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Juventus – Crotone: subito vincere quella che serve

Se ne deve vincere una. I calcoli lasciamoli al matematico o all’urologo. Se ne deve vincere una, punto e basta. E già che ci siamo, facciamo che si vinca col Crotone, del futuribile non ci cale. Il prepartita sarebbe finito qui, se non fosse che allo Stadium i “ragazzi” entreranno in campo con la dolce compagnia di una Coppa Italia fresca fresca, la terza di fila, quasi un’abitudine; seconda  solo a quella più antica di accostare scudetti uno a fianco dell’altro. Si deve vincere in casa, con 40 mila “fratelli” che sbraitano a  fare da contorno, nell’unico posto adatto a celebrare la leggenda. Uno, due, tre, quattro, cinque e…sei campionati con lo stesso lieto fine, ma con copioni notevolmente diversi e sofferti tutti.

Perché il calcio è uno sport che appassiona tante gente e che nel quale alla fine vince la Juventus. Non mi ricordo chi lo ha detto, ma sta bene così, manco una virgola da cambiare. Purché non cambino le virgole ancora per tanto tempo.

Si deve vincere col Crotone, perché la festa va fatta in casa. Con 2 coppe assieme da levare al cielo, con la Lega in pompa magna ad ossequiare sul campo una squadra ed una società che tanti di “lorsignori” vorrebbero scomparisse di nuovo, dopo una prima volta andata buca. Ipocriti. In attesa di grandi orecchie per sentirci meglio.

Non me ne vogliano i simpatici crotonesi, non ce l’abbiamo con loro. Ma quando passa la storia sotto casa, bisogna coglierla al volo, Crotone, Cotronei o Capocolonna ed Hera Lacinia che dir si voglia. Sono fatti di Nicola i due punti che separano i suoi rossoblù dal Paradiso della permanenza in serie A, dopo un anno sofferto pericolosamente e ora in attesa di miracolo finale.

Anche la Madonna di Capocolonna è stata scomodata per intercedere presso il Padre Eterno. Non sarà per questo che alla vigilia della finale di Roma la Juve è andata in udienza dal Papa, notoriamente bianconero di Portacomaro d’Asti? Gli antidoti possono venire utili.

Si fa per trovare motivi di interesse. Si fa per dare importanza a una gara che, fatto salvo l’ultimo periodo di vacche grasse del Crotone, sulla carta nemmeno sarebbe proponibile. Eppure, mai dire mai.

Non per niente dalla conferenza stampa del “lider Maxim…iliano” si evince che scende in campo la formazione tipo. Giocano i migliori disponibili, che vuol dire tutti quanti e Khedira convocato. Si deve chiudere la pratica scudetto, poche balle. “Si deve fare festa”, parole e musica di Allegri.

Quindi Buffon in porta, il Gigi di sempre e non quello di Roma; difesa a 4 con Dani Alves; Bonucci, Chiellini e Alex Sandro; Pjanic e Marchisio in mezzo al campo; Cuadrado, Dybala e Mandzukic, con Higuaín punta centrale.

Nicola recupera Trotta reduce da una distorsione alla caviglia, ma perde Stoian. Con ogni probabilità il tecnico calabrese (ma di origini chiaramente piemontesi) schiera Cordaz tra i pali; Rosi, Ceccherini, Ferrari e Martella a 4; Rohden, Crisetig, Barberis e Nalini a centrocampo; Trotta e Falcinelli di punta. 4 – 4 – 2 canonico.

Chissà che alle 5 della sera ci sia l’annuncio dell’inizio delle danze. È l’ora della folla alla Plaza de Toros, se non che a Torino la Plaza è vicina ai vecchi mercati generali. La nostra convocazione è in piazze più nobili, al cospetto di duchi a cavallo e castelli nel mezzo.

Pensierino finale: mi sarei atteso sul finire dello scorso campionato di serie B, che alla festa per la promozione gli ionici dall’unica colonna saltellando cantassero “Chi non salta è cosentino” oppure “chi non salta è un reggino”. Macché, il coro è arrivato nitido, dicevano proprio “juventino”. Pazienza allora se al termine dell’incontro dovessero restare seduti. La Juventus è una società per azioni, ma non di carità.

 

 

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