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Juventus-Verona 2-1, pura gioia!

Fondamentale vittoria, quella di ieri.
3 punti di quelli che, alla fine del campionato, pesano tantissimo nell’economia di una stagione anche se in pochi la ricorderanno come tale. Una vittoria sofferta, di corto muso, come amava dire il nostro mai troppo rimpianto ex allenatore, di culo e fosforo, di rigori presi e avuti, di gol della domenica, di pali e traverse amici per un giorno.
Una vittoria importante perché arrivata nel momento in cui Sarri decide che si può fare turnover e provare anche gli altri, così da dare minutaggio a Demiral, Ramsey, Bentancur e, soprattutto, Dybala falso centravanti.
Talmente falso che Dybala ha fatto il trequartista a tutto campo, proprio quello che gli faceva fare Allegri, che però era una capra mentre oggi in panchina siede il Comandante de la Revoluciòn.  (Quest’ultima definizione non è per mancare di rispetto a Sarri, ma per sfottere chi ha festeggiato l’esonero di Allegri come la fine del “tardo impero”).
Sconfiggere il Verona era la cosa meno scontata che potesse accadere, perché sono proprio queste le partite trappola in cui il cervello si spegne e si gioca per inerzia, “tanto siamo talmente più forti che…”

Due parole sulle 4 deroghe all’undici titolare visto finora.
Demiral. Che fosse un difensore focoso e aggressivo lo si era già capito, così come si capiva quanta voglia avesse di ben figurare. Il calcio, però, è stronzo e un errore con la Juve non è esattamente la stessa cosa di un errore fatto col Sassuolo. A un certo punto della partita, dopo l’ennesima stravaganza, aveva proprio la faccia di uno che pensava: “Cazzo quanto pesa questa maglia!”
Se ha personalità e stoffa si riprenderà e imparerà dagli errori commessi, altrimenti via di plusvalenza…
Ramsey. Niente che non sapessimo. Se i muscoli reggono, questo è un altro di quegli acquisti passati sotto silenzio (“la Juve si è indebolita”, ha detto più di qualcuno a fine mercato) che tante soddisfazioni ci hanno dato in questi anni. Gol fondamentale alla prima da titolare, con deviazione fortunosa e palla all’angolino. I campioni si vedono anche da questi particolari.
Bentancur. Quando non c’è Pjanic si intuisce subito, dai casini che accadono in quella zona, quanto sia difficile interpretare quel ruolo. Bentancur lo ha sperimentato in prima persona, ha ancora tanto da imparare dal maestro.
Dybala. Come Higuain, nemmeno lui è un centravanti che occupa l’area e nemmeno lui entra in area a prendere i cross o i passaggi filtranti. Io non so come Sarri intenda risolvere l’equivoco tattico che stiamo vivendo in questo inizio di stagione. La società aveva deciso di cedere lui per prendere un centravanti che doveva essere Icardi o Lukaku, mentre di Mandzukic si è deciso di disfarsi nonostante sia ufficialmente ancora in rosa. Boh, vedremo… Forza Paulo, mettici gli attributi!

Ecco, appunto. Quella di ieri è una vittoria fantastica perché arrivata grazie al contributo di parti del corpo spesso denigrate dagli esteti, perché per questa gente esistono solo i piedi. E invece è stupendo vincere anche con palle e culo, perché il calcio è bello anche per questo. Non a caso la sintesi della vittoria di ieri è quel fenomeno di Blaise Matuidi che, invece di cullarsi sugli allori per il gol a Madrid, corre, lotta, dribbla e cade fino all’ultimo secondo di partita, infischiandosene di tutto e tutti.
E il bel gioco?
Ah ah ah ah ah.
Il problema di molti tifosi juventini è quello di aver disimparato a godere delle vittorie, scimuniti e rincoglioniti da certi commentatori, ex calciatori, frustrati da una carriera misera o parca di successi. Basta con questo scempio, siamo la Juve, noi dobbiamo vincere e quando si vince, si gode!

E sapete quale ex juventino è la dimostrazione vivente di quanto dico? Antonio Conte.
In questi mesi mi capita spesso di leggere la delusione di molti juventini per il modo in cui l’altro nostro ex allenatore sta vivendo la sua esperienza in nerazzurro e di come festeggi le vittorie. Visto cos’era Antonio Conte alla fine del derby vinto ieri? Una furia di entusiasmo.
Ora, capisco la delusione di alcuni di voi che vedono “il nostro condottiero” esultare per quelli lì, ma Conte ci aveva avvisati in tempi non sospetti, citando proprio l’Inter come esempio di squadra avversaria in cui sarebbe potuto finire a lavorare, tuttavia c’è ancora chi non ha capito chi è Antonio Conte.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che Conte, anche dopo aver battuto un Milan in disarmo e vinto un derby in linea con quelli osceni visti negli ultimi anni, lui esulta come un pazzo.
Perché la vittoria è gioia, godimento, sfottò dell’avversario, è l’essenza del calcio.
È un altro mattoncino verso il raggiungimento degli obiettivi stagionali, è benzina nel motore, è endorfina nelle vene, è tutto quello che un tifoso può desiderare.
Vincere è l’unica cosa che conta.
Vorranno pur dire qualcosa, mannaggia-a-voi, queste 6 parole che usiamo così spesso da averle svuotate del loro significato?
La Juve ha battuto il Verona? E io godo.
L’ha battuto senza dimostrare al meglio la differenza tra noi e loro? E io godo di più.
Perché la voglia di qualcuno di dar retta alle scemenze riguardo al bel gioco, mi fa gioire anche per loro.
Perché non è giusto mandare sprecata tutta quella gioia.
Ce la prendiamo noi risultatisti, mai sazi di vittorie.

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