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Juventus – Sampdoria 3-0 : Douglas “Mandrake” Costa

Dove c’eravamo lasciati?
Ah già, a mercoledì sera.
Brutte giornate, vero?
Sono stati tre giorni e mezzo di vera passione per noi gobbi, altroché, una sofferenza fisica e psicologica continua che pareva non finire mai.
Il nostro incubo peggiore si è materializzato e concretizzato nel giro di pochi minuti, trasformando una serata di gloria in una delle beffe più atroci della nostra storia.
Poi, certo, ci sono rimaste tante cose a cui appigliarci: l’orgoglio gobbo del nostro Presidente e del nostro Capitano, la certezza di aver subito un torto di dimensioni gigantesche, la consapevolezza di aver realizzato un’impresa tanto pazzesca quanto inutile (un 3-1 al Bernabeu, manco succedesse tutti i giorni…), la certezza, data dalle reazioni, che i tifosi avversari in questi ultimi 6 anni li abbiamo completamente annientati.
Ma sinceramente, poteva bastarci?
Direi proprio di no, non so voi ma io di uscire a testa alta non mi è mai piaciuto e non ho mai avuto voglia di provarla come sensazione perché, discorsi a parte, alla fine quello che conta è il risultato e il sorteggio di venerdì scorso ci dice che a scontrarsi con il Bayern Monaco non saremo noi ma il Real Madrid.

Avevamo bisogno di altro, avevamo bisogno che le chiacchiere e le polemiche finissero e si potesse tornare a giocare sul campo.
Perché sapevamo che il campo, quel maledetto rettangolo verde, avrebbe rimesso tutte le cose al loro posto e avrebbe fatto capire ancora una volta chi gode per le vittorie e chi invece ha bisogno di appigliarsi alle imprese di quella o quell’altra squadra che non è la sua.
Io lo sapevo che alle 17:00 di oggi la squadra avrebbe potuto pensare: “E ora andiamo a prenderci quest’ennesimo scudetto, e dai cazzo!” e noi insieme a loro, quasi come se fosse il nostro unico strumento di vendetta.
Io lo sapevo che dagli altri campi sarebbe uscita fuori solo tanta mediocrità, sapevo che l’Inter ieri sera avrebbe sofferto contro un’Atalanta rimaneggiata al punto da doversi rifugiare nel classico “Ma guarda questi, contro di noi sembrano il Barcellona, contro i gobbi si scansano!”.
Sapevo anche che Milan – Napoli sarebbe stata una partita noiosissima, tra due squadre ex regine del campionato (la prima da luglio ai primi di settembre, la seconda da settembre a circa un mese fa), che sarebbe terminata con uno scialbo 0-0.
Partite imbarazzanti, mediocri, degne testimonial del Sempliciotto.
Poi alle 18:00 siamo scesi in campo noi.

C’è chi sperava (io) in una partita subito in discesa, con la rabbia che c’avrebbe spinti a chiuderla dopo pochi minuti, e c’erano altri che avevano capito quanto sarebbe stata complicata e rognosa.
Avevano ragione loro, tanto per cambiare…
Eh già, perché la Samp era messa bene in campo da quel vecchio volpone di Giampaolo, uno che all’andata ci rifilò 3 pere nel giro di mezz’ora al punto da portare Allegri a compiere l’ennesima rivoluzione tattica.
A proposito, ve lo ricordate vero quel pomeriggio di Novembre dello scorso anno?
Vi ricordate pure chi ha c’ha segnato da allora?
Caceres, Bonucci e Diabaté due volte.
Ma torniamo alla partita.
Passavano i minuti e ci stavamo inchiavicando (si dice?) da soli, non c’era verso di trovare uno spazio e Dybala non era in giornata di grazia; non ci potevamo manco incazzare con la squadra perché cosa volevi dirgli dopo mercoledì?
Ci voleva un’invenzione, una mandrakata giusto per citare il grande Bruno Fioretti…e Mandrake è entrato per davvero, grazie alla solita intuizione felice dell’ottimista per natura Max Allegri.
L’ottimista, si sa, nei problemi vede un’opportunità e così quando Pjanic è dovuto uscire prima del fischio finale del primo tempo, Allegri ha pensato bene di stravolgere le carte: pensavate entrasse Bentancur?
Macché, è entrato il trottolino Douglas Costa, centrocampo a 2 e vai di 4-2-3-1: sarà stato un caso, ma tempo 81 secondi, la palla che arriva a Costa, lui si inventa uno dei suoi cross, Mandžukić si ricorda di essere un centravanti e di piatto al volo manda la palla in rete.
Gol, ovviamente, pesantissimo del croato e si va al riposo con 3000 kg in meno sulle spalle.

