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Juventus – Torino 4-0: Mucche alla riscossa!

“Vivere non è difficile, potendo poi rinascere, cambierei molte cose…” recita l’incipit di una bella canzone del Maestro Franco Battiato.
E si, è vero, ognuno di noi cambierebbe qualcosa nella propria vita, io sicuramente stasera se potessi impostare in una sorta di grande computer la mia esistenza vorrei rinascere torinese.
Come dite?
Sono cose che non si possono decidere?
Ok, allora diciamo che invece di iscrivermi alla Facoltà di Architettura di Firenze forse opterei per il Politecnico di Torino (tra l’altro nettamente migliore rispetto alla sgangherata facoltà fiorentina), giusto per stabilirmi lì, respirare un po’ d’aria di rivalità con i bovini che quella con i tifosi viola l’ho già provata e a dare qualche esame con calma, tanto essendo juventino sono figlio dei padroni, quindi strapieno di soldi con tanti saluti al popolo granata.

Già, ma quale rivalità?
Si, perché io ogni tanto ci penso a quel gran carrozzone di retorica che aleggia intorno a questa squadra, ma proprio non capisco il motivo di così tanta rivalità: sarà che mi sono perso le lotte scudetto della seconda metà degli anni ’70, quando i derby erano davvero fondamentali e la Torino calcistica dominava in Italia; ho fatto in tempo a vedere lo strascico di questa grande rivalità con il Toro degli anni ’80, capace di approfittare di un nostro tipico suicidio nel famoso 2-3 con i 3 gol segnati in 4 minuti, quello perso all’ultimo respiro con l’uscita a vuoto di Tacconi su Serena e poi, visto che comunque erano granata nel cuore, li ho visti andare mestamente in Serie B nel 1989, dopo che nelle ultime 2 o 3 partite casalinghe avevano rispolverato il mitico bandierone granata al grido di Forza Vecchio Cuore Granata.
E infatti fu Serie B.

Da lì in poi, a parte il periodo ruspante della cadrega di Mondonico e della creatività finanziaria di Borsano (ma che bella personcina, si buttò pure in politica per salvare capre e cavoli: un suo collega un paio d’anni dopo lo copiò, con più fortuna però…), il Toro è sparito e, diciamolo, il derby è diventato più scontato della trama di un film porno, salvato solo dalla solita retorica, che come il Vecchio Cuore Granata non muore mai, dai nostri gol segnati sul filo di lana e dagli ormai loro mitici proclami prepartita.
Anni fa ricordo Civoli che, ogni volta che intervistava Ventura alla Domenica Sportiva finiva sempre su quella domanda, che non c’entrava un tubo con la partita del giorno: “Ventura, ma secondo lei questo sarà l’anno buono per vincere il derby?” e puntualmente poi perdeva il derby.
Notevole anche quella volta che lo stesso Ventura schierò i pulcini in Coppa Italia perché pochi giorni dopo c’era il derby, perdendo sia in Coppa Italia che nel derby.
Un genio, giustamente premiato con la Nazionale.

Poi si arrivava al giorno prima e dai giornali e dal tifo granata ecco proclami a profusione: “Torino è del Toro, forza vecchio cuore granata, gobbi ladri!” (un vecchio cuore granata come Ormezzano sulla Gazzetta ci accostò al fascismo e un suo collega giornalista lo difese dicendo che agli anziani l’incontinenza verbale deve essere concessa. In pratica gli stava dando del vecchio di merda rincoglionito), che si traducevano poi con 11 giocatori in campo pronti alla caccia all’uomo e il solito fesso (scegliete voi chi, ve n’è una vasta gamma) che rimaneva di stucco quando l’arbitro, ma che strano, lo mandava negli spogliatoi con il rosso diretto.
E arriviamo a lui Sinisa, vero eroe genio della comunicazione: lo scorso anno si portò dietro in conferenza stampa il magazziniere storico della squadra e un tifoso che subito ci dettero dei ladri (quando si dice lo stile…), giusto per caricare l’ambiente…e infatti finì 3-1 per noi.
Ieri poi, da vero leader, mentre il banalissimo Max Allegri parlava della difficoltà della partita (che mattacchione sei Max, sapevi benissimo che questi avrebbero fatto di tutto per spianarci la strada!), ecco che se ne usciva fuori con la litania della squadra dei padroni e quella del popolo, manco avesse letto e adattato un articolo da Il Napolista.
“Ehi Braccio di Ferro (Lombardo), guarda che bello questo articolo… i neoborbonici, i Savoia invasori, aspetta un attimo: mettiamo noi del Toro come squadra del popolo, loro sono la squadra dei padroni, dai che così carichiamo la squadra a mille! Dai dai dai! Mucche alla riscossa!!!”

