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Lazio-Juventus 1-1. Fino alla fine di che?

“La Juventus non muore letteralmente mai!”
Quanto ci siamo esaltati per le parole pronunciate da Francesco Repice alla fine di quel Inter-Juventus.
E quante volte è stata la Juve a lasciare basiti gli avversari per aver messo a posto il risultato nel recupero o all’ultimo respiro!
La parola chiave è “cattiveria”, non a caso usata da mister Pirlo a fine gara. Alla Juve sta mancando troppo la voglia di ammazzare l’avversario, e i motivi sono diversi.
Il primo, quello più lampante: troppi giocatori dal carattere molle e dal rendimento lunatico. Troppa gente insicura che ha bisogno di essere trascinata invece di trascinare. Troppa gente dallo sguardo impaurito invece che aggressivo. Troppa poca gente che s’incazza sul campo.

Al minuto 93:50 di Lazio-Juventus mancano 10 secondi alla fine della partita, una partita in cui stai portando a casa una vittoria fondamentale contro un’avversaria che ti ha fatto sempre soffrire negli ultimi anni. Una partita che dovevi aver messo in cassaforte molto prima ma in cui hai sprecato 3 o 4 contropiede in parità e superiorità numerica, una partita che stai vincendo nonostante tutto, una partita in cui non puoi prendere una rete a difesa schierata e con gli avversari che passano in mezzo ai difensori bianconeri quando hanno soltanto l’ultimo tentativo a disposizione. In quel frangente o passa l’uomo o la palla, non puoi lasciare Correa fare il bello e cattivo tempo a 5 secondi CINQUE dal fischio finale.

Il vero colpo al cuore, però, era arrivato nel frame precedente, a 93:45.
McKennie recupera un pallone preziosissimo e lancia Dybala sulla fascia che deve solo preoccuparsi di far passare gli ultimi 15 maledettissimi secondi. 15 secondi in cui poteva scegliere di fare qualsiasi cosa con l’unico scopo di tenere lontani gli avversari dalla tua area di rigore.
Quello che è successo lo sappiamo tutti, non perderò altro tempo a parlare del controllo di palla di Paulo Dybala che ci costa altri 2 punti sul cammino dello scudetto. No, il problema di ieri è che Paulo Dybala non doveva essere in campo.
Paulo Dybala da Laguna Larga sta attraversando forse il peggiore momento di forma della sua storia alla Juventus. Dybala non è sereno, non è in condizione atletica per affrontare uno sforzo fisico e mentale. Dopo la partita col Barcellona era chiaro che non avesse i 90 minuti nelle gambe, contro lo Spezia non ne ha avuto per 55, ieri nemmeno per 20 minuti scarsi.
Se 3 indizi fanno una prova la conclusione è semplice: Paulo Dybala non c’è. In questo momento della stagione non è in condizioni di scendere in campo. Se sia una questione fisica o mentale non sta a me dirlo. Ieri abbiamo saputo da un tweet della Nazionale Argentina che non risponderà alla convocazione per un non meglio precisato problema all’apparato urogenitale, ma resta il dubbio (o meglio, la speranza) che sia stata la Juve a bloccarlo a Torino per evitare il secondo, inutile e dannoso viaggio intercontinentale nel giro di un mese.
Dybala non sarà mai un fenomeno alla stregua di Messi e Ronaldo. L’errore di considerarlo tale è stato commesso 3 anni fa ma ormai nessuno gli chiede più di fare il fenomeno. Molto probabilmente Dybala non ha la testa per esserlo; gli manca, appunto, quella cattiveria e quella autoconvinzione che porta un atleta a superare i suoi limiti con abnegazione, sacrificio, lavoro.
Da qui a considerare Dybala un brocco, però, ce ne passa! Dybala non può aver perso, d’improvviso, le sue doti tecniche e la sua bravura. Non può essere diventato un Milos Krasic.
No, Dybala non c’è con la testa.
Il problema è che, così conciato, il campo non dovrebbe nemmeno annusarlo. Dybala non doveva proprio entrare.

Sta di fatto, però, che il pareggio di ieri non è figlio solamente degli errori dei giocatori in campo, siano essi Dybala, Bentancur o Cuadado. I problemi nascono un po’ più su nelle gerarchie.

Se in difesa e centrocampo l’emergenza è legata ad assenze per infortunio, in avanti dobbiamo affrontare la stagione con Ronaldo, Morata e Dybala.
Se dietro si spera di risolvere molti dei problemi ora che De Ligt e Alex Sandro inizieranno la stagione, se a centrocampo mancano Ramsey e Chiesa i sostituti ci sono, davanti dobbiamo sperare che ai primi 2 non venga il raffreddore e che l’argentino superi i problemi che lo attanagliano: tutto questo è semplicemente assurdo!
La telenovela per l’acquisto del famigerato centravanti, conclusasi felicemente a pochi giorni dalla fine del calciomercato, ha messo in secondo piano l’assenza di degni sostituti in alcuni ruoli. Ricordiamo che l’arrivo di Morata ha riempito la casella lasciata vuota dalla partenza di Higuain, ma non si può pensare di affrontare di nuovo una stagione con solo 3 attaccanti per 2 posti, soprattutto se solo uno di questi è il classico numero 9 intorno a cui ruota tutto il fronte d’attacco.
Quando è stato ufficializzato l’arrivo di Federico Chiesa quello che lasciava perplessi non era tanto il suo acquisto o le doti del ragazzo (che, anzi, inizia a dare conferme sulla bontà del suo acquisto con prestazioni niente male) ma, appunto, il senso di prendere l’ennesimo esterno d’attacco quando mancava, appunto, un vice Morata.
Ogni squadra di vertice che si rispetti ha, in panchina, il cambio per il titolare.
L’Inter ha Pinamonti, il Napoli Petagna, la Lazio Muriqi, la Roma s’inventa Mkhitaryan, noi siamo costretti a finire una partita fondamentale come Lazio-Juve con la coppia Bernardeschi-Dybala. Che già in condizioni normali è male assortita, figuriamoci ora con il 10 che è uno zombie e il 33 un’ameba.
Non c’è un vice Morata a meno di trovare un Jolly tra i ragazzi dell’Under 23 o, addirittura, nella Primavera.

La stagione è ancora lunga, certo.
In tutta Europa le grandi stanno arrancando e lasciando punti un po’ ovunque, certo.
La principale avversaria per lo scudetto è ancora dietro di noi, certo.
Quando, però, tutti gli altri troveranno la quadra e le classifiche torneranno ad assomigliare alle reali forze in campo, la Juventus di Pirlo avrà ancora questi problemi strutturali. O si interviene nel mercato di riparazione o sarà meglio concentrarsi su pochi obiettivi e fare delle scelte, seppur dolorose.
L’11 titolare di questa Juve, a mio parere, è ancora superiore a quello di tutte le avversarie. A differenza di altre stagioni, invece, l’11 di riserva non arriverebbe nemmeno in zona Uefa.

P.S. Si discute oggi il ricorso del Napoli in merito alla sconfitta a tavolino inflittagli dal giudice sportivo per non essersi presentati a Torino per la partita contro la Juve. Metto in chiaro una cosa: se mai dovessero togliere ai partenopei la sacrosanta punizione avuta in primo grado, io non commenterò più nessuna partita. Questo campionato diventerebbe farlocco.
Il mondo del calcio non risentirà della perdita, certo, ma personalmente non avrò nessuna voglia di scrivere su una stagione in cui ogni società può stabilire delle regole del gioco diverse dagli altri e, soprattutto, a proprio piacimento.
Non sprecherei del tempo per essere poi preso in giro da questa gente.

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