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Juventus-Atalanta 2-2 e una vendetta

Spieghiamo subito il titolo, altrimenti non mi seguite per gli altri ragionamenti.
Era bello il regolamento quando i rigori li fischiavano contro la Juve?
Vi piaceva prendere in giro De Ligt perché non sapeva tenere a posto le mani?
Bene, adesso che questi rigori farlocchi li danno a favore nostro, attaccatevi al tram!

Sempre a proposito di rigori, poi, ricordate all’andata il rigore sbagliato da Barrow nel primo tempo? Alla fine la Juve espugnò lo stadio della Dea senza quasi sapere come. Insieme al punto guadagnato oggi, fanno in totale 4 che, vista la classifica attuale, potrebbero essere il vero ago della bilancia di questo campionato.
Come per le elezioni e le alleanze politiche, non è un calcolo attendibile quello di giocare con somme e sottrazioni in una stagione così lunga; tuttavia, se pensiamo che l’Atalanta avrebbe meritato di vincerle entrambe, loro oggi avrebbero 72 punti, esattamente come la Juve.
Esticazzi?!?
Chi se ne frega, certo, ma a volte le sliding doors di un campionato sono poste in punti dell’anno che scopriamo solo alla fine o che non scopriamo affatto.

Veniamo alla partita.
La fotografia di una stagione: da un lato la squadra di Gasperini gioca che è un piacere per gli occhi. Tutti corrono e lottano sapendo esattamente cosa fare, molti giocatori hanno l’intelligenza e la freschezza atletica per farlo bene, i cambi sono funzionali alle idee dell’allenatore. Vuol dire che società, allenatore e preparatori lavorano a un’idea e portano avanti quella, riuscendo a conciliare il tutto con le esigenze di bilancio.
Faccio solo un esempio: hanno rinunciato a Kulusevski, rimpinguando le casse, perché tanto avevano già in rosa Malinovskyi per quel ruolo. (Speriamo di non aver comprato quello più scarso, che però è 7 anni più giovane. Piccola divagazione).
Dall’altro lato la Juve che, invece, è come un set di argenteria preziosa a cui, però, mancano dei pezzi per diventare una collezione rinomata.
Per usare una metafora ancora più precisa, rubo l’immagine che un amico del Twitter aveva postato poco tempo fa: la Juve è un limbo. L’allenatore e i giocatori ci mettono il massimo dell’impegno, le provano tutte, sono in una discreta forma fisica e i punti arrivano quasi sempre. Per lo scudetto dovrebbe bastare, visto che le altre si fanno del male da sole.
Ma questa squadra sembra non avere un’idea precisa di cosa fare del pallone una volta superata la metà campo. Non si riesce più a vivere quella supremazia che ci si aspetterebbe, da censo e da pedigree.
Arrivati a ridosso dell’area avversaria comincia il girovagare rinfuso per il campo alla ricerca, come le anime che abitano il I Cerchio, del “paradiso” perduto: le occasioni da gol.
Stasera ci ha salvato la piega aberrante che hanno dato alla regola sui falli di mano, in altre occasioni ci hanno salvato le delizie dei nostri campioni, quasi mai ci salva una mossa estemporanea o un’invenzione dell’allenatore.
Questa è la situazione al momento. Me la faccio piacere soprattutto perché vedo allontanarsi l’incubo di terminare la stagione senza trofei in bacheca.
Più avanti vedremo.

Nella Divina Commedia, il limbo è il luogo al limite dell’Inferno dove abitano le anime che, pur non avendo particolari colpe da espiare, non possono accedere al Paradiso perché non hanno ricevuto il battesimo. Non stanno né da una parte né dall’altra.
Dante racconta la loro pena che non è fatta di dolore fisico, non hanno pesi da spingere o punture da sopportare. No, esse sospirano profondamente per il desiderio senza speranza di incontrare Dio.
Ecco, se la Juve è il limbo, noi ne viviamo la pena.
Qualcuno venga a battezzarci.

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