E veniamo alla partita (il prologo era doveroso).
Dai, troppo facile e scontato definirla la vittoria dei padroni: semplicemente è stata la vittoria di una squadra che, particolare che in pochi sottolineano e forse è doveroso ricordarlo anche a certi tifosi, ha vinto gli ultimi sei scudetti, ha partecipato a due finali di Champions League, non perde in casa da due anni (vincendo quasi sempre), ha una rosa nettamente più forte e anche quest’anno sta trovando la giusta quadratura per lottare su tutti e tre i fronti. Voglio dire, se siamo questi non sarà un caso.
Dall’altra parte i soliti granata, partiti con la solita bava alla bocca e finiti come al solito in dieci nel primo tempo e sotto di due gol.
Troppa foga fa male (ehi, ho detto foga!), i proclami di giocare con il cuore hanno questo effetto: non giochi con la testa, compi due o tre cazzate e anche se ti chiami Baselli e di solito sei un giocatore corretto ecco che te ne esci fuori con un fallo da rosso diretto malgrado tu sia già stato ammonito.
E dopo che cinque minuti prima un vero giocatore da Toro (Allegri dixit), il nostro ex panchinaro Rincon, si faceva fregare palla da Pjanic dando il là al gol del vantaggio di Dybala, un bel diagonale di sinistro da limite dell’area, un classico del suo repertorio.

Da lì in poi ovvio che la strada è stata in discesa, altri tre gol bellissimi, un risultato netto e convincente, ma comunque è giusto rimarcare le tante note positive di stasera:
-) A oggi con Mandžukić al posto di questo Higuaín la squadra gira nettamente meglio. Certo, ci sarebbe da dire che Higuaín ha giocato contro squadre serie, non contro macchiette calcistiche, ma contro la Fiorentina era davvero fermo e bloccava di fatto la manovra offensiva della squadra.
Mandžukić non ha segnato, però il lavoro che ha fatto davanti, creando spazi, pressando difensori e portiere avversari, liberando i compagni di squadra (insomma, il suo solito lavoro), ha reso la manovra molto più fluida ed efficace nel primo tempo.
Poi nel secondo tempo non c’è stata storia e va detto che la scelta, suicida, del Toro di giocare a viso aperto ha reso tutto molto più facile.
Va detto che non ha segnato solo perché Sirigu ha fatto 2 o 3 miracoli nel secondo tempo.
-) Pjanic sta diventando uno dei leader della squadra e, come per Dybala e tanti altri, l’ennesima vittoria di Allegri: lo scorso anno l’abbiamo visto faticare all’inizio, non abituato a certi carichi di lavoro, troppo fragile e fumoso, incostante e nervoso.
Poi la punizione di Verona, quel gol e l’urlo liberatorio e da allora qualcosa, molto, è cambiato.
Guardatelo in questo inizio di stagione: l’unico che si è salvato nella debacle di Barcellona, detta il gioco con una precisione, una pulizia e una semplicità da vero leader, si concede qualche giocata sontuosa e stasera pure lo sfizio del gol. Meraviglioso.
-) Matuidi impressiona per come si è subito abituato al gioco e agli schemi di Allegri: intelligenza tattica, grande agonismo fisico, in più scafato ed esperto, ne avevamo un gran bisogno là in mezzo al campo e tanti saluti agli espertoni che lo bollavano come un bidone. Poca apparenza, tanta sostanza, ovviamente non può piacere, ma va bene così a noi.
-) Grande prova, finalmente, di Alex Sandro. E si, sottolineo finalmente e ribadisco che le partite scorse mi ha fatto davvero imbestialire, perché da lui non pretendo sempre grandi prestazioni, ma neanche gli orrori di Genova o di Barcellona. È un giocatore straordinario, non capirò mai perché ogni tanto si perda in un bicchier d’acqua: tornando a stasera, grande prova sulla fascia sinistra con tante palle gettate in area e bellissimo gol di testa con una torsione del corpo impressionante, in pratica sembrava un cavatappi umano.
-) Douglas Costa è stato una sorta di ufo nella prima mezz’ora, sembrava che i compagni lo ignorassero, poi ha cominciato a entrare in partita e nel secondo tempo si è ripreso alla grande, giocando in definitiva un’ottima gara: si vede che ancora deve entrare in questa squadra, in compenso ha un repertorio di finte, doppi passi e brasilianate varie da spaccare le difese avversarie dandogli semplicemente la palla.
Avercene di giocatori così.
-) Dybala… e che vuoi dire di questo numero 10 già a quota 10 gol dopo 6 partite?
-) Buffon… ehi, vi siete accorti che c’era anche Buffon? Io l’ho visto all’inizio al centro del campo, poi alla fine sotto la curva. Per me durante la partita credo si sia anche assentato, stai a vedere che fa pure un doppio lavoro.
-) Nota di rilievo: anche stasera cambi di grande, grandissima qualità, cioè Bernardeschi, Bentancur e Higuaín. C’è da essere ottimisti dai, anche se non c’è più il profeta brasileiro che sapeva come vincere la Champions e ascoltava musica di merda e al suo posto è tornato il buon vecchio e caro trenino svizzero con le stirelle ai piedi.
La vita è meravigliosa.

E ora sotto con la Champions.
Keep the faith alive e forza Juve!

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