Il secondo tempo, cominciato con un attacco fallito alle nostre coronarie da parte di Chiellini, con un disimpegno degno di un film horror, ha visto la squadra tentare di chiudere la partita con il funambolo salito in cattedra, e dai picchia e mena il raddoppio è arrivato.
Solito assist di Douglas Costa, gol di… Höwedes!
Aspetta un attimo…
Höwedes?
Ahhh già, quello arrivato (infortunato) a fine Agosto, che si alzava alle cinque di mattina per rispondere su Twitter ai tifosi, dedito più al photobombing che ai campi da gioco… ma allora c’è anche lui!
Scherzi a parte, ha fatto davvero piacere vederlo in campo e per di più vederlo segnare; potenzialmente era un ottimo acquisto dato che il suo valore non si può mettere in discussione, peccato per tutti i problemi fisici che si porta dietro.

Qualcuno ha detto che con lui più disponibile Allegri non avrebbe azzardato un Barzagli terzino e forse è vero, vista la straordinaria duttilità difensiva del tedesco.
Pazienza, vediamo se da qui a fine campionato troverà più continuità, magari potremmo ridefinire il prestito anche per il prossimo anno, chi lo sa?
Dopo il 2-0 la squadra si è rilassata, forse un po’ troppo ma era comprensibile e naturale; un’altra squadra con dei giocatori più pericolosi in attacco probabilmente avrebbe riaperto la partita, la Samp no.
E allora per la terza volta Douglas Costa è salito in cattedra, ha seminato la difesa sampdoriana per porgere a Khedira il pallone del 3-0.
A quel punto partita finita e tanti saluti a tutti.

In definitiva, è stata la partita di Douglas Costa, il vero Mandrake (nel senso di “Febbre da Cavallo”) di questa squadra, il giocatore che spacca le partite come pochi altri.
Ammetto candidamente che per molti mesi ha rappresentato per me una sorta di oggetto del mistero: lo vedevo spaesato in campo, indeciso sul da farsi, incapace di trovare la sua dimensione in un meccanismo complesso e altrettanto vago qual era la Juventus dello scorso autunno.
Non mi entusiasmava, ma non ho problemi ad ammettere che mi sbagliavo perché oggettivamente è uno di quei calciatori per cui è naturale entusiasmarsi visto quello che fa in campo; mi verrebbe voglia di dire quello che fa in campo ora, perché se ripenso a quella sera sciagurata di Barcellona davvero c’erano tutti gli estremi per invocare l’invasione del Brasile per lui ed Alex Sandro.
Stasera è stata la sua serata, più dolce e piacevole di quella di mercoledì scorso quando pure ha fatto vedere i sorci verdi alla retroguardia madrilena; ha detto più volte che a Torino ha finalmente trovato la sua dimensione, a questo punto per il prossimo mercato non ci rimane che comprare altri 10 Douglas Costa e l’anno prossimo andiamo a vincere tutto…

È stata comunque la partita del riscatto, della rabbia e dello strappo non decisivo ma comunque pesante.
Mancano 6 partite, mercoledì prossimo trasferta a Crotone e domenica sera big match contro il Napoli: non nascondiamoci e non facciamo calcoli, 6 punti da qui a domenica sera e possiamo mettere in fresco lo spumante per il 36° scudetto…
Lasciamoci alle spalle la cose brutte, guardiamo in avanti e come dico sempre…
Keep the faith alive e forza Juve!

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