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Lazio – Juventus 0-1: 95 minuti per beffarvi

Ogni tanto capita che mi imbatta, a mia insaputa, contro il solito gonzo che non capisce il significato del motto bonipertiano “Alla Juve vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”.
Inutile che lo stia a spiegare a voi amici gobbi, inutile anche che stia a spiegarlo al gonzo di turno che tanto alla fine non vorrà capire e rimarrà trincerato dietro alle sue convinzioni.
Eppure non c’è niente di meglio della partita di stasera per capire cos’è la Juventus e perché il nostro motto è quello bonipertiano e quel “Fino alla fine” che non fa mai spegnere la fiammella della nostra speranza di vittoria.
E non c’è niente di meglio della partita di stasera per capire come mai siamo così odiati da tante altre tifoserie e da una non trascurabile quota della nostra.
E se non vi basta aggiungo che non c’è niente di meglio della partita di stasera per capire quanto è bello tifare questa squadra e veder rosicare di invidia tanti, ma tanti, addetti ai lavori che esultanti e trionfanti avevano già sancito la fine delle ostilità.

Sembrava già tutto scritto: uno 0-0 scialbo, con una Juve che, diciamolo, aveva giocato una pessima partita trotterellando in mezzo al campo, con un continuo e sterile possesso palla, senza provare ad affondare il colpo letale nei confronti di una Lazio reduce da un’estenuante semifinale di Coppa Italia; e anche se nel finale i giocatori biancazzurri non avevano più benzina, i nostri sembrava che facessero apposta a non approfittarne.
Troppo brutti per essere veri, si salvavano giusto Rugani, Benatia e un po’ anche Barzagli, per il resto sembrava di vedere 7 – 8 fantasmi in campo, che vagavano alla perenne ricerca di se stessi. Su tutti Mandžukić, leggermente stanchino giusto per usare un eufemismo, ma anche Pjanić non scherzava nel voler essere l’ombra di quel faro di centrocampo da cui sembrava che la squadra dipendesse per giocare alla grande.
In generale tutta la squadra girava a vuoto, tanti passaggi in orizzontale, nessuno che cercava un inserimento o di smarcarsi (esemplare la desolazione dei poveri malcapitati che battevano i falli laterali e si guardavano a destra e a manca per trovare un compagno a cui passare la palla), in poche parole fioccavano gli insulti e forte era la tentazione di veder finire questo strazio.
E poi c’era lui, La Joya Paulino Dybala, che stasera giocava da titolare per la prima volta da tempo immemore e che per 95 minuti circa è stato uno spettatore non pagante in campo.
Ma il ragazzo è al terzo anno di Juve e da subito comunque ha capito qual è il motto di questa squadra, ma soprattutto è il Numero 10, è il giocatore che ha ricevuto in dono il colpo di genio, la giocata che cambia la partita, l’umore della squadra e degli avversari e magari anche l’andamento del campionato, chi lo sa?
Di sicuro era l’unico che davvero poteva inventarsi qualcosa per risolvere una partita dal risultato già definito e così è stato: sull’ultima palla scodellata in avanti dal buon Rugani si è girato con un movimento che solo i Numeri 10 sanno fare.
E poi… poi ha resistito al ritorno di Parolo che lo ha strattonato, lo ha gettato in terra pur di non farlo tirare.
Sarebbe stato rigore, ma dopo quello dell’andata fallito all’ultimo secondo e soprattutto dopo aver visto l’andazzo nel primo tempo, ha pensato bene di cavare il numero di magia da quel piedino sinistro per mandare quella fottutissima palla all’incrocio dei pali.
A 20 secondi dalla fine: 1-0, game, set, match e tanti saluti a tutti.

Mentre vi scrivo sto assistendo al crollo del Napoli in casa contro la Roma ed è impossibile non pensare che il gol allo scadere di Dybala abbia fatto saltare loro i nervi.
Non significa niente, comunque vada stasera mancano troppe partite alla fine del campionato e in tutti questi anni ne ho viste sin troppe per esultare agli inizi di Marzo.
Però dai, vediamola come Max Allegri che saggiamente indica l’obbligo di affrontare una gara alla volta quando si è impegnati su più fronti: stasera era una trasferta insidiosissima, una di quelle dove si rischiava di perdere terreno e invece va a finire che recuperiamo punti preziosi.
Bene così, speriamo che quanto visto fino alla magia di Dybala sia il passato e che da ora in poi la squadra si liberi da quella stanchezza fisica e mentale per affrontare al meglio i prossimi impegni.
Innanzitutto quello del ritorno di Champions League, perché uscire agli ottavi di finale sarebbe davvero un peccato.
Voi che ne dite?
Comunque pensiamoci da domani, stasera godiamoci questa vittoria inaspettata e, soprattutto, il clima da funerale nella varie redazioni sportive.
Godiamoci Caressa e Bergomi, i tweet di Varriale, gli articoli di Gamba e, last but not least, il video dei tifosi del Napoli che esultavano per uno 0-0 che non è mai arrivato… ce lo meritiamo!
Keep the faith alive (e che ve lo dico a fare?) e Forza Juve!

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