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La meglio gioventù

Juventus uguale giovinezza, gioventù… oppure, semplicemente, i giovani.

A proposito di giovani, qualche sera fa la Juventus under23 è stata eliminata (pareggiando la partita con la Carrarese) nei quarti di finale dei playoff di serie C, perdendo quindi la possibilità di giocarsi la promozione in serie B. Peccato: il passaggio alla serie cadetta era parso alla portata dei nostri giovani, anche e soprattutto dopo averli visti conseguire la inaspettata e meritata vittoria nella coppa Italia di serie C. Va ricordato che siamo al termine delle due sole stagioni disputate dalla nostra seconda squadra.

La prima stagione invece non aveva offerto particolari motivi di soddisfazione. In mezzo alle altrui chiacchiere, la Juventus era stata la prima e l’unica (e, a tutt’oggi, nulla è cambiato) a realizzare la seconda squadra, appunto la under23, iscritta al girone A della serie C. Un girone pieno di squadre più forti e più abituate a quel tipo di confronti e di campionato. Inoltre, la prima Juventus under23 sembrava essere tutto fuorché una squadra. 8-9 giocatori rientravano da prestiti (spesso pluriennali), 6-7 provenivano dalla mediocre Primavera dell’annata precedente, 2-3 erano giocatori scartati in passato e ricomprati per l’occasione, un paio erano nuovi acquisti, e 4-5 giocatori in prestito. In sostanza, la prima seconda squadra nella storia del calcio italiano aveva una rosa un po’ raffazzonata, che serviva solo per cominciare. All’insegna del “in futuro si vedrà…”.

Le regole principali per la under23 per la stagione 2019/20 prevedono che i calciatori debbano essere nati dal 1997 (compreso) in poi. Anche se nell’intera rosa sono ammessi fino a un massimo di 4 giocatori fuori quota, almeno uno dei quali deve essere un portiere. Ogni calciatore può aver giocato anche in serie A, fino a un massimo di 50 partite, ma non può far parte della rosa della prima squadra. Inoltre, se e quando un giocatore della under23 avrà giocato almeno 5 partite in prima squadra, non potrà più essere convocato nella seconda.
La sera della vittoria nella coppa Italia di serie C contro la Ternana, faceva un po’ sorridere vedere che, fra i nostri giocatori, i più importanti fossero il trentenne portiere Nocchi (era stato la riserva di Pinsoglio 12 anni fa nella Primavera, poi solo prestiti nel calcio minore) e il trentenne capitano Alcibiade, che ha alzato la coppa: anche lui nella Primavera di 12 anni fa, poi prestato un po’ ovunque. In attacco c’era perfino Marchi, 35 anni, in prestito dal Monza. Ecco, riesce difficile pensare che su questo tipo di giocatori si possa costruire qualcosa di significativo per il futuro.

Ma alla Juventus interessa davvero costruire sui giovani per il futuro? Va fatta una premessa: la maglia della Juve pesa parecchio. Non è facile giocare nella Juve, dove devi vincere, e devi quindi essere pronto subito. Soprattutto per i ragazzi cresciuti nelle nostre giovanili. Se ne sono visti a decine perdersi per strada, e/o andare a costruirsi la propria carriera altrove. Sfortunati? Personalmente credo poco alla fortuna. Credo invece che, se sei Bettega o Marchisio, il posto prima o poi te lo conquisti. Se sei Chiumiento o Paolucci… è un po’ più difficile. Diciamo che tecnica, carattere, intelligenza, fisico, voglia di vincere aiutano a essere fortunati.

La nostra storia ci racconta che, parlando di giocatori che abbiano lasciato un minimo di segno (presenze e reti), bisogna partire da molto lontano, e usare l’accortezza di evitare i riferimenti alle coppe Italia degli anni ’70/’80 o alle stagioni anomale come 2006/07 e 2010/11, giusto per non snocciolare inutili elenchi di nomi, spesso inutili a loro volta.
Oltre 50 anni fa Bettega, Causio e Furino (il primo cresciuto qui, gli altri 2 arrivati a 15-16 anni) esordirono in prima squadra, diventandone poi delle colonne. Ci furono, dopo una quindicina di anni, Galderisi e (per qualche partita) Storgato e Koetting. Altri 20-25 anni dopo, toccò al quartetto Marchisio, Giovinco, De Ceglie, Marrone. Negli ultimi anni abbiamo visto fare un minimo di strada giusto Pinsoglio e Kean. In pratica, solo una decina di giocatori (metà dei quali è stata stabilmente titolare) in oltre 50 anni. Per ora, niente altro.

Sono tanti invece i giocatori cresciuti qui, o transitati nelle nostre giovanili, le cui carriere si sono sviluppate seguendo altre strade. Per gli ultimi 10-15 anni, citando solo i principali, vengono in mente Mirante, Palladino, Ekdal, Immobile, Criscito, Ariaudo, Sorensen, P.Lirola, Caligara, Romagna, Mattiello, Audero, Spinazzola, Kean, ora anche Muratore. Inoltre, soprattutto in periodi più recenti, ci siamo spesso assicurati le prestazioni di calciatori emergenti, per i quali era facile pronosticare un futuro importante: Gabbiadini, Coman, Mandragora, Orsolini, P.Moreno… che però quel futuro se lo sono assicurato (o magari lo costruiranno) altrove.

Quindi, oltre al problema del peso della maglia, derivante dal fatto che la Juventus deve partire per vincere sempre e in ogni competizione, sembra esserci anche la necessità di “usare” i giovani più promettenti per produrre plusvalenze, a maggior ragione in stagioni come questa. Peraltro, anche dopo gli aggiustamenti di bilancio di fine giugno, oltre alle rose dei giocatori di prima squadra, under23 e under19 (Primavera), abbiamo ancora fra i nostri tesserati una ventina di giocatori in prestito.
Alcuni prestiti sono in campionati esteri minori (Zappa, Monzialo, M.Pereira, etc.), altri nella serie B italiana: Nicolussi Caviglia, Kastanos, Clemenza… per fare qualche esempio.

Ecco, a mio modo di vedere, la eventuale (ma purtroppo sfumata) promozione in serie B della under23 sarebbe potuta (e dovuta) servire a questo. A evitare i consueti prestiti all’estero e/o in serie B dei giovani più promettenti ma non ancora maturi per la prima squadra, per i quali si ritiene però che la serie C non sia sufficientemente formativa. Il caso della cessione temporanea di Nicolussi Caviglia al Perugia in tal senso è emblematico: con una under23 che fosse in serie B, i migliori talenti potremmo farli crescere in casa, mantenendoli anche nella disponibilità (se e quando serve) della prima squadra. Non è andata così, quindi si rischia di continuare a veder andare in prestito i 4-5 migliori della Primavera e magari anche un paio della stessa under23.
Ora sembrano esserci grandi aspettative, oltre che per il già citato Nicolussi Caviglia, anche per Gozzi, M.Portanova, Fagioli…

“Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia!”

2 Comments

  1. Jacopo Carraro

    21 Luglio 2020 alle 07:46

    Ma la under di Del Piero aveva anche Sartor, Cammarato, Binotto, Manfredini, Milanetto, Dal Canto…

    • Nino Ori

      21 Luglio 2020 alle 21:21

      Premesso che Del Piero non è certo cresciuto nel vivaio della Juventus (è arrivato a 19 anni, tra l’altro già in prima squadra), quali fra quelli da te citati sono stati stabilmente in prima squadra nella Juventus o hanno comunque lasciato un minimo di segno (presenze e reti)?

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