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Juventus – Pescara: la “panchina” al potere

“Nulla è più facile di un problema risolto”, affermava Blaise Pascal. Al netto della citazione dotta, è quello che frulla per la testa di Massimiliano Allegri, imboccando la via degli spogliatoi  dopo la netta vittoria ai danni del Pescara. Il mister juventino, per qualche genio dalla critica spontaneamente costruttiva detto “cagon”, dimostra di non temere il contraccolpo di una serie infinita di infortuni, ma anzi di conviverci con discreta disinvoltura e fa a meno di 7 titolari (Buffon, Barzagli, Chiellini, Dani Alves, Pjanic, Dybala, Marchisio). D’accordo, di fronte c’è il Pescara terzultimo, ma la partita inizia da 0 a 0, particolare di non poco conto.

Il 3 a 0 finale appare giusto e rotondo al di là della fatica iniziale incontrata dalla Juventus nell’imporre la propria superiorità. Ci vogliono infatti 36 minuti per sbloccare la situazione di parità e insieme a essa anche un certo torpore che attanaglia la manovra bianconera, di fronte al solito schema 10 – 0 – 0 che adottano le squadre ospiti che fanno visita allo Stadium. Alla prima azione con palla a terra al limite dell’area abruzzese, Khedira dà l’ennesima dimostrazione di come oramai sia il più forte giocatore al mondo nel fiuto del corridoio giusto e deposita la palla in rete con un tiro di esterno destro di rara bellezza. Nel frattempo, si segnalano la concretissima presenza di Hernanes in mezzo al campo nell’alimentare e ricucire le trame di gioco, una strana debacle di Lichtsteiner (forse problemi di stomaco?) e, con l’ingresso di Cuadrado, la consueta pavidità di un’eterna promessa come Rugani, la lontananza siderale di Higuaín dalla porta avversaria, impegnato a fare il Dybala della situazione.

Ripresa più in discesa. Anche perché il Pescara si sgonfia poco per volta. La Juventus cresce alla distanza e per quella logica che alberga talvolta anche nel calcio, si concretizza il raddoppio. Minuto 64, un dialogo sulla sinistra tra Alex Sandro e Asamoah, si traduce in un cross basso con relativo rimpallo che libera Mandžukič libero davanti a Bizzarri, per il più facile dei tap – in. Sul 2 a 0 tutto diventa più facile e il pubblico da qui in avanti attende solo 2 cose: una rete del Profeta Hernanes e l’esordio di Moises Kean, per stabilire il record del più giovane esordiente di sempre nella Juventus. Il Fato ed Eupalla sono in serata benevola tanto da accontentare i desideri dei tifosi. Dapprima il brasiliano confeziona un tiro di micidiale perfezione balistica dai 25 metri per il 3 a 0 voluto e proverbiale capriola marchio di fabbrica con atterraggio non impeccabile (gli anni passano anche per lui!), siamo al 70′. Poi Allegri concede una manciata di minuti al ragazzino di colore, che pare a prima vista un torello niente male.

Il gioco della Juventus pare lievitare, anche alla luce delle ultime prestazioni. Non è mai facile rompere il ghiaccio dopo le soste imposte dal calendario, ma anche una formazione largamente rimaneggiata dà l’impressione di avere le idee chiare. Sono queste le affermazioni positive che evidenzia la gara contro il Pescara, rivelatosi avversario rognoso fino a quando la diga eretta da Oddo regge, ma squagliatosi come la neve al sole una volta incassata la rete di Khedira. Nella pagina delle negatività resta sottolineata nettamente in rosso la difficoltà a velocizzare la manovra e la prolungata astinenza dal gol del Pipita (rimasto al palo clamoroso colpito da fuori area).

La Juventus è attesa da una serie di impegni impressionante per sequela e difficoltà, a iniziare con la trasferta di Siviglia, per continuare con Genoa, Atalanta, Dinamo, Derby, Roma e Supercoppa. Bene fa Allegri a centellinare le forze e a ruotare i giocatori a disposizione. Sperando comunque che le “prime donne” facciano la differenza. L’asticella si alza e la qualità deve emergere. Sennò son guai.

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