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Juventus-Milan 1-0, solito copione

Vi ricordate Maurizio Sarri sulla panchina del Napoli?
“La Juve gioca sempre dopo di noi, scende in campo sapendo già il nostro risultato”, “La Juve risolve le partite con la panchina, non possiamo competere col loro fatturato”, e poi la penombra, il colore del pallone, gli orari, il calendario e vatteli a ricordare tutti!
Da quando siede sulla panchina bianconera, lo avete più sentito accampare scuse o cercare alibi?
Per onestà intellettuale è giusto ammettere che alcuni degli antichi e stucchevoli ritornelli sarebbe molto difficile pronunciarli anche per uno dalla faccia tosta, uno tipo Antonio Conte per capirci. Eppure anche Sarri avrebbe qualche motivo per chiedere pazienza e trovare una giustificazione per gli aspetti del suo lavoro che ancora non vanno come lui vorrebbe o come parte della critica si aspettava, ma non pronuncia più parole di quel genere.

Che cosa è cambiato rispetto al Maurizio Sarri che conoscevamo fino all’anno scorso?
È maturato nella stagione passata in Inghilterra? Può darsi, ma secondo me, la risposta è molto più semplice: ha cambiato squadra. Oggi Maurizio Sarri lavora per una società che non accetta alibi, usa il silenzio come strategia, ha abolito dal proprio manuale delle istruzioni l’espressione “cullarsi sugli allori”.
Ieri sera, Fabio Capello ha usato una espressione felicissima per descrivere questa “pasqua” Sarriana. Subito dopo averlo stuzzicato, nella intervista post partita, in merito all’uscita polemica di Ronaldo, ha ammesso: “Maurizio Sarri è diventato molto juventino, ha imparato a non rendere pubblici i problemi dello spogliatoio. Quella bianconera è una grande scuola, io la conosco.”
In poche frasi, e una eloquente espressione del volto, Capello ha ricordato agli avversari come si conduce un gruppo, come si affrontano le difficoltà, quali parole pronunciare all’esterno e quali tenere per le segrete stanze della Continassa.
Per nostra fortuna, questa lezione resta spesso inascoltata in altri lidi, visto gli spettacoli a cui stiamo assistendo in altre città.
Il solito copione, insomma.

Nona sfida col Milan nel nuovo stadio, nona vittoria. Nessuna squadra in questi anni ci ha concesso così tanti punti non riuscendo a strappare mai nemmeno un pareggio! Non male per l’ex club più titolato al mondo. E, scusate la sfacciataggine, è una vera goduria vederli annaspare ad appena 4 punti dalla zona retrocessione, con una società allo sbando, il bilancio messo in ginocchio da campagne acquisti dannose sotto tutti i punti di vista, una squadra priva di campioni e dalle prospettive di una provinciale senza particolari pretese.
Calciopoli è una ferita ancora troppo aperta per non gioire di tutto ciò. Insomma, anche da quelle parti l’ormai solito copione.

Altra partita, la 14^ su 16, in cui la Juve pareggia o vince con un solo gol di scarto (uniche eccezioni, Spal e Bayer). Una prima parte di stagione che più “risultatista” non si può. Partite sofferte, soliti esperimenti e ricerca di alchimia tattica, equilibri da trovare in campo e fuori, primo obiettivo raggiunto, testa della classifica e nessuna sconfitta. Non male per un allenatore arrivato a giugno con tante incognite sulle sue reali capacità di gestire una macchina da guerra come la Juventus.
Tutte queste vittorie, le ultime molto sofferte, hanno un sapore antico, un profumo di Juventus, hanno scritto in calce il “Fino alla Fine” che tanto ci piace. La Juve è questa da sempre e Sarri ha avuto l’intelligenza di capire cosa questa società persegue con tutte le sue forze: la vittoria, solo lei.
Sarri continua nel solco lasciato da Allegri, e solo chi in questi anni aveva cercato di mettere in guardia le nuove generazioni di gobbi dalla tentazione di seguire strane chimere assapora il gusto di quella risata tipica di chi la sa lunga e può sedersi sul trono a ridere dello spettacolo offerto da giovani buffoni di corte che scoprono, con 5 anni di ritardo, che la stagione è lunga, che ci vuole pazienza, che non si può pensare di andare al massimo per tutti e 9 i mesi della stagione, che per gestire una rosa così profonda occorre ruotare molto i giocatori, allungando la fase di conoscenza degli stessi, soprattutto gli ultimi arrivati.
Anche qui, il solito copione.

Sono tutti argomenti che, in questa sede, abbiamo sviscerato decine di volte. E ogni volta che si tentava di spostare l’attenzione sui reali problemi della squadra (tipo la gestione del parco giocatori in sede di mercato o la preparazione atletica) alcune frange di esperti “belgiochisti” davano addosso ad Allegri tacciandolo di incompetenza, scarsa conoscenza della materia, di faciloneria, per tacere delle offese.
Come dite? Basta con Allegri che non se ne può più?
Eh no, cari miei. Sono almeno due anni che assistiamo a lezioni di tattica e gestione sportiva da parte di chi ha innalzato uno come Adani a proprio totem, capobranco di una famiglia che aspettava un qualunque allenatore che sostituisse il buon Max per vedere applicate le proprie leggi. Per fortuna che Sarri è troppo intelligente per andare dietro a certi personaggi e ha capito benissimo qual è l’unica legge da rispettare, in casa Juve.

Ora che i nodi vengono al pettine, immagino che il dolore sia abbastanza forte. Il pettine lo abbiamo in mano noi vecchi bacucchi e stiamo tirando forte.

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