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Juventus-Lazio 2-1, ci siamo.

Dopo aver fallito un paio di occasioni per dare il colpo di grazia a questo campionato, la Juve approfitta dell’ennesimo passo falso delle avversarie e allunga il distacco dalle inseguitrici, una delle quali proprio la Lazio.
In questi 3 turni, in cui la Juve ha racimolato appena 2 punti e una dose considerevole di magre figure, l’Inter sembrava potesse tornare a farsi sotto, salvo poi timbrare il proprio turno a “ciapa no” in quel di Roma. La squadra di Conte, forse sfavorita dalle troppe partite in trasferta e dagli allenamenti nel caldo torrido della Pinetina, perde il treno dell’aggancio alla vetta e dice probabilmente addio al sogno scudetto, proprio quest’anno in cui il campionato si gioca nella loro stagione preferita.

La Juve, invece, è sempre un cantiere aperto, vittima di un’illusione e di un miraggio collettivi. La squadra gioca in modo diverso dagli altri anni, questo è indubbio, ma deve ancora assorbire i dettami del nuovo allenatore, un po’ perché alla Juve non c’è mai il tempo per gli esperimenti, un po’ perché i giocatori a disposizione non sono adatti a un certo tipo di gioco e un po’ perché l’allenatore ci ha messo troppo a capirlo.
Quando ieri gli abbiamo visto sostituire Dybala con Rugani per tenere il 2-1, quando abbiamo visto la squadra non salire per nulla in occasione dell’ultimo calcio d’angolo, abbiamo avuto, soprattutto i più vecchi di tifo, un moto di commozione: Maurizio Sarri ha veramente capito come si affrontano le difficoltà di una partita dentro una stagione così lunga. Benvenuto alla Juventus!

La partita aveva poco da dire, in verità. Con le ultime defezioni, in particolare quella di Luis Alberto, la Lazio che arriva all’Allianz Stadium è lontanissima parente di quella vista prima dell’interruzione. Un’altra squadra rispetto a quella che ha battuto 2 volte la Juve con Simone Inzaghi che giganteggiava nei confronti di Sarri. Diciamola tutta, la squadra bianco-celeste è quella che più di tutte ha avuto la peggio con la chiusura per l’emergenza Covid-19. A febbraio era lanciatissima nella corsa scudetto non dovendo più disputare nessuna coppa e potendo così preservare le energie per una sola partita a settimana. Alla riapertura, causa la rosa non proprio lunghissima e le partite ogni 3 giorni (4 per chi ha amici potenti in Lega Calcio), questo vantaggio è totalmente sfumato, così come i sogni di gloria.

Nel primo tempo abbiamo assistito all’ennesima ripetizione degli standard bianconeri di quest’anno. Partita in controllo dal punto di vista del possesso salvo poi bagnare le polveri quando c’è da sparare al bersaglio. Ormai è il segreto di Pulcinella: a questa squadra manca qualcuno che impegni gli avversari in area per liberare spazio a Ronaldo e/o Dybala. Che sia un centravanti o una mezzala di inserimento o chi vi pare, la Juventus 19/20 ha bisogno di un’invenzione del singolo, di un episodio o di un calcio piazzato per sbloccare le partite e quella di ieri sera non è esente da questa routine. Rigore e asinata di Luis Felipe ci portano sul 2-0 e partita in pugno, salvo poi soffrire nel finale con la dormita di Bonucci su Immobile.

Tre riflessioni finali su tre nomi:
Sarri. Pretende che la squadra sia sempre molto aggressiva e vada a recuperare il pallone quanto più avanti possibile. Questo modo di giocare è molto dispendioso, soprattutto se ci vuole l’aiuto divino per fare un gol. Nel finale di partita si rende conto che i suoi uomini sono sulle gambe ed effettua dei cambi intelligenti, rinnegando (finalmente, oserei dire!) la sua confessione di fede: fuori Dybala dentro Rugani, mette centimetri in difesa e difende il fortino. Bravo!
Dybala. Non doveva giocare dall’inizio per via di un acciacco accusato il giorno prima ma Higuain è geloso e lo imita. Entra a freddo ma fa una partita fantastica per dedizione, volontà, concretezza. L’azione del 2-0 è il paradigma della sua serata. Ruba palla, parte in velocità e regala a Cristiano il più facile dei gol con un gesto di altruismo per nulla scontato. Uomo squadra!
Cristiano Ronaldo. Stabilisce nuovi record, li trovate elencati dappertutto, non starò qui a ripeterli. Quello che a me impressiona, ogni volta di più, è la sua voracità. Mai sazio, mai domo, dopo aver fatto 2 gol continua a disperarsi per le occasioni mancate come se non segnasse da un mese. Un modello di vita!

Lo scudetto numero 38 sta arrivando, preparatevi alla solita manfrina dei giustizialisti che pretenderanno di imporre la propria contabilità.
Col piffero!
Quando e, soprattutto, se verrà mai fatta piena luce sui fatti del 2006 ne riparliamo. Fino ad allora quei 2 scudetti faranno parte del nostro palmarès, in particolar modo quello che viene surrettiziamente e sfacciatamente esibito da gente con la faccia da schiaffi, dentro un sepolcro imbiancato.

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