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Lazio – Juve 0-3

La sfida dell’Olimpico contro la Lazio di Pioli doveva essere un duro test in vista del decisivo match di Champions per i bianconeri ma si è trasformata in qualcosa di molto vicino ad un allenamento. Merito della Juve, merito dei ragazzi guidati da Allegri, merito di una società che in questi anni ha costruito una squadra difficilmente superabile entro i confini nazionali. La partita in sè è durata poco più di 25 minuti, con una Lazio volenterosa, disposta ad affrontare la Juve a viso aperto, senza paura, con un discreto pressing e un buon piglio. Tutto questo, appunto, fino al 25′ quando Pogba ha finalizzato magistralmente una transizione velocissima rifinita da Tevez: l’Apache dalla sinistra vede il taglio del francesino e lo serve con un pallone alto, Paul esegue uno stop delizioso ed infila Marchetti sul primo palo.

Da questo punto in poi, ribadiamo, si può parlare di tutto, della difesa a quattro, dell’atteggiamento, del cinismo, della flessibilità tattica in fase offensiva (si passa con disinvoltura dal sistema “a rombo” all’albero di Natale, al 4-3-3) ma in campo si è vista una sola squadra. I biancocelesti sono usciti dal campo, eclissati da una Juve enorme, troppo forte da qualsiasi punto di vista si voglia analizzare la partita. Arriva addirittura troppo tardi il raddoppio di Tevez, al 10′ del secondo tempo, dopo un paio di occasioni nitide non sfruttate dalla Juve, in particolare dopo un incrocio dei pali colpito da Pogba con un tiro “alla Del Piero”. La seconda marcatura è frutto di un’altra transizione molto rapida con Lichtsteiner che lancia Marchisio il quale si invola sulla destra e dopo una magia su Cana serve Tevez al limite dell’area. Implacabile Carlos che fulmina per la seconda volta il portiere biancoceleste con un rasoterra dai 16 metri. Il terzo gol è ancora firmato da Pogba, ma gran merito va all’altro argentino della Juve, Pereyra che mette il francese solo davanti a Marchetti, bucato di sinistro dopo una bella finta del galletto transalpino (cresta sempre più scolpita e striata di biondo per lui). Nota curiosa, l’espulsione di Padoin, la seconda di questa stagione.

Fin qui la cronaca, passando all’analisi non possiamo che sottolineare come il nuovo schieramento tattico sia senz’altro più nelle corde del tecnico Allegri: la sua mano ora si vede e si nota la differenza soprattutto nella fase offensiva, dove vengono sfruttate meglio le ripartenze, senza attendere che i giocatori si posizionino sugli spot prestabiliti dalla versione contiana del 3-5-2, ovvero con gli attaccanti vicino all’area, gli esterni sulla trequarti e le mezz’ali molto “alte”. Adesso si punta ad arrivare in porta con due-tre massimo quattro passaggi, con azioni più rapide e verticali, magari correndo qualche rischio in più in fase difensiva ed avendo la squadra un po’ più sfilacciata in certe fasi. Tutto questo, però, ha prodotto fino ad ora 13 gol fatti in 3 partite ed appena due subiti (contro l’Olympiacos) entrambi sugli sviluppi di calci piazzati.

L’aspetto su cui va posto l’accento è la compresenza di 4 centrocampisti, reparto in cui la Juventus è nettamente superiore in Italia e può senz’altro rivaleggiare con le migliori squadre europee: Pirlo, Marchisio (rivitalizzato dal tecnico toscano dopo essere stato, diciamolo, panchinato da Antonio Conte), Pogba e Vidal tutti insieme sono un gran bel vedere. Il primo sostituto è Pereyra che sembra essersi inserito sin dai primi minuti nei meccanismi tattici, sia con il 3-5-2 che con il 4-3-2-1 (o 4-3-1-2 o 4-3-3 fate voi): il Tucumano ha fino ad ora dimostrato doti tecniche e tattiche straordinarie oltre che massicce dosi di personalità. Pogba sta continuando sulla giusta strada nel costante processo di crescita: le qualità le aveva, Conte gli ha insegnato come stare su un campo da gioco, il ragazzo recepisce gli input ma ci mette del suo e si vede. Pirlo in un centrocampo più folto deve correre meno e alla sua età non è un aspetto secondario. Per ora Bonucci, su cui tutti nutrivano dubbi riguardo al passaggio da centrale nella linea a quattro, sembra essersi ri-adattato (a Bari giocava in quel ruolo)  molto bene. In avanti Tevez è devastante, in forma strepitosa, soprattutto in fase di finalizzazione e a livello di freddezza, visto che movimentoe spirito di sacrificio non gli hanno mai fatto difetto. La convocazione in nazionale sembra avergli giovato ulteriormente. Unico aspetto negativo è costituito da qualche infortunio di troppo che però la rosa allestita da Marotta e Paratici sembra essere in grado di assorbire.

In conclusione possiamo dire che con Lazio – Juve Allegri è finalmente riuscito nell’intento di proporre una svolta decisiva, ad imporre le proprie idee e fornire nuovi stimoli ad un gruppo che fino a qualche mese fa era una macchina da guerra (in Italia) guidata da un condottiero vincente ma un po’ logora a livello mentale, focalizzata su un modulo dogmatico, il 3-5-2 sinonimo di successo e record. Ora inizia il difficile, poichè bisogna dare continuità a gioco e risultati, soprattutto in Champions dove fallire la qualificazione agli ottavi per il secondo anno consecutivo costituirebbe un grave danno a livello economico, di immagine e a livello di convinzione. Ora più che mai tutti uniti per la Juve. Fino alla fine.

2 Comments

  1. Andrea B

    24 Novembre 2014 alle 10:22

    La vera svolta come sottolineato è stato il cambio di modulo. È inutile girarci intorno, forse con questo modulo non avremo più le certezze del 3/5/2, modulo “granitico” (in Italia), ma l’impressione che negli ultimi tempi la Juve girasse a regime ridotto non era una semplice “impressione”.

    Il merito principale del nuovo corso di Allegri è quello di aver definitivamente messo da parte qualsiasi timore nell’affrontare gli avversari, Allegri sa di avere la squadra migliore e non ha paura di giocare affidando parte della manovra alle capacità dei singoli.
    Allentati i “lacci tattici” la squadra ha cambiato fisionomia, quasi mai avevamo visto una Juve capace di “ammazzare” una partita dopo l’altra senza soffrire 70, 80 o 90 minuti.
    Si trova il gol con facilità, non c’è bisogno di correre il doppio degli avversari e non serve nemmeno sopraffare l’avversario come una lotta corpo a corpo.

    Il prossimo test europeo sarà decisivo. I presupposti fanno ben sperare.
    Se in Europa la Juve aveva maggiore difficoltà perché non riusciva a fare la differenza a ritmi così alti e non senza perdere quel pizzico di lucidità necessario per capitalizzare la mole di gioco creata, la Juve che affronterà il Malmo avrà armi diversi. E in caso di vittoria esterna (la Juve nelle ultime 8 partite esterne in un girone UCL ha ottenuto 1 vittoria, 3 pareggi, 4 sconfitte) si avrebbe la prova definitiva che il cambio di modulo non fosse solo auspicabile, ma necessario.

    • Angelo Parodo

      24 Novembre 2014 alle 10:53

      La differenza che sottolinei tu, ovvero le “briglie sciolte” a livello tattico, è importante poichè il 3-5-2 era ormai divenuto abbastanza prevedibile. Ripeto, per il campionato italiano sono propenso a considerare questa squadra superiore al di là del modulo, in Europa avremo presto la controprova.

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