spesso, il male trionfa sul bene.

Da quest’anno poi c’è un ulteriore ingrediente a insaporire la tenzone, cioè il grande traditore, colui che ha violato non si sa bene quale patto d’onore, come se la Juventus avesse ingannato il presidente del Napoli e non avesse versato i novanta milioni previsti dalla clausola rescissoria inserita nel contratto di Higuaín, peraltro regolarmente sottoscritto dallo stesso De Laurentiis. Il Pipita ha già punito la sua ex squadra nell’andata di campionato, gol decisivo e tre punti in saccoccia, dimostrando ai suoi ex tifosi di essere prima di tutto un grande professionista e Allegri lo schiererà anche stasera, applicando con il numero 9 un nuovo concetto di turnover, ovvero il turnover degli altri.

In questo momento l’importante è superare il turno e con questo sistema di gioco gli uomini chiave sono pressoché insostituibili, soprattutto in attacco, dove il solo Pjaca può dare il cambio al supporting cast di Higuaín, a meno di non spostare Pjanic sulla trequarti con l’apertura di altri scenari tattici. Fase delicata della stagione per la Juve e per il Mister dunque, che dovrà dosare le energie con il bilancino del farmacista per non ritrovarsi gli uomini con le gambe molli nei momenti cruciali. Ma le energie risparmiate contro l’Empoli torneranno utili proprio stasera dove incamerare un risultato positivo è importante nell’ottica del doppio confronto, con ritorno nell’ambiente non certo sereno del San Paolo. Quindi dentro la formazione tipo dalla cintola in su (almeno queste sembrano le intenzioni) da mandare a memoria: KhediraPjanicCuadradoDybalaMandzukicHiguaín. In difesa turnover ragionato con Neto, Asamoah, Barzagli, Bonucci e Lichtsteiner per un pacchetto arretrato che almeno sulla carta offre ampie garanzie.

Dopo aver incassato la batosta casalinga ad opera dell’Atalanta dello juventino Caldara, Sarri potrebbe attuare un turnover inconsueto, forse in risposta alle richieste del volubile presidente partenopeo: 4-3-3 con Reina, Maggio (ma gioca ancora questo? Mica lo sapevo) Albiol, Koulibaly e Ghoulam, Rog, Jorginho, Hamsik, Callejon, Pavoletti e Mertens. Il copione resta comunque lo stesso, cioè pressing alto e ripartenze veloci, affidate all’estro di Hamsik e Mertens, abbinato alla velocità di Callejon. A chiosa di ciò aggiungerei comunque un ecumenico STICAZZI, la Juve faccia la Juve poi si vedrà.

Sperare che sia solo una partita di calcio, per loro, è forse chiedere troppo, ma ci piacerebbe che alla fine di questi 180 minuti si parlasse di calcio giocato e non delle solite polemiche pulcinellesche, anche se a Napoli, in periodo di carnevale, le chiacchiere vanno via come il pane.

2 Comments

  1. Francesco

    28 febbraio 2017 alle 15:20

    Bravo Angelo grande articolo !è vero dai napolesi non possiamo aspettarci altro che le solite pulcinellate!#FINOALLAFINE!

  2. Rik

    28 febbraio 2017 alle 19:35

    per loro è l’unico obiettivo stagionale disponibile .. per noi il meno importante .. sarà molto combattuta!

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